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Ospedalicchio karate e i passaggi di cintura

Ospedalicchio karate
Ospedalicchio karate

Ospedalicchio karate e gli esami di passaggio di cintura.

Il primo appuntamento stagionale per la comunità delle arti marziali sono come di prassi gli esami atti al conseguimento di un grado superiore e, per la scuola del Dragoni Karate di Ospedalicchio Bastia Umbra, l’evento é stata una vera festa. Alla luce del gran successo registrato dal progetto scuola federale e dalle giornate di sport in piazza promosse dalle istituzioni comunali nella scorsa estate, il movimento del karate ha registrato un picco del numero dei giovanissimi che si sono avvicinati per provare questa affascinante disciplina marziale.

Il tecnico bastiolo, atleta di gran spessore nazionale, Serena Dragoni da tempo opera nel territorio con l’intento di promuovere il Karate:”Sono contenta perché il gran lavoro fatto in maniera capillare in questi anni inizia a portare i primi frutti con tanti bambini che si avvicinano con curiosità a questa disciplina. Gli esami sono stati un vero successo sia per il grado raggiunto dagli allievi sia perché i genitori hanno avuto modo di apprezzare la valenza extra sportiva del nostro impegno e finalmente dopo tanti anni di attesa il Karate si appresta a diventare sport olimpico”.

Le nuove cinture del Dragoni Karate
Bianco-gialla
Giulio Abbate
Alice Boccali
Arianna Decembrini
Antonio Gasparini
Edoardo Laloni
Lorenzo Maccarelli
Gioele Mariotti
Valerio Mingo
Rebecca Nucari
Marco Passambrone
Nicolas Maria Rossi
Sole Maria
Leonardo Spuntarelli
Matteo Tiberi
Visal Trippa
Maria Stella Osimani

Gialla
Giovanni Di Micco
Luca Elisei
Giulio Interlandi
Tommaso Maccarelli
Denis Puzovic

Gialla-Arancio
Edoardo Mentani

Arancione
Angelica Brunori

Arancio-Verde
Marco Lustrino
Matteo Mirti
Edoardo Ragani
Gabriele Tosti
Beatrice Vannoni

Verde
Samuele Pecci
Andrea Zampa

Verde-Blu
Davide Castagnoli
Sabrina Garofani
Nicola Brunori

Blu
Stefano Ercolani
Sabrina Ercolani

Ospedalicchio karate

Il karate

Karate (空手?) è un’arte marziale nata in Giappone, precisamente nelle isole Ryukyu, (la cui più grande è l’isola di Okinawa). Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati te (? lett. “mano”) e dal kenpō cinese. Prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa, che prevede l’ausilio delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama), è strettamente collegata alla pratica del karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato della sua componente marziale e finalizzato ai risultati competitivi tipici dell’agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato era studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.

Il karate fu sviluppato nel Regno delle Ryūkyū prima della sua annessione al Giappone nel XIX secolo. Fu portato sul continente giapponese durante il periodo degli scambi culturali fra i nipponici e gli abitanti delle Ryukyu. Nel 1922 il Ministero dell’Educazione Giapponese invitò Gichin Funakoshi a Tokyo per una dimostrazione di karate: la National Athletic Exhibition. Nel 1924 l’Università Keio istituì in Giappone il primo club universitario di karate, e nel 1932 tutte le maggiori università avevano i loro club. In un’epoca di crescente militarismo giapponese, il nome fu modificato da mano cinese (唐手?) a mano vuota (空手?)– che in entrambi i modi viene pronunciato karate – ad indicare che i nipponici svilupparono una forma di combattimento di stile giapponese. Dopo la seconda guerra mondiale Okinawa divenne un importante sito militare statunitense, ed il karate divenne popolare tra i soldati stanziati sulle isole.

Shigeru Egami, capo istruttore del Dojo Shotokan, riteneva che “la maggior parte dei sostenitori del karate nei Paesi oltre mare vedeva questa disciplina solo come una tecnica di combattimento. Film e televisione rappresentavano il karate come un modo “misterioso” di combattere, capace di causare la morte o il ferimento dell’avversario con un singolo colpo. I mass media lo rappresentavano come una pseudo arte lontana dalla realtà.” Shōshin Nagamine scrisse: “Il karate può essere considerato come una lotta con se stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l’autodisciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi.

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