PERUGIA, CONFERENZA EPISCOPALE UMBRA, XXIII RAPPORTO IMMIGRAZIONE 2013

Immigrazione
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(umbriajournal.com) PERUGIA – In Umbria sono residenti 92.794 cittadini stranieri, per lo più inseriti nel capoluogo, Perugia (77,5%). L’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione regionale è tra le più alte d’Italia (10,5%). Fra le nazionalità prevale la romena e, a seguire, l’albanese e la marocchina. Le donne rappresentano ben il 56% dei residenti stranieri.

Questi dati sono contenuti nel XXIII Rapporto Immigrazione 2013 (relativo al 2012) di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dal titolo “Immigrazione. Tra crisi e diritti umani”, presentato giovedì 30 gennaio 2014 a Roma presso la Domus Mariae in Via Aurelia. Dopo i saluti e l’introduzione di mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e Presidente di Caritas italiana, il dott. Oliviero Forti, responsabile ufficio immigrazione Caritas Italiana, la prof.ssa Laura Zanfrini, Ordinario di Sociologia della convivenza interetnica all’Università Cattolica di Milano, e il sen. Luigi Manconi, Presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, hanno illustrato i dati e le caratteristiche del Rapporto.

A rappresentare le istituzioni c’era il Ministro per l’Integrazione, on. Cécile Kashetu Kyenge. Le conclusioni, dopo aver dato spazio a due specifici territori italiani, il Piemonte e la Puglia, sono state curate da mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale Fondazione Migrantes. I lavori sono stati coordinati dal giornalista del TG1 Piero Damosso. In Umbria sono 4.133 i titolari di imprese nati in Paesi extra Unione Europea.

Tornando alla sezione umbra del Rapporto – curata, su incarico della Delegazione di Caritas Umbria, da Stella Cerasa della Caritas di Perugia-Città della Pieve e basate sulle precise informazioni giunte dalle altre Caritas diocesane – un altro dato interessante è che gli occupati nati all’estero sono 53.037, prevalentemente provenienti dall’Europa (Romania e Albania); mentre i titolari d’imprese individuali nati in paesi extra UE sono 4.113. Gli alunni con cittadinanza non italiana in regione sono 17.390 (pari al 2,2% del totale nazionale), concentrati soprattutto nella scuola primaria (33,8%).

A tal riguardo è importante sottolineare che l’Umbria ha incontrato un’immigrazione diversa dalle altre regioni italiane: gli studenti, infatti, sono presenti nell’Università per Stranieri di Perugia da quasi un secolo e venivano considerati dalle istituzioni religiose locali “soggetti strategici per lo sviluppo dei loro paesi”. Arrivavano in Umbria per formarsi in Italia, considerata terra di eccellenza formativa, e per imparare l’italiano.

Nell’evolversi del tempo, alla dimensione studentesca di livello universitario, si è aggiunta la presenza di giovani in cerca di lavoro e di benessere, l’insediamento di famiglie intere, la presenza di bambini e ragazzi nelle scuole dell’obbligo. Ciò ha comportato la formazione di comunità nazionali ed etniche di notevole peso culturale e sociale sul territorio. Da un punto di vista religioso si contano decine di gruppi e comunità tra le quali, oltre a quella cattolica, la ortodossa, la musulmana e la evangelica. A partire dagli anni Novanta si sono registrate le prime presenze straniere che ricercavano, in regione, un lavoro.

Numerose furono inizialmente le donne arrivate per prendersi cura delle famiglie umbre e, più in particolare, degli anziani e dei malati. Inizialmente peruviane, poi ecuadoregne e successivamente nel tempo si sono aggiunte le donne provenienti dall’Est Europa, che oggi rappresentano la componente numericamente più consistente. Umbria territorio poco appetibile per gli immigrati che ci hanno risieduto stabilmente.

All’inizio del 2013 risultano residenti in regione 92.794 cittadini stranieri, di cui 41.044 maschi e 51.750 femmine. I nuovi iscritti per nascita, per iscrizione da altri comuni e iscritti dall’estero sono 12.748, mentre i cancellati per morte, per altri comuni e per l’estero si attestano in 8.029 unità. Il saldo migratorio in Umbria è, pertanto, ancora positivo. Tuttavia, se si considera la differenza tra gli iscritti in anagrafe con provenienza da altri comuni italiani (4.655 iscritti) e i cancellati dalle anagrafi dei comuni umbri per iscrizione in altri comuni italiani (5.077 cancellati), il saldo è negativo per oltre 400 unità. La lettura di tale dato porta a considerare l’Umbria un territorio non più così appetibile per coloro che ci hanno risieduto stabilmente.

