Umbria Jazz 2015, il venerdì del Teatro Morlacchi: Dianne Reeves e Bill Frisell

Foto Miriam Fornari

ruggero fornaridi Ruggero Fornari
Dianne Reeves, una delle più caratteristiche voci del panorama internazionale da ormai trent’anni, approda a Umbria Jazz subito dopo essersi aggiudicata con il suo “Beautiful Life” il quinto Grammy della sua carriera, nella categoria “Best Jazz Vocal Album”.
La musica proposta è un jazz elegante con influenze esotiche, le inflessioni africane della sua vocalità, le ritmiche a tratti latinoamericane e la chitarra brasiliana di Romero Lubambo, una delle colonne portanti del suono targato Dianne Reeves, che ha inciso con lei tutti i suoi dischi da vent’anni a questa parte. La sinergia tra i due ci regala uno dei momenti più entusiasmanti del concerto, un’intima versione in duo di “Our Love Is Here To Stay”. La voce della Reeves è maestosamente avvolgente, a suo agio nel l’interpretazione nella melodia come nel solismo scat; è infatti improvvisando un assolo con le parole che presenta il suo gruppo.
Il gruppo è molto affiatato, lei stessa lo definisce la sua “famiglia”; il pianista Peter Martin, che la accompagna da anni, è noto per il suo tocco chiaro e la costante precisione. La sezione ritmica suona per la musica, evitando virtuosismi superflui; questa consta di Reginald Veal al contrabbasso e basso elettrico e di Terreon Gully alla batteria. Il suoni che escono dell’impianto sono a dir poco perfetti, fiore all’occhiello di un concerto di altissimo livello.
Il concerto di mezzanotte ha invece avuto come protagonista Bill Frisell, probabilmente il più influente chitarrista degli ultimi trent’anni. In poco tempo Frisell ha reinventato la chitarra jazz, inglobando nella sua musica elementi della canzone tradizionale americana e del blues. Dopo anni di esperienza le sue reinterpretazioni di canzoni pop degli anni ’60 (che si possono apprezzare anche in album recenti come “All We Are Saying” e “Guitar In the Space Age”) appaiono come una formula consolidata, un porto sicuro in cui però Frisell non include le sue sortite più sperimentali. Il concerto spazia da musiche di Bob Dylan ai Beatles e agli Shadows; una scelta stilistica ben precisa, che però ha rivelato solo parte del genio di Frisell.

Foto Miriam Fornari

 

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