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A PERUGIA I LIONS DI PERUGIA HANNO RIFLETTUTO SULLE NUOVE POVERTÀ

da sx Gabriella Parodi, Marco Brunacci,Cesarina Paparelli Ceccaroli, Roberto Segatori, Luca Ferrucci
da sx Gabriella Parodi, Marco Brunacci,Cesarina Paparelli Ceccaroli, Roberto Segatori, Luca Ferrucci
da sx Gabriella Parodi, Marco Brunacci,Cesarina Paparelli Ceccaroli, Roberto Segatori, Luca Ferrucci

(umbriajournal.com) – by Avi News PERUGIA – Gli otto Lions club della zona B della IX circoscrizione (Perugia host, Trasimeno, Volumnia, Augusta Perusia, Concordia, Fonti di Veggio, Corciano Ascanio della Corgna e Deruta) del Perugino, del distretto 108L, si sono riuniti, venerdì 31 gennaio, nella sala dei Notari del palazzo comunale di Perugia, per parlare de “Le nuove povertà. Dall’associazionismo al disegno di una società civile. Analisi e proposte”. Questo, infatti, il titolo dell’incontro, moderato da Marco Brunacci, caporedattore dell’edizione umbra de Il Messaggero, in cui Cesarina Paparelli Ceccaroli, presidente dei Lions Club Perugia Augusta Perusia ha accolto, in nome di tutti i gruppi umbri del distretto 108 L, Luca Ferrucci e Roberto Segatori, docenti dell’Università degli Studi di Perugia, e Gabriella Parodi, presidente di Federmanager Umbria. In platea, fra gli altri, anche l’assessore alle politiche sociali della Regione Umbria, Carla Casciari, e il vicegovernatore del distretto 108L dei Lions, Tommaso Sediari. “Già nel corso del 2013 – ha spiegato Sediari – abbiamo messo in programma, come tema di studio nazionale, come Multidistretto 108 Italy, il discorso relativo alla povertà. Approfondendolo cerchiamo di cogliere le azioni utili necessarie per servire l’umanità intera, come recita il nostro motto, e passare così ad una solidarietà attiva”.

Le cause economiche e quelle sociali delle nuove povertà sono state al centro degli interventi dei due docenti dell’ateneo perugino. “La categoria dei giovani – ha detto Ferrucci – è quella che ha pagato il conto più forte, sia quelli che non hanno lavoro che quelli che hanno un lavoro precario. I giovani oggi sono sempre più in difficoltà nel generare nuovi nuclei familiari e crearsi professionalità adeguate. In sostanza, i paracadute che la storia aveva dato alla povertà, i meccanismi del welfare state, funzionano poco per gli anziani e per nulla nei confronti dei giovani, sia in termini di mercato del lavoro sia in termini di salari di sussistenza e simili. La gravità della loro condizione è la priorità di questo Paese per combattere la povertà”. “Guardando la storia – ha aggiunto Segatori –, ogni volta che l’atteggiamento predominante dei gruppi dirigenti si orienta alla rendita e non alla produzione di valore, manufatturiero o industriale, si creano strati di poveri. Questo vale anche per l’Umbria. La regione ha avuto dall’1880 al 1980 delle stagioni molto interessanti di sviluppo industriale. Poi ci si è rivolti di più verso la rendita finanziaria dei gruppi industriali e delle grandi famiglie perugine e non si è più prodotta ricchezza vera”. Da qui le conseguenze che Segatori ha chiamato “le 4 sindromi della povertà”: quella “in senso materiale” con 36mila famiglie, cioè 100mila persone, in Umbria, sotto la soglia di povertà (circa 800 euro al mese); quella “da pudore” con un ceto medio che, retrocesso in termini di guadagno, si vergogna del proprio impoverimento e implode; quella “da stress” con giovani che, a causa dei problemi sul lavoro, vivono rapporti conflittuali fra loro, con il conseguente aumento di separazioni e divorzi; “l’impotenza”, ultimo atto, con giovani che smettono di  studiare e cercare lavoro.

Con il novero delle problematiche, infine, è stato tempo di parlare di soluzioni. “Uscire da una visione economicistica dell’umano vivere – ha concluso Parodi – significa incominciare a pensare in termini di solidarietà, parlare non più solo in termini di prodotto interno lordo, ma anche di Fil, felicità interna lorda. Una novità nel mondo dell’economia che pochi applicano, ma che oggi bisogna considerare”.

 

Maria Cristina Costanza

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