Il lungo viaggio nella musica italiana conquista il pubblico di Umbria Jazz

Cantautori della musica italiana conquistano Umbria Jazz

Cantautori della musica italiana conquistano Umbria Jazz

di Luana Pioppi
Il lungo viaggio nella musica italiana ha conquistato il pubblico del Santa Giuliana. È cominciato con tre assoli di pianoforte di Danilo Rea, che ha eseguito “Ritornerai” di Bruno Lauzi, “Il pescatore” e “Bocca di rosa” di Fabrizio de André. Grande consenso per il concerto – durato quasi quattro ore – in programma nel main stage dell’Arena nella terza serata di Umbria Jazz, dedicata a “Tenco, i cantautori italiani e il jazz”, ideato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Luigi Tenco.

Subito dopo è salito sul palco Gino Paoli che, sempre accompagnato dalle virtuose note di Rea, ha cantato “Vedrai, vedrai” e “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco, “Concerto” di Umberto Bindi ed alcuni suoi più grandi successi come “Fingere di te”, “Sapore di sale”, “La gatta”, “Senza fine” ed “Una lunga storia d’amore“. Conclusione con Giuliano Sangiorgi in un duetto in “Un cielo in una stanza”, con Paolo Fresu che li ha accompagnati alla tromba.

Dopo il passaggio del testimone, la voce dei Negramaro ha cantato, suonando anche la chitarra, la malinconica “Tu si ‘na cosa grande”, scritta da Domenico Modugno nel 1964.


E poi ancora la melodica “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio de André, comparsa per la prima volta lato nel lato B del 45 giri del singolo “Geordie” (1966) e che parla di un sentimento travolgente, sospinto da una passione che sembra inappagabile. Anche Sangiorgi ha voluto porgere il suo omaggio a Luigi Tenco cantando la sua versione di “Vedrai, vedrai” e a Lucio Dalla con “Felicità”. Prosecuzione in grande stile con “E penso a te”, scritta e cantata da Lucio Battisti nel 1972.  Finale in duetto con l’amico Paolo Fresu con “Solo per te”, uno dei brani più famosi dei Negramaro.
Subito dopo c’è stato il passaggio del testimone con Gaetano Curreri. I due hanno eseguito “Il cielo” di Lucio Dalla. Primo brano della voce degli Stadio, insieme alla tromba di Fresu, è stato “Il pescatore”, scritta da Fabrizio De André nel 1970. Curreri, visibilmente emozionato, ha ricordato poi l’amico Lucio Dalla e cantato “La sera dei miracoli”, brano che gli Stadio hanno eseguito come cover a Sanremo 2016. E poi ancora ha cantato una struggente “Canzone dell’amore perduto” di De André, definita da lui una delle più belle del panorama italiano, ed “Anna e Marco” di Dalla. Omaggio anche a Vasco Rossi con un brano che hanno scritto insieme per la “divina” Patty Pravo, intitolato “E dimmi che non vuoi morire”, che presentò a Sanremo nel 1997. Chiusura in grande stile con in “Piazza grande”, sempre dell’amico Dalla.
Chiusura in grande stile con Mauro Ottolini, trombonista, tubista e soprattutto creatore di progetti originali come quello su Seven Changes, la pellicola di Buster Keaton, che è andato in scena la scorsa edizione di Umbria Jazz. Con Ottolini sul palco la sua band (Roberto De Nittis, piano; Stefano Menato, sax, clarinetto; Riccardo Di Vinci, contrabbasso; Paolo Mappa, batteria) più una orchestra da Camera di Perugia, composta da una trentina di elementi (arrangiamenti e direzione sono dello stesso Ottolini), e voci soliste (Vanessa Tagliabue Yorke, Kento & DJ Fuzzten, Bocephus King). Sono stati eseguiti, tutti ib chiave jazz, molti brani tra cui “Quasi sera” di Tenco ed “Il pescatore” di De Andrè. E poi ancora con Sangiorgi, “Un giorno dopo l’altro”, “Un giorno di questi ti sposerò” e Gaetano Curreri con una “Una brava ragazza”

Gran finale, con tutti i protagonisti della serata sul palco, per cantare “Ciao amore, ciao”, ultimo lavoro di Luigi Tenco che presentò a Sanremo nel 1967 ed eseguito, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente (in questo caso si trattava dello stesso Tenco e di Dalida). La sua esclusione dal Festival lo portò al suicidio.

Umbria Jazz, cantautori della musica italiana conquistano l’Arena

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