Occupazione, lavoro, contrasto alla povertà, i dati della Caritas

Altre voci di bisogno si rilevano sul fronte delle dipendenze

Umbria sempre più povera e i dati, tragicamente, lo confermano
povertà

Nel 2015 la Caritas di Perugia-Città della Pieve ha promosso la nascita dell’“Osservatorio diocesano della povertà e delle risorse”, secondo le indicazioni di Caritas italiana e della Cei, la cui direzione è stata affidata all’economista Pierluigi Grasselli coadiuvato nel lavoro di ricerca da Silvia Bagnarelli, Nicola Falocci e Daniela Monni. Frutto di questo “Osservatorio” è il “Primo Rapporto sulle Povertà” nell’Archidiocesi perugino-pievese dal titolo: “Andare incontro ad ogni persona. La risposta della comunità ecclesiale alla povertà”. I suoi sei capitoli (l’ultimo dedicato a tre storie significative di vita), di complessive 44 pagine, contengono diversi dati interessanti raccolti in tabelle e illustrati con grafici.

I dati riguardano gli utenti recatisi almeno una volta nella loro vita al Centro di Ascolto (CdA) Caritas diocesano di Perugia nel biennio 2014-2015, potendosi così anche compiere un confronto diretto con l’ultimo Rapporto di Caritas italiana (relativo al 2014). Nel biennio di riferimento il numero degli utenti è rimasto pressoché stabile (987 nel 2014 e 971 nel 2015), pur accrescendosi di circa il 10% rispetto al 2013. Considerandone la cittadinanza, si nota la netta prevalenza della componente estera rispetto a quella italiana: nel 2015 la quota della prima è pari al 64,8%, con un lieve aumento rispetto al 2014 (61,8%), comunque risultando superiore al dato nazionale (nel 2014 il 58,1%). Tra gli stranieri rivoltisi al CdA diocesano prevalgono per nazionalità, nell’ordine, marocchini, albanesi e nigeriani. Gli utenti si caratterizzano, secondo il sesso, per una maggior presenza delle femmine (circa il 55% sia nel 2014 che nel 2015). Di essi, la maggior parte è compresa nelle fasce di età produttiva, principalmente nelle classi 35-44 e 45-54. Sotto il profilo dello stato civile, sono in netta maggioranza le persone coniugate: il 57,3% nel 2014, con un aumento al 67,1% nel 2015 (che corrisponde al 75,1% tra gli stranieri). Vi si collega la composizione del nucleo familiare, che vede prevalere (nel 2015, mediamente, 85,7%), soprattutto tra gli stranieri (91,3%), quelli che vivono in un nucleo familiare con coniuge, figli o altri familiari/parenti, con un valore molto superiore rispetto al dato nazionale.

Quanto alla situazione abitativa, poco meno della metà degli utenti (46%) dichiara di vivere in una casa affittata da un privato, il 3,3% in una casa di proprietà, mentre il 2,9% segnala situazioni di estrema precarietà.  In tema di condizione professionale, i dati disponibili mostrano una percentuale di occupati molto contenuta (8,2% nel 2015, 7,3% nel 2014, di contro al 15,7% rilevato dalla Caritas nazionale).  Molto elevata risulta invece la quota di utenti che hanno perduto un lavoro e sono alla ricerca di nuova occupazione (76,0% nel 2015 e 79,2% nel 2014, di contro al dato nazionale del 61,7%). Prevale dunque in modo nettissimo lo stato di disoccupazione e di ricerca di nuova occupazione, molto più diffuso tra gli utenti stranieri che tra quelli italiani (81,4% contro 66,0%).

Ponendo attenzione al carico di problemi-bisogni segnalati da chi si rivolge ai Centri di Ascolto, troviamo, al primo posto, nel 2015, il fronte dell’occupazione/lavoro, avvertito maggiormente dagli stranieri (70,3% contro il 58,5% degli italiani), e quello della povertà/problemi economici, in seconda posizione (con una diffusione pressoché pari tra italiani e stranieri). A livello nazionale, nel 2014, è invece la povertà economica a prevalere sui problemi di occupazione. Altre voci di bisogno si rilevano sul fronte delle dipendenze, dei problemi familiari, della condizione di immigrato, della salute. Si tratta di casi meno numerosi (anche perché denunciati forse per difetto, forse non ritenendosi il Centro di Ascolto la sede appropriata per la richiesta), che comunque richiedono interventi specifici, professionalmente adeguati, e quindi un’offerta appropriata di servizi.

Tra le attività della Caritas, in risposta alle richieste degli utenti, spiccano le attività di “ascolto”, nel corso delle quali, dopo un colloquio con l’utente, e dopo aver individuato i suoi reali bisogni, sono prefigurati possibili interventi di sostegno. Tra il 2014 e il 2015 aumenta l’intensità degli interventi, passandosi da 3,4 a 4,1 tipologie di interventi per utente, in connessione con il processo di impoverimento di molte famiglie. Al netto delle attività di ascolto, oltre il 90% degli interventi ha come oggetto sussidi di tipo economico (in gran parte dedicati al pagamento di bollette/tasse). Un importo marginale, ma in forte crescita, è dedicata all’erogazione di beni e servizi materiali, attualmente compiuta dall’Emporio, per il quale non disponiamo ancora di un archivio sistematico di dati. Le indicazioni fornite dal Rapporto confermano anche per la nostra diocesi la gravità della situazione sociale, che colpisce l’intero Paese. Per fronteggiare povertà ed esclusione sociale, si impone, tra l’altro, la presenza di una comunità locale in cui i cittadini siano legati da un patto di partecipazione e cittadinanza attiva, tra loro e con un’amministrazione pubblica orientata ad un’effettiva azione sussidiaria, per dei servizi flessibili, personalizzati e integrati, con piena trasparenza della propria azione. Nella promozione sincera della dignità ed autonomia di poveri ed emarginati, la nostra comunità può ritrovare, come Papa Francesco non si stanca di ripetere, la sua dimensione più profonda e più autenticamente umana.

La Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve /

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