Perugia: una storia di vita da far conoscere, sostenere e prendere d’esempio

Il prossimo dicembre la “Casa San Vincenzo”, l’opera segno della Caritas diocesana di Perugia, compie venti anni di attività. Un’opera, animata dalle suore della Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che accoglie madri con figli minori e donne sole in difficoltà senza distinzione di nazionalità e religione. Vengono ospitate su segnalazione del Centro di Ascolto della Caritas diocesana e dei Servizi sociali di Enti pubblici. In due decenni tante sono state le donne con bambini che hanno trovato un’ospitalità dal clima familiare tra le mura di “Casa San Vincenzo”. Tra le attuali ospiti c’è una giovane del Camerun con la sua piccola creatura. Sono Nina Tchamba Talla, di religione cristiana, e la sua Nathanaelle (nome non casuale), «arrivate in un giorno molto particolare, la Vigilia di Natale – commentano le Figlie della Carità –. Erano da poco passate le diciotto dello scorso 24 dicembre, quando Nina e la sua piccola Nathanaelle, nata due giorni prima, sono entrate nella nostra casa, accompagnate da una volontaria della Caritas subito dopo essere state dimesse dall’Ospedale… E’ stata una bella sorpresa per tutta la comunità, che ha accolto mamma e figlia come un dono di Dio giunto alla Vigilia di Natale, ricevuto con tanta gioia e riconoscenza».

A segnalare il “caso” di Nina sono stati i Servizi sociali del Comune di Perugia, da loro seguito fin da quando la giovane dimorava in una struttura universitaria di accoglienza. Dopo aver dato alla luce Nathanaelle, Nina aveva necessità di essere accompagnata giorno per giorno in questa nuova fase della sua vita e la “Casa San Vincenzo” è l’ambiente che meglio si presta a questo tipo di aiuto. Le Figlie della Carità, con il sostegno della Caritas, hanno approntato per questa giovane ospite e la sua bambina un “progetto di vita” attraverso il quale ha permesso alla madre di completare gli studi universitari e non solo, e alla figlia di non essere strappata all’affetto di colei che l’ha messa al mondo. Nina ha trovato nella “Casa San Vincenzo” il sostegno morale e materiale per realizzare un suo sogno, quello di conseguire a pieni voti la Laurea magistrale (la specialistica) in “Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo”, dopo aver conseguito la triennale in “Comunicazione internazionale” (2012) sempre presso l’Università di Perugia e in Camerun la laurea in Lingue.

Nina parla correttamente il francese, l’inglese e l’italiano ed ha una discreta conoscenza del tedesco e dello spagnolo. E’ giunta a Perugia nel 2009 per approfondire i suoi studi accademici e lo scorso 15 aprile, quando ha discusso la sua tesi, ha richiamato l’attenzione dell’intera commissione di laurea nell’illustrare lo “Studio dell’immagine della violenza in ‘I dannati della terra’ di Frantz Fanon e in ‘Sulla violenza’ di Hannah Arendht”, sviluppando il filone storico e filosofico dei due autori, in particolare prendendo in esame le loro “tesi” contrapposte e, nel contempo, complementari sul tema della pace. «Difronte a polemiche e differenze di pensiero e scontri ideologici – evidenzia la dottoressa Nina Tchamba Talla – bisogna sempre usare la parola, quindi il dialogo, e non la violenza. La pace è molto manipolabile, fragile e prima di proporla occorre averla internamente. Si parte dal livello personale per raggiungere la collettività e la società più ampia».

L’obiettivo di Nina, attraverso il conseguimento della laurea magistrale, è quello di contribuire al “riscatto culturale” delle donne del suo Paese. E lo vuole fare ritornando in Camerun, insegnando all’Università. Tant’è vero che il suo desiderio è quello di proseguire gli studi in Italia, possibilmente a Perugia, cercando di ottenere il Dottorato di ricerca. E’ un’“impresa” che Nina sa di non essere facile, però la speranza è tanta. In Italia non ha solo studiato, ha svolto attività sia di volontariato per disabili, a Piacenza, che di interprete e traduttrice, a Perugia, anche in occasione di Umbria Jazz.

A Nina abbiamo chiesto perché ha scelto il nostro Paese per raggiungere il suo obiettivo. «In Camerun ho conosciuto e frequentato il movimento dei Focolari di Chiara Lubich – risponde –, un’esperienza che mi ha incoraggiato a venire in Italia per studiare le materie delle relazioni internazionali, in quanto con i Focolarini ho conosciuto le realtà delle “ONG”».

Nina, che ha scritto la tesi di laurea tra le mura di “Casa San Vincenzo” mentre le Figlie della Carità l’aiutavano a prendersi cura della sua Nathanaelle, ha da poco iniziato uno stage, presso un’azienda locale, promosso dall’Università di Perugia per l’“Attrazione di talenti stranieri per la promozione del marchio italiano all’estero”. E questo stage, per lei molto importante professionalmente, può farlo grazie ancora al sostegno morale e materiale che “Casa San Vincenzo” e la Caritas diocesana le stanno fornendo, rientrando – come accennato all’inizio – in quel “progetto di vita” pensato per Nina, che non si stanca di dire: «grazie per avermi dato l’opportunità di realizzare il mio sogno».

La storia di Nina e della sua Nathanaelle è una storia di vita che va fatta conosce, sostenuta e presa d’esempio, perché, nel suo “piccolo”, è una grande testimonianza di Amore e Carità. E nel mondo non ci può essere Pace senza l’Amore e la Carità per il prossimo.

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