Al via da Terni il 2018 di Umbria Jazz con 5 giorni di grande musica

Trentadue eventi, tra gratuiti e a pagamento, e tredici band con circa cento artisti sulla scena

Al via da Terni il 2018 di Umbria Jazz con 5 giorni di grande musica

TERNI – Se l’anno scorso è andato in scena il numero zero di Umbria Jazz Spring a Terni, organizzato al meglio in relazione ai tempi stretti, quest’anno la prima vera edizione del festival si presenta rimodellata, perfezionata, più articolata negli spazi. E con alcuni highlight in un cartellone originale e di alto profilo artistico più ambiziosa, in una parola.

Il periodo di svolgimento è stato leggermente posticipato rispetto al 2017: non più le feste pasquali ma il ponte del Primo maggio (27 aprile – 1° maggio) , il che significa che la parte conclusiva del festival coincide e si intreccia con il Cantamaggio ternano, manifestazione popolare di antica tradizione strettamente legata all’identità cittadina. È la testimonianza della volontà di Umbria Jazz di creare anche a Terni, come a Perugia e a Orvieto, una forte sinergia con il territorio e le sue peculiarità.

Da sottolineare anche che il 30 Aprile è, per iniziativa dell’UNESCO, l’International Jazz Day , la giornata dedicata in tutto il mondo al jazz come espressione culturale planetaria e linguaggio universale capace di fare incontrare persone diverse tra loro per storia, cultura, lingua, religione. Umbria Jazz Spring celebra l’IJD 2018 a Terni con un ricco programma il cui clou sarà lo spettacolo del jazz in uno degli scenari naturali più suggestivi dell’Umbria e dell’Italia, le cascate delle Marmore.

La cascata è del resto una parte integrante e peculiare del programma, la cui formula ricalca quella, consolidata e sperimentata da anni, di offrire musica tutto il giorno senza soluzione di continuità e di ambientare i concerti negli spazi più significativi della città. La maggior parte degli artisti inoltre sono residenti e si possono ascoltare più volte, anche in contesti diversi.

È importante sottolineare che anche a Terni, come nelle più recenti produzioni estive e invernali, Umbria Jazz ha in cartellone due formazioni umbre , l’Orchestra da camera di Perugia e l’Umbria Jazz Orchestra, entrambe espressioni di una vivacità musicale del territorio da accompagnare nella crescita e da valorizzare con opportunità professionali di elevatissimo livello.

Umbria Jazz Spring con questa prima edizione si pone ormai come un pezzo rilevante del complesso ” sistema Umbria Jazz”, all’interno del quale assume un ruolo ed uno spazio precisi e con una forte identità.

GLI ARTISTI IN CARTELLONE

UN PROGRAMMA VARIEGATO PER TUTTI I GUSTI

Cinque giorni di festival (27 aprile – 1° maggio), trentadue eventi, tra gratuiti e a pagamento, e tredici band con circa cento artisti sulla scena.  Umbria Jazz Spring offre al suo pubblico un cartellone eterogeneo e di qualità, a partire da due produzioni originali.

La prima è frutto di una sinergia tra Umbria Jazz e gli Amici della Musica di Perugia, si intitola “Two Islands” ed è una nuova collaborazione tra Paolo Fresu e l’Orchestra da camera di Perugia , che l’anno scorso realizzarono, con Daniele di Bonaventura, la rilettura del Laudario di Cortona. Quest’anno in “Two Islands”, con il trombettista sardo e l’orchestra perugina ci sarà uno straordinario artista come Giovanni Sollima , compositore e violoncellista di fama mondiale per le sue originali innovazioni.

Il secondo è un progetto che Umbria Jazz ha affidato a Gil Goldstein, storico braccio destro di Gil Evans, nella cui orchestra militò per molti anni. Orchestratore e arrangiatore di talento, Goldstein ha messo a punto una versione jazz delle canzoni dei Beatles, che realizzerà con la Umbria Jazz Orchestra. Il gruppo di giovani che ha dato vita all’orchestra ha già dimostrato la sua bravura in precedenti progetti di Umbria Jazz, tra cui il complesso lavoro di Wayne Shorter, Emanon, e il ciclo dei quattro dischi di Miles Davis e Gil Evans con Paolo Fresu solista. Come per quel ciclo, eseguito tra Perugia e Orvieto, saranno ospiti speciali dell’orchestra Jay Anderson al contrabbasso, Lewis Nash alla batteria e Steve Wilson ai sassofoni.

