Caetano Veloso e Gilberto Gil, “Tropicalia e Bossa” sotto il cielo del Santa Giuliana

di Marcello Migliosi – Foto Morena Zingales
PERUGIA – Ascoltare un concerto di bossa è strano. Chiudi gli occhi e senti una samba che ogni tanto vira secco su note rapide. Oppure, a seconda della predisposizione, odi un concerto jazz che a sprazzi spande sensualità. Per dire: il samba canção mischia il bolero spagnolo con la musica africana, la bossa nova unisce jazz americano e samba. Essenza di globalizzazione musicale, no? E a dargli una spinta forte, quasi quarant’anni fa, furono proprio musicisti bahiani come Caetano Veloso, Gilberto Gil che fondarono il movimento dei Tropicalistas. A loro volta si ispirarono alle parole del poeta Oswald de Andrade che nella prima metà del Novecento scrisse le tavole sacre del movimento cannibale (estetica antropofagica brasiliana) – come scrive Maurilio Barozzi, su “Semedimetallo”. «Artisti, prendete e divorate arte e informazione stranieri, giornali nazionali, letteratura; poi rigurgitate tutto in una nuova forma ».
I Tropicalistas fecero tutto ciò con la musica.
A Bahia, nonostante tutti ballino sulla sabbia delle spiagge i loro tipici axé, forró o pagode, santificando a star di prima grandezza cantanti come Ivete Sangalo, Daniela Mercuri o i Chiclete com Banana, non c’è uno che non conosca le canzoni impegnate dei Tropicalistas. Tutti, o quasi, verso la fine degli anni Sessanta, furono cacciati in esilio perché – anarchici e libertari – erano indesiderati dal regime militare andato al potere in Brasile alla fine del 1968. «Debaixo dos caracóis dos seus cabelos uma historia pra contar de un mundo tão distante», sono i versi di una canzone di Veloso. E si rifanno proprio al senso dell’allontanamento, del viaggiare per divorare e tornare poi con nuovi bocconi da masticare e rigurgitare, in forma di musica. Gilberto Gil in un articolo spiega che: «Nel tropicalismo noi appartenevamo al mondo e il mondo ci apparteneva, facevamo parte di tutto e eravamo in tutte le parti. Questa coscienza ci portò a creare una nuova musica che fu allo stesso tempo la musica più antica. Scoprimmo le tradizioni, rendemmo omaggio ai nostri vecchi maestri, celebrammo la nuova rivelazione della bossa nova e ci lasciammo scuotere dal furore del rock».
Sembra un paradosso, scrive Barozzi, e forse lo è, ma secondo tale idea è proprio l’incontro/scontro tra culture e musica diverse che si traduce in un momento dinamico di avanzamento. Ogni elemento trova linfa vitale – carne – nell’altro, anche nel suo nemico. Di fatto nel 1968 inizia un movimento musicale che avrebbe rivoluzionato il campo della musica popolare brasiliana, che stabilisce un nuovo atteggiamento culturale del paese. Guidati da Caetano Veloso, cantante e compositore di Bahia de Santo Amaro da purificazione, ha cantato anche con la partecipazione attiva di compositori come Gilberto Gil, Tom Zé, Gal Costa, Nana Lea e altri.
Il movimento Tropicalia non ha voluto solo creare uno stile musicale, ma anche rendere la musica come critica della scena politica e culturale del tempo.
“Tropicália era l’opposto di Bossa Nova”, ha dichiarato Caetano Veloso, in un’intervista con l’intento di mettere in evidenza solo alcune differenze tra i due movimenti e non destinati ad entrare in conflitto.

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