UMBRIA,GIOVANI E DROGA: CONSUETUDINE CON GLI STUPEFACENTI E LARGO CONSUMO DA PARTE DEI MINORI

droga(umbriajournal.com) PERUGIA – Illustrati in Commissione criminalità e tossicodipendenze gli esiti della
ricerca “Una normalità deviante” sul rapporto giovani umbri e droga. Dai
dati emerge che tra i giovani umbri in età compresa tra i 14 e i 18 anni il
consumo di droghe (prevalentemente leggere) sembra ormai entrato nella
quotidianità come ingrediente di contesti di socializzazione. Quello che si
determina è un approccio al fenomeno delle fasce più giovani della
popolazione definito “consumistico e insensato”, cioè largamente diffuso
sia per ciò che riguarda l’uso, sia per la consuetudine, anche non diretta,
che si ha con questa pratica a cui non sono però legati particolari valori
simbolici o “culturali”. Ciò fa supporre agli addetti ai lavori che un
giovane su due possa avere avuto la possibilità, anche in modo occasionale,
di fare uso di stupefacenti. La Commissione ha incontrato anche il
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia,
Giovanni Rossi .

(Acs) Perugia 11 luglio 2013 – Tra i giovani umbri in età compresa tra i
14 e i 18 anni il consumo di droghe (prevalentemente leggere) sembra ormai
entrato nella quotidianità come ingrediente di contesti di socializzazione.
Quello che si determina è un approccio al fenomeno delle fasce più giovani
della popolazione definito “consumistico e insensato”, cioè largamente
diffuso sia per ciò che riguarda l’uso, sia per la consuetudine, anche non
diretta, che si ha con questa pratica a cui non sono però legati particolari
valori simbolici o “culturali”. Ciò fa supporre agli addetti ai lavori
che un giovane su due possa avere avuto la possibilità, anche in modo
occasionale, di fare uso di stupefacenti. Questi alcuni dei punti centrali
che emergono dalla ricerca “Una normalità deviante” che illustra gli
esiti di una ricerca sui giovani delle scuole superiori umbre in età
compresa tra i 14 e i 18 anni, e dai dati forniti dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia. L’esito del lavoro è
stato illustrato dal curatore Ambrogio Santambrogio (docente di sociologia
all’Università di Perugia) e da Ugo Carlone (uno dei due ricercatori che
hanno realizzato la ricerca, l’altra è Antonella Buffo) ai componenti della
Commissione d’inchiesta su criminalità organizzata e tossicodipendenze
presieduta da Paolo Brutti.
La Commissione ha successivamente incontrato anche il Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia, Giovanni Rossi, che ha
parlato della necessità da parte delle istituzioni di attuare una forte
attività di informazione e prevenzione nei confronti dei giovani, per
spiegare la oggettiva pericolosità sanitaria dell’uso di droga, e per far
capire sempre meglio che con “normale” consumo di droga si alimenta un
circuito criminale di alta pericolosità.
CONSUETUDINE CON LA DROGA. La fotografia 2010 fa registrare tra i giovani un
processo di “rapidissimo apprendimento del fenomeno droga di cui si ha una
conoscenza credibile che per lo più non scandalizza né impaurisce. Le
sostanze stupefacenti per questi giovani hanno un significato contestuale,
non un significato di per sé; non c’è una cultura della droga con
significati simbolici come negli anni ’60 – ’70. Gli stupefacenti sono invece
gli ingredienti di un contesto relazionale che vanno a condire determinate
situazioni. Questi giovani fanno uso prevalentemente di cannabis,
sporadicamente cocaina, ancor più sporadicamente di eroina.
APPROCCIO “CONSUMISTICO E INSENSATO”. Quello che si delinea è un tipo di
approccio ‘consumistico e insensato’, senza significato specifico: si usano
sostanze perché ci sono ed è facile reperirle, non c’è una valenza
simbolica e la componente trasgressiva è minima, non all’interno del
contesto relazionale tra coetanei, ma soprattutto in rapporto ai genitori o
agli adulti. Non c’è un nesso causale automatico tra consumo e passaggio
alla tossicodipendenza, tra i giovani queste modalità di consumo sono tra
loro incomunicanti: il consumo di eroina è considerato ‘insensato’ perché
rappresenta un’esperienza individuale, non funzionale alle modalità del
consumo che sono esperienze prevalentemente collettive, di socializzazione. A
differenza della ricerca del ’94 in cui la droga era considerata come una
risposta al disagio, oggi non è più così: è un fatto considerato normale
e non solo da chi ne fa uso”.
Rispondendo alle domande dei commissari Brutti, Monacelli e Cirignoni sulla
questione legata al non automatismo del passaggio dal consumo alla
tossicodipendenza, Santambrogio ha spiegato che “diventare
tossicodipendenti è difficile, non lo si diventa facilmente e non attraverso
un consumo sporadico e occasionale, questo è uno stereotipo, l’unica cosa
che le lega tra loro sostanze ‘leggere’ e ‘pesanti’ è la facilità di
reperimento.