Con il loro “Duologue” Steve Wilson e Lewis Nash hanno esordito nel 2001. La formula sassofono – batteria non è molto comune, ragione per cui quell’incontro poteva apparire come una performance estemporanea. Non fu così, ed il duo, più o meno regolarmente, ha continuato la sua attività fino ad oggi, sia perché Wilson e Nash vi hanno trovato stimoli interessanti da sviluppare, sia per il crescente gradimento del pubblico e l’attenzione dei maggiori festival (anche di Umbria Jazz) e club. Qualche anno fa hanno anche inciso un disco live.

Cory Henry, con The Funky Apostles , è considerato a buon diritto un membro di quel ristretto club di musicisti che stanno immettendo nuova linfa nei generi più tradizionali come jazz, gospel, r&b. Cory cominciò a suonare l’organo in chiesa quando aveva due anni. Sostanzialmente autodidatta, ha raggiunto livelli altissimi di padronanza strumentale ma soprattutto ha maturato, sia come solista che come membro di Snarky Puppy, con i quali ha vinto tre Grammy, uno stile personale ben ancorato alle radici ma nello stesso tempo riesce a proiettarsi verso il futuro della musica americana.

Due pianisti che si pongono ai vertici dell’elenco dei grandi interpreti moderni dello strumento. Umbria Jazz presenta a Terni l’incontro tra Kenny Barron e Dado Moroni. Il primo da molto tempo è uno dei più stimati pianisti americani. Per anni è stato membro di Sphere, il quartetto votato alla musica di Thelonious Monk, ed ha fatto parte dell’ultimo grande quartetto di Stan Getz. Con il sassofonista di Filadelfia Barron ha condiviso a parte finale della carriera. Moroni è uno dei pianisti jazz italiani più apprezzati e richiesti in America. Il suo talento precoce, che lo ha fatto entrare nel mondo del jazz da enfant prodige, spiega la quantità e qualità delle sue collaborazioni: tra gli altri, Ron Carter, Chet Baker, Dizzy Gillespie, Freddie Hubbard, Tom Harrell, Ray Brown.

Maria Pia De Vito con Julian Oliver Mazzariello e Enzo Pietropaoli vuol dire grande Jazz Made in Italy. La De Vito è una voci più originali della scena musicale italiana anche per aver saputo, come pochi altri, creare un universo cosmopolita in cui le melodie di Napoli, la sua città, il linguaggio del jazz e le tradizioni del Mediterraneo si incrociano tra loro con coerenza e naturalezza. Con lei due tra i più importanti musicisti italiani. Insieme, De Vito Mazzariello e Pietropaoli sono stati tra i protagonisti della recente edizione di Umbria Jazz Winter con una rilettura delle canzoni di Joni Mitchell.

Fabrizio Bosso ha dato vita a numerose formule, tutte o quasi presentate al pubblico di Umbria Jazz negli ultimi anni, dal duo con Mazzariello allo Spiritual Trio, dal quartetto The Golden Circle alle big band (in collaborazione con Paolo Silvestri) dedicate alla musica di Duke Ellington e Dizzy Gillespie. Il quartetto, con cui lo scorso anno ha fatto il punto sullo “State of the art” della sua carriera (fissato in tour e poi in un doppio live, cd e vinile) resta un momento centrale della sua identità di jazzman. Con lo stesso quartetto Bosso ha realizzato un classicissimo disco di canzoni natalizie, Merry Christmas Baby. “Questo – dice Fabrizio del quartetto – è il suono del mio presente”.

Huntertones si formò all’ università di Columbus, Ohio, ma oggi è Brooklyn la base della band. Il marchio di fabbrica di Huntertones coniuga improvvisazione e composizioni non banali nelle quali confluiscono elementi di jazz, funk, soul, hip hop, rock, R&B. Una delle caratteristiche di questo gruppo è la flessibilità dell’organico, che può variare da un essenziale trio a formazioni molto più estese e capaci di un sound spettacolare e di grande presa.

Affermati come band, i singoli componenti di Huntertones vantano importanti collaborazioni con artisti come Jon Batiste, Snarky Puppy, Ed Sheeran, Ricky Martin.

La street band toscana dei Funk Off è diventata popolarissima con una formula originale e riconoscibile: superare il concetto di marching band della tradizione di New Orleans proponendo una musica trascinante e spettacolare, moderna e coinvolgente.

E’ così che i Funk Off sono diventati, da quando Umbria Jazz li ha presentati la prima volta, nel 2003, i beniamini del pubblico. Pensate a una musica in cui si affacciano echi di James Brown e Frank Zappa, fino al puro funk tipo Gorge Clinton. Il gruppo è divertente e suona bene, ed il suo senso dello spettacolo, non meno delle innovazioni musicali, riesce a rivitalizzare un genere secolare come la marchin’ band che fa parte degli albori del jazz.

