Calcio, Gianni Troiani: «Auguro al Perugia di andare in serie A»

Gianni Troiani con alcuni giocatori del Nakumatt
Gianni Troiani con alcuni giocatori del Nakumatt

PERUGIA – «Auguro al Perugia di andare in serie A». Con queste parole Gianni Troiani, ex giocatore del Perugia degli anni ’60 con una promozione dalla serie C alla B con Guido Mazzetti in panchina e Lino Spagnoli presidente, ha chiuso l’incontro con la stampa che si è tenuto questa mattina presso l’Hotel La Rosetta di Perugia. L’ex Grifone, nato a a San Giacomo di Spoleto nel 1942, in questi giorni è in Umbria con la squadra che sta allenando in vista dell’inizio del girone di ritorno. Si tratta del Nakumatt di Nairoby, che milita nel campionato Premier League del Football Kenya Federation. Sotto la sua guida la squadra in quattro anni ha conquistato tre promozioni fino a raggiungere in serie A.

«Lo scorso campionato – ha detto Troiani – speravo che il Perugia conquistasse la serie A ma non c’è riuscito. Gli auguro di farlo in questa e lo seguirò come faccio sempre anche da Nairoby».

Come mai ha deciso di fare questa esperienza in Kenya?

«Nella mia vita ho sempre pensato che quando passa il treno ci devi salire. Il mio portava palloni da calcio. In Kenya questo sport è diverso da quello italiano. Sono diversi l’ambiente e le persone che ci gravitano intorno. Io ho giocato nel Perugia per sette anni, ero attaccato alla maglia. Oggi i giocatori italiani cambiano squadra ogni anno. Questo è un calcio che non mi piace. In Kenya è tutto diverso. Solo dallo scorso anno, grazie al supporto del braccio destro del proprietario dei supermercati Nakumatt, l’umbro Leonardo Dolciami, siamo riusciti ad avere un piccolo campo da calcio con spogliatoi e palestra. Fino ad allora i ragazzi, come quelli delle altre squadre, si cambiavano la maglia ai bordi del campo, senza fare la doccia a fine partita e la lavagna per fargli vedere gli schemi di gioco l’appendevo ad un albero».

Come sta andando il Nakumatt?

«In quattro anni abbiamo conquistato una promozione a campionato, fino ad arrivare a quello di serie A. Non è comunque del livello di quello italiano ma mi sento realizzato e più giovane. Questi ragazzi hanno voglia di fare e di riscattarsi da una vita di stenti. In Kenya la forbice del benessere è alta: o le persone sono molto ricche o molto povere. Molti vivono ancora nelle baracche. Se io gli posso dare un futuro migliore ne sono contento».

Come mai la scelta di venire in Umbria per allenarsi?

«Era una promessa che Dolciami aveva fatto ai ragazzi. Se conquistavano la promozione avrebbero avuto questo viaggio premio. Amo il calcio italiano ma non le persone che ci stanno intorno. Ho voluto portarli in Umbria per fargli conoscere altre realtà e non per battere le squadre che stiamo affrontando come il Città di Castello, lo Spoleto o il Perugia. I ragazzi devono giocare per loro divertimento e soddisfazione. Anche a Città di Castello sono restati colpiti dallo stadio, per loro era una struttura immaginabile».

Il campionato keniano di serie A è come quello italiano?

«È composto da 18 squadre. Inizia a febbraio ed il girone di andata termina a giugno. Riprende a fine agosto e dura fino a novembre. Il mese di dicembre per loro è sacro, festeggiano il Natale con più intensità di noi. Verso gennaio, infine, riprende la preparazione».

Si sente un precursore?

«No, voglio solo dare a questi ragazzi un domani migliore. Il calcio sud americano è più avanti, è stato colonizzato prima. In Kenya non hanno neppure il concetto di spogliatoi. Anche per questi ragazzi venire in Italia è un’esperienza unica, che ricorderanno tutta la vita. Questo mi ripaga di tutti i miei sforzi».

È vero che non percepisce uno stipendio per il suo lavoro?

«Sì, in Kenya mi passano la casa, l’auto e dei buoni per la benzina e per la spesa. Ma non mi importa. La grande passione per questo sport mi fa sentire giovane e vedere questi ragazzi felici mi riempie di soddisfazione».

Qual è il suo unico rammarico?

«Ho cercato di giocare anche a Foligno, dove sono stato otto anni, con la mia squadra ma ho trovato un ostacolo insormontabile. Mi dispiace solo questo. Per il resto questa è una bellissima esperienza».

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