REATI MINORILI PER DROGA. Sono stati esaminati 448 fascicoli, 371 di questi
sono stati archiviati perché notizia di reato infondata, degli altri 77, 10
a dibattimento, gli altri 67 definiti in udienza preliminare al Gip, solo 12
i casi in cui è saltuariamente presente l’eroina. Non si è quindi
rilevato alcun caso di tossicodipendenza in senso tecnico e reale, con
dipendenza conclamata da eroina. Si rileva la presenza di giovani
spacciatori, soprattutto provenienti dal Maghreb, in particolare dalla
Tunisia, questi non erano presenti nella ricerca del ’94, una tipologia di
ragazzi particolare, nei confronti dei quali i servizi sociali possono
intervenire solo finché sono nel circuito penale, tutti clandestini.
Differenza fondamentale questi sono spacciatori non consumatori, gli italiani
solo consumatori.
“LA DROGA E’ NORMALE-LA DROGA FA MALE”. Dalla ricerca emerge la
larghissima percezione di un forte uso delle droghe (sia ‘leggere’ che
sintetiche), nel ’94 queste ultime non apparivano. C’è inoltre un alto
consumo di alcol e tabacco che però non vengono percepiti come droghe. Gli
intervistati in genere rilevano un aumento del consumo di stupefacenti nella
propria scuola, soprattutto di quelli ‘leggeri’. Vengono indicati una grande
varietà di luoghi dove è possibile reperire facilmente la droga (locali
pubblici, discoteche, parchi, sale gioco, etc.). Il consumo è sempre
“contestualizzato”, non è un fatto individuale, lo si fa in contesti
ricreativi. Tra i giovani intervistati si registra inoltre una maggiore
consapevolezza sulle conseguenze, e sui danni derivanti dal consumo di
sostanze, meno significati simbolici ma più per conoscenza diretta per
informazione mirata, ed è minore l’immagine di morte legata a questa
pratica. Emerge poi una maggiore indifferenza nei confronti di chi fa consumo
di droga: non ci si pone il problema dal punto di vista generale, anche se
c’è disponibilità ad aiutare gli ‘amici’ in difficoltà. In genere il
consumo è “contestualizzato”: feste, occasioni di socialità,
discoteche, etc.
Due i modelli che classificano il modo in cui i ragazzi pensano la droga: il
primo “la droga fa male”; il secondo “la droga è normale”. Il primo,
che riguarda soprattutto i più giovani (in maggioranza le femmine), vede la
droga come danno: tutte le droghe sono dannose, gli utilizzatori di esse
sbagliano e sono delle vittime. Il secondo modello, che considera la droga
“normale”, considerata come sostanza che altera le percezioni, utilizzata
da persone “normali”, le sostanze non sono tutte uguali e chi le consuma
non è da condannare. Una sorta di laicizzazione, normalità, pragmatismo
nell’utilizzo: la droga altera, sballa ma provoca piacere e benessere.
MAGGIORE CONTROLLO E ORDINE. Sulle eventuali soluzioni al problema si
evidenzia l’esigenza di controllo e di ordine (soprattutto trai 14-15enni,
in maggioranza donne), con la richiesta di inasprimento delle pene, sia per
chi spaccia che per chi consuma. Pochi gli antiproibizionisti tra i giovani.
Ci sono poi errori nella valutazione di droghe leggere e pesanti: ad esempio
il 75 per cento dei giovani tra 14 e 15 anni individuano la cannabis come
“molto pericolosa”, evidenziando una esigenza di maggiore conoscenza e
informazione tecnica.
METODOLOGIA DELLA RICERCA. La ricerca, condotta nel 2010, è una riedizione
di una precedente realizzata nel 1994, tale quindi da fornire, come ha
spiegato Santambrogio, “utili dati di confronto sull’evoluzione del
fenomeno nel contesto umbro”. Il lavoro è diviso in due ambiti: cosa i
giovani “pensano” e cosa i giovani “fanno”. Rispetto al primo ambito
è scelto un campione significativo di più 800 ragazzi di venti scuole
superiori della regione, 40 per ciascuna scuola. Il secondo filone cerca di
indagare sul consumo, sono stati quindi analizzati i fascicoli depositati
presso il Tribunale dei minori riguardanti giovani fermati per consumo di
sostanze stupefacenti.
AUDIZIONE CON IL PROCURATORE GIOVANNI ROSSI. Nel suo intervento in
Commissione il Procuratore Rossi ha spiegato le oggettive difficoltà che ci
sono da un punto di vista tecnico per definire e provare il reato di spaccio,
e questo spiega l’alto numero di casi archiviati. Ai fini di una maggiore
conoscenza del fenomeno da un punto di vista sociologico, Rossi ha suggerito
di operare una ampia analisi dei fascicoli relativi ai casi trattati dal
Tribunale dei minori, da quali spesso si evince una discreta trasversalità
del fenomeno droga anche in relazione ad altro tipo di reati minorili. Rossi
ha poi evidenziato il nesso chiaro che c’è fra criminalità organizzata e
consumo di droga, un problema, ha spiegato Rossi, che non è nella
consapevolezza dei giovani i quali sembrano non capire che dietro la
“normalità” e quotidianità della droga c’è un sistema criminale che da
questa “normalità” viene alimentato. Come pure non sembrano valutare la
reale pericolosità del contatto con gli spacciatori “veri”, cioè con
delinquenti che possono determinare situazioni di alta pericolosità per i
giovani. Per il Procuratore Rossi occorre intervenire con sempre maggiore
forza e decisione sia sull’offerta, con il contrasto sia sul territorio che
alla fonte, sia sulla domanda. Spetta in primo luogo alle istituzioni
attivare iniziative di informazione sia sul piano tecnico-sanitario-sociale,
sia sul piano più strettamente civico per far in modo che si comprenda sia
la pericolosità in sé del consumo, sia la conseguente “complicità”
nell’alimentare un circuito criminale di alto livello e pericolosità.

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