La Lac tiene bloccati i calendari venatori di Marche ed Umbria!

La Lac tiene bloccati i calendari venatori di Marche ed Umbria!

La Lac tiene bloccati i calendari venatori di Marche ed Umbria!

Le Sezioni LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia di Marche ed Umbria stanno tenendo, di fatto, bloccati i nuovi calendari venatori delle due Regioni confinanti per la prossima stagione di caccia 2021/2022. Ufficialmente il motivo dei continui rinvii da parte delle rispettive commissioni competenti regionali è legato al mancato riconoscimento della quindicina di valichi montani dell’Appennino Umbro – Marchigiano, posti al confine tra le due Regioni, interessati dalle rotte migratorie dell’avifauna e che secondo la Legge n. 157/92 dovrebbero essere tutelati con il divieto di caccia per un raggio di almeno 1.000 metri!

Invece, non solo su questi passi appenninici si è sempre potuto cacciare, ma su di essi e lungo le rotte migratorie percorse in autunno da tutte le specie di uccelli che dal Nord e dall’Est Europa scendono verso la penisola italiana, attraversano il mare Adriatico, risalgono i fiumi marchigiani dalle loro foci fino alle sorgenti, per poi valicare l’Appennino e volare in Umbria e proseguire sulle sponde toscane del Tirreno ed infine in Africa, i cacciatori nel corso dei decenni hanno allestito migliaia e migliaia di appostamenti fissi, dai quali compiono autentiche stragi dei poveri uccelli che arrivano stremati dal lungo viaggio! Ma i motivi del blocco dei calendari venatori sono soprattutto altri.

Sin dalla scorsa stagione venatoria, infatti, le due sezioni LAC di Marche ed Umbria si sono attivate inoltrando alle rispettive Regioni, agli ATC, alle ASUR ecc…, una lunga serie di richieste di accesso ai dati, non solo sulla mancata individuazione dei valichi, ma anche sulla non indicata localizzazione degli appostamenti di caccia, la cui posizione dovrebbe essere individuata attraverso le coordinate geografiche su GPS, sui dati mancanti dei carnieri degli abbattimenti, sui censimenti delle specie oggetto della caccia, ma soprattutto sul numero degli allevamenti di cinghiali autorizzati “per ripopolamento” e delle “case di caccia” utilizzate per la macellazione dei cinghiali abbattuti durante le braccate, dalle oltre 400 squadre di cinghialisti operative tra Marche ed Umbria!

Numeri che non risultano in alcun documento ufficiale e su cui nessun ente fornisce dati certi, tantomeno gli ATC! Non si riesce a sapere nulla sulla composizione delle squadre, sulle battute di caccia effettuate e soprattutto sul reale numero di cinghiali che vengono uccisi nel corso della stagione venatoria, che ormai, con la scusa delle battute di caccia di “selezione” e di “controllo”, si protrae ormai in pratica per tutto l’arco dell’anno!

Sono ormai quotidiane le attività illecite di foraggiamento abusivo, le ibridazioni tra cinghiali e maiali, le braccate eseguite senza obbligatoria segnalazione, anche in ore notturne, la macellazione e la lavorazione abusiva dei capi abbattuti, lo smercio illegale delle carni non sottoposte a visita ispettiva veterinaria ecc… Pochi sanno che il rischio sanitario associato al consumo di carni non sottoposte a controlli veterinari è molto alto; quella di cinghiale, in particolare, potrebbe portare a contrarre una zoonosi parassitaria pericolosa come la Trichinellosi, oppure essere veicolo della terribile Peste Suina, ma anche portatrice della Tubercolosi.

Lo scopo delle Sezioni LAC di Marche ed Umbria è quindi anche quello di “squarciare” il velo sul “mondo” del commercio della carne di selvaggina, soprattutto di cinghiale, per molti aspetti occulto ed omertoso e far emergere così il mercato florido e redditizio, in larga parte clandestino, ad esso collegato, ed imporre il rispetto delle leggi, per garantire la salute dei cittadini consumatori di carne di selvaggina, “proprietà” dello Stato e quindi “patrimonio” di tutti! Infine, ottenere la chiusura di tutti gli allevamenti di cinghiali “autorizzati” per il “ripopolamento della specie”, perché se le autorità ed i politici ci dicono tutti i giorni che i cinghiali sono in eccesso e rappresentano quindi un “pericolo” per l’agricoltura e la circolazione stradale, non si comprende il perché sia invece lecito allevarli e poi rilasciarli per ripopolare il nostro territorio…

Ancona/Perugia, li 19 Giugno 2021 LAC – Sezioni Marche ed Umbria

 
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