Dei quasi 93 mila cittadini stranieri residenti, 71.889 sono a Perugia (10,9% sui residenti) e 20.905 a Terni (9,2%): l’Umbria è, in Italia, tra le regioni con l’incidenza più elevata per presenza di cittadini stranieri sul totale della popolazione. In Umbria c’è l’11,8% del totale dei preti stranieri in Italia. Attraverso il coordinamento regionale degli oratori si rileva una notevole presenza di minori stranieri, la maggior parte dei quali nata in Italia da genitori stranieri. Una particolarità territoriale è la presenza dell’11,8% del totale dei preti stranieri in Italia.

Si tratta di una ricchezza che si è chiamati a valorizzare sempre più al fine di arrivare a toccare con mano una religiosità sempre più missionaria e una società sempre di più interetnica e accogliente. La crisi economica ha duramente colpito anche i non italiani. Dalla seconda metà degli anni Novanta il territorio ha impiegato un considerevole numero di lavoratori stranieri occupati soprattutto nel settore edile con contratti di lunga durata. Fino all’anno 2011, infatti, i lavoratori stranieri rappresentavano il 13,8% del totale degli occupati nella regione.

La crisi poi ha colpito in modo ancora più massiccio rispetto agli altri proprio i lavoratori stranieri e le loro famiglie, non importa se arrivati in Umbria da poco tempo o residenti di lungo periodo. La crisi nel settore edile e il decremento dei volumi di attività legati alla ricostruzione post sismica, hanno determinato la perdita di molti posti di lavoro e la chiusura o il ridimensionamento di altrettante piccole e medie imprese. Molte famiglie straniere, non avendo reti parentali e comunitarie di riferimento, si sono ritrovate, nel volgere di un periodo anche inferiore all’anno, a far fronte a una condizione di povertà assoluta e di emergenza per l’accesso ai beni primari, avendo perso il lavoro e terminato il godimento dell’indennità di disoccupazione.

L’intervento della Chiesa umbra. La Chiesa umbra è intervenuta per sostenere economicamente questi nuclei familiari per il pagamento dei canoni di locazione abitativa, delle utenze domestiche, della mensa scolastica per i figli, delle tasse per i rinnovi dei permessi di soggiorno, e le hanno accolte nelle loro mense e nelle loro strutture. Si tratta non di casi isolati, ma di un numero consistente di famiglie che mai prima d’ora si erano trovate in una così grave condizione di emergenza economica e/o di indebitamento. C’è chi cerca di adattarsi a svolgere piccoli lavori di giardinaggio, riparazioni edili o lavori agricoli stagionali, senza avere la minima certezza di una retribuzione, trattandosi di lavori a titolo precario, sprovvisti di qualsivoglia tutela.

Anzi, molto spesso, come nei lavori agricoli stagionali, la retribuzione avviene in natura, costringendo i lavoratori stranieri a rivendere quanto dato loro in pagamento nella forma di prodotti della terra (si consideri, ad esempio, la raccolta delle olive nel periodo autunnale). C’è chi decide di tornare al Paese d’origine o tentare la fortuna in altri Paesi dell’Unione Europea. Molte famiglie straniere, invece, hanno deciso di mutare il proprio progetto migratorio, che aveva come obiettivo la definitiva permanenza in Italia e la stabilizzazione mediante l’ottenimento della cittadinanza italiana.

Alcuni decidono di invertire la rotta e di fare ritorno nel paese di origine, del quale magari non si sentono più cittadini e spesso trattati come stranieri anche da questo. Altri stanno aspettando la concessione della cittadinanza italiana per trasferirsi con le proprie famiglie in paesi europei che poco o per nulla risentono della crisi socio-economica, primi fra tutti la Svizzera e la Germania, laddove da cittadini italiani hanno maggiori chance di occupazione lavorativa rispetto allo status di cittadini extracomunitari. Si tratta di decisioni molto sofferte, in particolare difficili da comprendere ed accettare per i figli minori che frequentano, spesso con profitto, le scuole italiane. Ma si tratta, allo stesso tempo, di scelte inevitabili e da compiere in breve tempo.

Il 20% degli stranieri entranti in Umbria nel 2012 proviene dalla Cina. L’avvocato Giorgio Pallucco, direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia e delegato regionale di Caritas Umbria, commenta così i dati: «Dal Rapporto emerge che il territorio umbro si sta progressivamente depauperando di immigrati e questo elemento non va letto in modo positivo. La popolazione indigena dell’Umbria, infatti, è sempre più anziana e assistere alla partenza di nuclei familiari inseriti nel tessuto sociale e culturale del nostro territorio, spesso con i figli nati e cresciuti da noi, non è certamente buona cosa per il futuro di questa regione.

Un altro dato che vorrei sottolineare – continua Pallucco – è che il 20% delle persone che nel 2012 sono giunte in Umbria proviene dalla Cina. Credo sia opportuno in futuro avviare una riflessione su questo dato, in quanto la comunità cinese, purtroppo, vive isolata e ha pochi contatti col territorio».

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