TERNI, EMISSIONI IN ATMOSFERA DI NICHEL, +36% RISPETTO AL 2012

Indennità disagio ambientale passo per cittadini più esposti
Aria Inquinata
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(umbriajournal.com) TERNI – Dentro l’ennesimo sforamento delle PM 10, sarebbe bene che Terni guardasse con maggiore profondità, analizzando anche il problema dei metalli pesanti: è tempo di contenere fermamente l’immissione del nichel nell’aria, prodotto in larghissima prevalenza dalle Acciaierie.

Soltanto dal 2007 le autorità di controllo umbre hanno avviato ufficialmente l’esame di alcuni metalli pesanti in atmosfera; tra questi il nichel, i cui composti, per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, sono cancerogeni di ‘classe 1’, oltre a comportare il rischio di altre patologie quali l’embolia polmonare, asma, bronchite cronica, specie per i più giovani.

Da sette anni i freddi numeri ARPA dicono che il nichel nell’aria di Terni è frequentemente attorno o sopra la prima soglia stabilita per la protezione della salute umana, quella di c.d. valutazione inferiore, pari a 10 µg/m3; sovente attorno alla soglia di valutazione superiore, pari a 14 µg/m3; talvolta superiore persino al limite di tollerabilità, corrispondente a 20 µg/m3. Certo, da noi si fa acciaio, ma in assoluto si tratta di valori da 10 a 30 volte superiori a quelli che si registrano in altre località umbre oggetto di analoghi rilievi (Perugia, Foligno, Gubbio, Castello). La centralina de Le Grazie è poi l’unico sito cittadino a disporre di strumentazione in grado di rilevare i metalli pesanti.

Le Grazie unico sito –chissà perché. Tale location, distante quasi 3.000 metri dagli impianti di produzione dell’acciaio, registra quest’anno una concentrazione di nichel pari a +36% rispetto allo stesso periodo 2012 (http://www.arpa.umbria.it/monitoraggi/aria/metalli.aspx), con una media gennaio-ottobre già oltre la soglia di valutazione inferiore: come si intende intervenire? Le Acciaierie stanno facendo la propria parte al riguardo? Quali investimenti hanno effettuato e stanno effettuando per il nichel, se da anni si continua a sforare?

Quali controlli stanno eseguendo le pubbliche autorità al riguardo? Perché non implementare una rete di rilevamento tutt’attorno alle Acciaierie, anziché tenere una sola centralina a quasi tre km di distanza dai forni? Ad esempio, nella città di Aosta, dove è attiva un’acciaieria, si è rilevata una concentrazione di nichel tanto più alta quanto più le centraline (prima tre, ora due) sono state collocate vicine all’industria. Sembrerebbe ovvio, ma per Terni si è scelta una strada diversa, prevedendo una sola centralina in un sito suppostamente adatto, perché dichiarato ‘sottovento’ rispetto ai camini siderurgici.

Ma se l’area scelta fosse stata altra, parimenti antropizzata e ancor più vicina a essi? Né si capisce perché la centralina di Prisciano, inattiva ormai da oltre un anno come a Maratta (!), non captasse il nichel sin dagli esordi, assieme a quella di Via Carrara; quanto tempo passerà ancora per attivarle, con standard di questo tipo? La Provincia di Terni, lo stesso Comune e l’ARPA, sulla scorta dei primi dati del 2007, avrebbero dovuto attivarsi allora per caratterizzare i metalli presso tutte le centraline cittadine, inclusa Borgo Rivo col suo particolare problema dalla possibile dispersione di diossine prodotte dall’inceneritore.

Entro breve renderemo note informazioni ben più clamorose, inerenti l’esposizione dei bambini, ma anche di flora e fauna, ai microinquinanti, con effetti decisi sull’ecosistema. Annunciamo sin d’ora che si tratta di dati fin qui mai emersi. Dati impressionanti, i più gravi di sempre: Terni è un caso ambientale nazionale dinanzi al quale urge l’intervento immediato delle Acciaierie e, in caso di eventuale inottemperanza, del Governo.

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