Filippo Salvatori, il pallavolista che sogna il Tor Des Geants

Filippo Salvatori
Filippo Salvatori

Filippo Salvatori, perugino, nativo di Civitella d’Arna e girovago della pallavolo, con esperienze oltre a Perugia nelle giovanili dell’RPA, Citta di Castello, Cortona, Foggia, Avellino, ed ormai da 4 stagioni a Biella, da qualche tempo, pur continuando a giocare a pallavolo, coltiva la passione per la corsa. Lo abbiamo incontrato nella sua casa di Graglia, sulle alture di Biella, dove vive a contatto con la montagna, che ormai è diventata parte indispensabile della sua vita e dalla quale non ha intenzione di allontanarsi. • Come nasce in te questa sfrenata passione per la montagna La passione per la montagna c’è sempre stata in me: Fin da bambino adoravo andare in settimana bianca piuttosto che al mare e la neve mi ha da sempre fatto vivere sensazioni uniche. Da quando, 4 anni fa, sono stato catapultato nella realtà biellese, la passione per la montagna è cresciuta sempre, più fino a diventare ora quasi una ragione di vita di cui non riuscirei a farne a meno. • Da quanto tempo hai iniziato a correre e se hai partecipato a qualche gara Correre fino a qualche tempo fa per me rappresentava un vero e proprio incubo: Odiavo la corsa e facevo proprio fatica. Dall’anno scorso mi sono avvicinato alla “fatica” vera e propria con lo scialpinismo, poi a settembre 2014 ho visto da spettatore, il Tor des Geants transitare in un colle sopra La Thuile e da li è cominciata una vera e propria “malattia”.

Corro in maniera seria e costante da gennaio e ho partecipato già a 3 trail di 10, 18 e 25 km. In programma ho diverse competizioni per l’estate in Valle d’Aosta e non solo, ma l’appuntamento più emozionante per me sarà il 5 luglio con il mio primo ultratrail Cervino x trail 55 km con 3800 di dislivello positivo. • Sei stato spesso definito “giocatore” e non “atleta”: Cosa è cambiato nel tuo modo di vedere lo sport e la fatica ad esso collegata? Spesso chi pratica sport di squadra è un giocatore e non un atleta purtroppo. Io credo che sia cambiato il mio modo di vedere la vita in generale, correre ed allenarti per questo tipo di distanze ti lascia tanto, ti segna profondamente non solo nel fisico ma soprattutto nell’anima. Il corpo deve essere preparato si, ma la testa e la volontà fanno la differenza, un pò come nella vita.

Per questo la montagna e il trail running, sono per me , tra le più grandi scuole di vita ed infatti, credo, che più la salita sarà dura e provante, più la soddisfazione sarà grandissima in cima o all’arrivo. • Essendo ancora giovane, hai valutato la possibilità di cimentarti nella corsa agonistica? Assolutamente si. Sto seriamente valutando di lasciare il volley per praticare solo trail running. • Parlaci del Tor e del tuo sogno di partecipare a questa gara Il Tor des Geants (giro dei giganti) è una gara di corsa in montagna , l’endurance trail più duro al mondo, 330 km con 24000 di dislivello positivo, da percorrere sui sentieri valdostani in un tempo massimo di 150 ore no stop. Una follia per tanti, un sogno per alcuni. Si perchè di sogno si tratta, quando diventi “malato di tor” ti entra dentro, nell’anima, e ogni volta che indossi le scarpette lo fai per quel sogno. Posso certamente affermare che a me, pensare a questa gara con il sogno di parteciparvi, ha cambiato la vita, ha cambiato il modo di vedere tante cose.

Può anche sembrare banale, ma basta essere di passaggio in uno dei sentieri durante la gara per capire che è molto più di una competizione: E’ un viaggio dentro l’anima dell’uomo, dove la classifica conta relativamente, ma conta esserci e arrivare in fondo, godendo di ogni singolo momento che la vita ti ha donato, per potere partecipare a questa gara. • Oltre allo sport, cosa fai e quali sono i tuoi principali interessi ? Mi sto laureando in servizio sociale, all’Università di Torino, mi piace molto leggere e soprattutto stare a contatto con la natura. • Puoi fare un bilancio della tua vita sportiva, ormai ventennale, prima nel tennis, e negli ultimi 10 anni nella pallavolo? Lo sport ha segnato profondamente ed in positivo la mia vita, in quanto lo pratico fin dall’età di 6 anni. 10 anni di tennis, (4 anni anche con pattinaggio) 11 di pallavolo, mi hanno permesso di essere quello che ora sono. Andare via da casa mi ha aiutato a crescere e fare tantissime esperienze sportive e di vita, che mi hanno fatto essere fiero di aver fatto questa scelta. Naturalmente ci sono state anche cose negative legate soprattutto a persone del mondo del volley, che negli ultimi tempi mi hanno fatto un po’ disaffezionare a questo sport. • Sei ormai lontano dal tuo paese e dalla tua città da oltre 7 anni: che programmi hai per il futuro Non ho progetti particolari: Sicuramente laurearmi e poi iscrivermi alla specialistica di psicologia a Torino. Non credo che nei miei piani, al momento ci sia un ritorno in Umbria. Mi vedo bene qui ed ho trovato il mio equilibrio. Sicuramente in futuro come nel presente mi vedo su per qualche sentiero e magari all’arrivo di Courmayer del Tor des Geants, sfinito ma felice.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*