Terni, piano di riequilibrio di Palazzo Spada, bocciato è irricevibile

La sezione umbra gioca d’anticipo e, prima del giudizio delle Sezioni riunite romane, previsto il 24 gennaio, giudica “irricevibile” l’atto

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Terni, piano di riequilibrio di Palazzo Spada, bocciato è irricevibile

TERNI – “Irricevibile”. E’ questo il parere della Corte dei Conti dell’Umbria sul piano di riequilibrio di Palazzo Spada. La sezione umbra gioca d’anticipo e, prima del giudizio delle Sezioni riunite romane, previsto il 24 gennaio, giudica “irricevibile” l’atto.

Intanto dal Movimento Cinque stelle di terni arriva la nota: La Corte dei conti boccia senza appello il fantomatico aggiornamento del piano di riequilibrio con il ricorso al fondo di rotazione, giudicandolo irricevibile. I dilettanti del Partito Democratico si schiantano contro la loro stessa arroganza, il giorno dopo la prova muscolare di ieri in cui hanno respinto la nostra proposta di collaborazione per salvare la città.

Il M5S aveva ragione. Qualcuno dovrebbe avere l’umiltà di chiedere scusa e dimettersi immediatamente. Chi pagherà questi danni incalcolabili? Sindaco, Giunta, consiglieri, segretari di partito, nominati delle partecipate e tutta questa classe dirigente che ha raggiunto il culmine del fallimento amministrativo e politico. Forse sarebbe il caso che qualcuno chieda conto al collegio dei revisori che ha sempre dato parere favorevole anche a quest’ultima strampalata e vergognosa iniziativa?

Voci della maggioranza già parlano restare appesi fino ad evitare le elezioni nel maggio 2018, continuando a produrre atti irricevibili con il solo fine di perdere tempo e allungare il brodo. La situazione finanziaria sta precipitando compromettendo irreparabilmente la coesione sociale e il tessuto economico e produttivo della città. Si continua a perdere tempo, tempo vitale per Terni.

Ormai l’unica soluzione è l’arrivo del commissario e degli ispettori della Corte dei conti che verifichino la consistenza del debito e chiedano conto ai responsabili così come è successo ad Alessandria dove Sindaco e assessori hanno dovuto coprire il buco di tasca loro. Poi elezioni a maggio 2018. Di Girolamo ultimo atto: è finita.

Interviene anche Enrico Melasecche del Gruppo I Love Terni: La comunicazione della Corte dei Conti regionale che boccia per la seconda volta un piano ridicolo con cui l’interdetto assessore Piacenti, ma soprattutto il sindaco che lo ha nominato e sostenuto in tutto e per tutto, anche nella costituzione di debiti su debiti, fino alla banalizzazione temeraria di piani fantomatici di rientro dal dissesto che non avevano nè capo né coda, costituisce una mazzata terribile sul piano B che questi prestigiatori avevano congegnato.

Adesso non rimane al sindaco di chiedere scusa alla città, pagarsi di tasca propria non solo la sontuosa parcella di 40.000 euro per l’incarico assegnato all’avvocato romano, ammalatosi proprio il giorno della seduta in cui le Sezioni Riunite avrebbero dovuto esprimere il proprio giudizio su una gestione non solo incauta ma addirittura temeraria, sfidando il buon senso, la prudenza che qualsiasi pubblico amministratore dovrebbe avere nella convinzione che il danaro prelevato dalle tasche dei cittadini è sacro.

Credo che in queste condizioni il PD a Terni dovrebbe per decenza saltare addirittura il turno elettorale prossimo ed ammettere il fallimento su tutto il fronte.

Ho ieri presentato unitamente ai consiglieri del M5S ed all’amico Crescimbeni una richiesta di consiglio comunale straordinario affinchè si possa tirare una riga su un periodo tra i più negativi nella storia della citta. Invito fin d’ora tutti i cittadini, le imprese, le associazioni di categoria ad esprimere serenamente la propria opinione rispetto a quella che rappresenta una vera e propria liberazione da un giogo quasi ventennale che ha ridotto la città in queste condizioni.

Un appello affinché tutti coloro che amano Terni vengano a Palazzo Spada a manifestare i propri sentimenti quando quel consiglio potrà svolgersi perché la democrazia è anche e soprattutto libertà di espressione delle proprie opinioni e, quando necessario, delle più che giustificate critiche, di fronte ad una mediocrità plateale certificata dall’ennesimo severo giudizio della magistratura contabile.

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