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POLITICHE SOCIALI: GIUNTA REGIONALE APPROVA LINEE GUIDA AFFIDAMENTO FAMILIARE

SOS Children's Village Basse, The Gambia, February 2008(umbriajournal.com) PERUGIA – Il momento storico che stiamo vivendo mette in evidenza su tutto il territorio regionale un ‘sistema famiglia’ fortemente indebolito dalle molteplici problematiche che lo investono. In questo contesto assume un particolare rilievo sociale l’affidamento familiare, ovvero la disponibilità di famiglie a sostenere ed accogliere bambini e ragazzi ancora minorenni che temporaneamente sono allontanati dal nucleo familiare di origine con l’obiettivo finale di favorire il rientro del minore in famiglia, una volta superata la congiuntura negativa: spiega così la vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari, il senso delle Linee di indirizzo sull’affidamento familiare, approvate, su sua proposta, dalla Giunta regionale.

“Gli obiettivi delle linee di indirizzo sono più di uno e si intersecano tutti tra di loro per rispondere in modo più efficace alle esigenze dei minori e delle loro famiglie che sono investite da problematiche forti, come l’impoverimento economico, la perdita del lavoro, la diminuzione delle reti sociali che portano ad un progressivo isolamento, alla impossibilità di educare i figli, alla fragilità dei legami relazionali.  Anche se,  – ha precisato – a prevenire e limitare gli effetti di questi fattori di vulnerabilità, si muovono in direzione opposta i meccanismi di protezione sociale, l’accoglienza e la solidarietà tra famiglie, che si esprime nelle esperienze dell’affidamento familiare, un’ulteriore risorsa questa, che evidenzia una ricchezza del territorio che va sostenuta e valorizzata”.

Per tale ragione si è deciso di intervenire con l’approvazione delle Linee guida in materia rivolte ai diversi soggetti istituzionali che, a diverso titolo, esercitano un ruolo integrato nei processi di accoglienza dei minori temporaneamente fuori dalla propria famiglia. Tra questi ci sono la  Regione, i Comuni, le Aziende Sanitarie Locali, il Tribunale per i minorenni, il Tribunale ordinario, il Terzo settore, la Scuola, le Associazioni familiari.

“Tra gli obiettivi del nuovo percorso tracciato dalla Giunta regionale – ha riferito la vicepresidente –  c’è la   promozione di  campagne di comunicazione e di sensibilizzazione mirate ad accrescere nella comunità l’attenzione nei confronti delle esigenze delle giovani generazioni, nonché a  raccogliere nuove disponibilità, definire  i livelli di responsabilità, le funzioni e le attività dei diversi soggetti istituzionali e non, coinvolti  nella realizzazione degli interventi di affidamento familiare, quindi tra il sistema giudiziario, sociale, sanitario e socio sanitario, educativo, scolastico”. “Inoltre, si vuole individuare e rendere omogenei su tutto il territorio regionale modelli organizzativi metodologici e professionali dedicati alla realizzazione degli interventi di affido familiare”.

“Grande attenzione –  ha aggiunto – dovrà essere dedicata alla programmazione di percorsi costanti di formazione rivolti agli operatori dei diversi sistemi istituzionali, nonché un monitoraggio periodico sulle attività dei servizi, sull’evoluzione del fenomeno e sui risultati degli interventi di affido familiare, anche attraverso l’implementazione di una specifica banca dati  regionale”.   “Quello della formazione degli operatori che entrano a contatto con i minori, sia se impiegati nei servizi per l’infanzia, sia per quelli impegnati in altre realtà più complesse, come i servizi socio sanitari – ha aggiunto Casciari – è un punto molto importante sul quale la Regione sta investendo moltissimo. Proprio in questo periodo ha preso il via nella sede della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, un corso di formazione sul tema dell’abuso all’infanzia per operatori di primo livello. L’iniziativa, che è inserita nell’ambito del progetto ‘Piuma’ (Progetto Integrato Unità Multidisciplinare Abuso)  e che prevede una serie di incontri che si concluderanno a settembre, ha come finalità l’aumento delle competenze rispetto al maltrattamento all’infanzia in modo da saper affrontare il problema con professionalità ed efficienza. Gli operatori coinvolti dovranno acquisire le competenze necessarie a comprendere i segnali di disagio partendo dall’acquisizione di elementi di conoscenza sul fenomeno dell’abuso”.

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