A Paolo Fresu Umbria Jazz Spring dedica uno spazio speciale. Il trombettista sardo, oltre a “Two Islands” con Giovanni Sollima e l’Orchestra da camera di Perugia, sarà presente in duo con Daniele di Bonaventura, con il quale collabora da tempo. Il musicista marchigiano è pianista, bandoneonista, compositore e arrangiatore impegnato nella musica classica e in quella contemporanea, nel jazz e nel tango, nella musica etnica e nella world music, con incursioni nel mondo del teatro, del cinema e della danza.

Insieme, di Bonaventura e Fresu hanno realizzato il Laudario di Cortona in chiave jazz ed ancor prima il progetto Mistico Mediterraneo con il coro corso A Filetta. In duo, dimensione più intima e raccolta di una sinergia artistica inusuale, hanno inciso In Maggiore per la ECM.

Fresu sarà a Terni anche con il Devil Quartet , pensato per sviluppare in modo diverso e dialettico, come suggerisce lo stesso nome, un’idea di quartetto che si era concretizzata nell’Angel Quartet, formazione molto celebrata a livello europeo. La line up del Devil, con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Della Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria, mette insieme autentici specialisti dei loro strumenti ma il risultato finale, come avviene sempre nel jazz ben suonato, è superiore alla somma dei singoli. La regia sapiente di Fresu governa una musica che lui stesso definisce “melangé”, frutto di incroci di stili e linguaggi diversi, aperta e curiosa. L’ultimo disco del quartetto, Carpe Diem, è tutto acustico ed esce in febbraio per la Tuk, l’etichetta discografica di Fresu.

Non sarebbe Umbria Jazz senza uno spazio per la musica brasiliana. Dal 1993 in poi, anno dell’esordio di Caetano Veloso, la canzone popolare del Brasile ed i suoi artisti hanno sempre avuto un riflettore acceso di quello che resta uno straordinario patrimonio musicale.

A Umbria Jazz Spring arriva un “touch of Brazil” con il duo Yamandu Costa (chitarra a sette corde) e Guto Wirtti (“baixolão”, chitarra- basso). Sono entrambi originari dal sud del Brasile, si conoscono da ragazzi e nelle loro composizioni denunciano una forte influenza della musica ed in particolare dei balli sudamericani. Il loro disco Bailongo ne è eloquente testimonianza.

Claudio Jr De Rosa rappresenta a pieno titolo le nuove leve del jazz italiano, anche se sarebbe riduttivo definirlo un emergente. Il giovane (classe 1992) sassofonista e polistrumentista, presentato a Umbria Jazz Spring con il suo quartetto da “Visioninmusica”, ha già una forte connotazione europea per avere riscosso consensi e vinto premi in Italia e all’estero, dove ha spesso lavorato (soprattutto in Olanda). Oltre che come performer si è affermato anche come compositore e arrangiatore, avendo alle spalle studi e diplomi nei conservatori di Salerno, Roma e L’Aia.


Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione di Partecipazione Umbria Jazz, in rappresentanza dei soci istituzionali, è convinto che Umbria Jazz possa, oggi più che mai, dare con il festival di Primavera un contributo positivo alla comunità ternana. Terni – questo è l’auspicio, al di fuori di ogni valutazione politica che non ci compete e facendo riferimento esclusivamente alla città nel suo complesso – saprà superare questo momento di difficoltà e rilanciarsi grazie alle sue grandi potenzialità.

Umbria Jazz non è mai stata soltanto un festival di musica, anche se naturalmente questa resta la sua identità. Attraverso la produzione di cultura ha sempre cercato di valorizzare il territorio potenziandone l’immagine e creando opportunità economiche e turistiche. Ha in ogni edizione ed in ogni sede lavorato per affermare a livello internazionale una immagine dell’Umbria come regione capace di straordinaria progettualità in campo culturale. Lo stesso si vuol fare anche con l’edizione primaverile, e per questo Umbria Jazz si mette a disposizione di Terni e della comunità ternana e regionale con la forza ed il prestigio del suo marchio e la qualità della sua proposta artistica.

È questo lo spirito con cui Umbria Jazz presenta la sua manifestazione di Primavera. Noi tutti speriamo che il festival dia un contributo per produrre a Terni una atmosfera di serenità e ottimismo.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ringrazia le istituzioni ed i sostenitori privati che hanno confermato, creando le condizioni finanziarie ed organizzative necessarie, la volontà di non privare Terni della “sua” Primavera jazz.

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