Secondo Rapporto povertà, tante le persone che si rivolgono alla Caritas

1.071, rispetto alle 835 del 2015 e alle 777 del 2014

Secondo Rapporto povertà, tante le persone che si rivolgono alla Caritas

Secondo Rapporto povertà, tante le persone che si rivolgono alla Caritas

Dalla presentazione del Secondo Rapporto sulle Povertà curato dall’Osservatorio della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, presentato il pomeriggio del 20 giugno nel capoluogo umbro, sono emersi tanti “volti” non più “invisibili” e, da tutti gli interventi, la necessità di fare “rete” tra Istituzioni civili, religiose e realtà private impegnate nel welfare. La Caritas, con questo Rapporto, ritorna a produrre “pensiero” nella Chiesa e non solo. Tra gli “addetti ai lavori” presenti, rappresentanti delle Istituzioni civili (Regione dell’Umbria e Comune di Perugia), operatori del Terzo settore e gli stessi autori del Rapporto, c’è attesa per gli effetti del SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva) avviato a livello nazionale nel settembre 2016, mentre quello varato dalla Regione ancora non è operativo, che si inizieranno a cogliere tra un paio di anni. Sono state espresse anche delle perplessità sull’efficacia dello stesso SIA, perché nei Comuni di Perugia, Corciano e Torgiano su 661 domande presentate da famiglie in gravi difficoltà, quelle accolte sono solo285.

«In questo momento in cui nel nostro Paese affrontiamo delle problematiche sociali importanti e decisive – ha evidenziato il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti –, la Caritas ha bisogno di produrre pensiero. Non si può più affrontare la povertà con il continuare ad offrire servizi palliativi, perché non bastano più. Redigere un rapporto annuale su questo fenomeno vuol dire come Chiesa impegnarsi a pensare, a produrre pensiero. La Caritas deve tornare ad essere non solo a livello diocesano, ma parrocchiale, luogo di pensiero. Purtroppo, nel fare la Visita pastorale, questo “fare pensiero” della Caritas non l’ho colto più. Per questo la Caritas, nelle parrocchie, deve ritornare ad essere luogo in cui si “pensa”, oltre a “fare”, per dare delle risposte di pensiero che nascono dal Vangelo e dalla coscienza sociale. I cristiani hanno il dovere di fare pensiero e lo ricorda il Papa, che oggi (20 giugno, n.d.r.) è andato a venerare due preti di carità, don Mazzolari e don Milani, ma che sono anche preti di pensiero».

Mons. Giulietti ha parlato anche di «fatica a collaborare» con le Istituzioni civili preposte a contenere questo fenomeno, ricordando che a Perugia, pur avendo firmato Caritas e Comune un protocollo di intesa ben prima il varo del SIA, i frutti di quest’intesa sinergica per alleviare la povertà ancora non si vedono, come i dati del Rapporto 2016 dimostrano. «Il lavoro di rete è faticoso a realizzarlo – ha commentato mons. Giulietti –, ma non dobbiamo scoraggiarci, perché solo uniti si riescono a risolvere i problemi. Alla Chiesa spetta il compito di essere catalizzatrice e stimolatrice di azioni sociali portate avanti anche con un maggiore coinvolgimento delle realtà private sensibili al sociale». Basti pensare ai quattro Empori della Solidarietà della Caritas perugina, nati da un’azione sinergica tra Istituzioni civili, Chiesa e privati come la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e alcune aziende del settore. Nel contempo, ha proseguito il vescovo ausiliare, «occorre aiutare le Istituzioni ad alleggerire la loro gestione burocratica anche in ambito sociale».

Non poteva non fare da eco alle parole di mons. Giulietti l’economista perugino Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio della Povertà della Caritas diocesana, durante la sua interessante e appassionata presentazione del Rapporto. Il docente ha evidenziato come «appare in linea con le necessità di aiuto suggerite da questo Rapporto la recente svolta nell’impegno del Governo italiano per il contrasto alla povertà ed all’esclusione sociale. Già da settembre 2016 si è avviata l’estensione all’intero territorio nazionale del SIA, per il quale in Umbria il Governo regionale ha stanziato risorse proprie addizionali. Con essa si è inteso dare avvio all’erogazione progressiva di un Reddito di inclusione, di una misura cioè strutturale e universale, che prevede un esborso monetario accompagnato da un progetto personalizzato, volto ad assicurare, grazie anche a servizi appropriati, un’autonoma capacità di inserimento sociale.  Gli esiti di questa estensione non sono però ritenuti soddisfacenti (soprattutto per qualche indicazione di un livello molto elevato di respingimento delle domande presentate), e su essi si richiedono approfondimenti e trasparenza».

Il prof. Grasselli, inoltre, ha ricordato che «il 14 aprile u.s. è stato firmato a palazzo Chigi un Memorandum dal presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente delle Acli, portavoce dell’Alleanza contro la povertà (raggruppamento di 35 soggetti sociali, avviatosi per iniziativa di Caritas ed Acli, e comprensivo dei sindacati confederali, degli enti locali, di numerose associazioni ed Ong). Si osservi come il memorandum assegni, in presenza della grave crisi del binomio Stato-Mercato, un importante ruolo all’Alleanza contro la povertà, e quindi alla società civile e ai suoi corpi intermedi, per l’attuazione del bene comune. Come prevede il Memorandum, ci si attende che la gestione della legge delega venga attuata con la partecipazione del Terzo Settore e degli enti privati non profit che si occupano di assistenza, Caritas inclusa.  Sembra infatti non più differibile anche in Umbria l’avvio di una gestione più partecipata del welfare da parte delle amministrazioni regionali e locali. Con riguardo alla gestione associata del Reddito di inclusione (Rei) sul territorio, il memorandum assegna la definizione delle forme di questa alla competenza regionale.  Vedremo anche in Umbria quali modalità saranno proposte».

Il direttore dell’Osservatorio Caritas ha concluso esprimendo un augurio: «che la regione Umbria, che è la regione di San Francesco e di San Benedetto, e in particolare la nostra città di Perugia, trovino qui, nell’impegno a costruire una società effettivamente solidale, una loro identità forte, e che noi cittadini possiamo costruire in corrispondenza un’efficace dimensione aggregativa, comunitaria e partecipativa».

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