Vanni Capoccia, Perugia, “Liberare” stanza Aldo Capitini per il Cinquantenario della morte

ho ripreso in mano lo scritto di Walter Binni

Vanni Capoccia, Perugia, “Liberare" stanza Aldo Capitini per il Cinquantenario della morte

Vanni Capoccia, Perugia, “Liberare” stanza Aldo Capitini per il Cinquantenario della morte
da Vanni Capoccia
PERUGIA – Ripercorrendo il percorso politico di Aldo Capitini ho ripreso in mano lo scritto di Walter Binni L’antifascismo a Perugia nel periodo di preparazione della resistenza, dove a proposito della stanza di Aldo Capitini scrive che fu “un luogo essenziale nella storia dell’antifascismo perugino e italiano e che avrebbe dovuto essere mantenuto come era a ricordo di questa sua importanza storica”.

 Mi ha ricordato quello che scrissi quando la stanza-cella di Capitini dietro l’orologio del Comune, inserita nel percorso della Galleria Nazionale dell’Umbria, venne occupata dalle opere collezionate da Valentino Martinelli e generosamente donate alla nostra città: “avrebbero dovuto “lasciarla com’era, libera… Per aiutare i visitatori della galleria a pensare quello che significano quei pochi metri quadri nella storia di Perugia, dell’Italia e del pensiero non violento nel Mondo”.

 Denuncia ripresa dal consigliere comunale Bori e portata alla Commissione cultura del consiglio comunale che all’unanimità stabilì che la stanza di Capitini tornasse com’era. Ma per far camminare un pensiero non bastano un voto e qualche delibera. Una decisione per diventare concreta ha bisogno di volontà, costanza e cura. Cosa che non c’è stata e una decisione di grande valore civile è rimasta scritta in qualche atto ufficiale, e là sommersa dal tran tran della vita amministrativa comunale.

 È un peccato che stia accadendo questo, perché se quella decisione avesse avuto seguito si sarebbe ascoltato Walter Binni. Ora sembra che il direttore della Galleria nazionale dell’Umbria Marco Pierini stia maturando l’intenzione di restituire alla stanza di Capitini il suo profondo significato. C”è solo da sperare che il proposito del direttore abbia il sostegno del Consiglio Comunale e si concretizzi il prima possibile.

 Non per soddisfare il desiderio di qualche cittadino o di qualche associazione come la società di Mutuo Soccorso sentimentalmente legati ad Aldo Capitini. Nemmeno perché quel giorno la Galleria Nazionale dell’Umbria sarà più bella, ma perché sarebbe più significativa e ancor più unica. E Perugia più civile, per usare termini cari ad Aldo Capitini una città più libera e aperta.

 Nel 2018 sarà il cinquantennale della morte del libero religioso rivoluzionario non violento Aldo Capitini. Dare concretezza al desiderio del suo discepolo amico fraterno Walter Binni sarebbe uno dei modi giusti per ricordarlo.

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