Il male del non amore si chiama Malamore, ancora femminicidio

Per costruire una nuova cultura servono modelli, leggi, educazione, protezione

Il male del non amore si chiama Malamore, ancora femminicidio

Il male del non amore si chiama Malamore, ancora femminicidio L’ennesimo femminicidio ci mette nuovamente di fronte ad un dramma sociale che sta diventando sempre più emergenza. Ripetiamo come un mantra che sono 60 le vittime in 8 mesi; ripetiamo che solo in questa settimana 2 sono stati gli efferati “ammazzamenti”: una donna bruciata, una accoltellata. Ma ripetere numeri, codici, affidarsi alle statistiche, agli studi non basta più. Quello che continua ad annichilirci è questa continua e totale incapacità di accettare l’abbandono, una decisione o un’azione diversa da quella si era prevista. Per costruire una nuova cultura servono modelli, leggi, educazione, protezione.

Vorremmo partire dall’amore, anzi dal “Malamore”, che spesso porta la vittima a sentirsi in colpa e rimanere ed accettare senza rendersi conto che il carnefice sta diventando tale : L’amore è felicità e può crescere soltanto se ci provoca più sorrisi che lacrime; e sebbene in una relazioni ci siano a volte litigi ed incomprensioni, la sofferenza ed il dolore non possono esserne le caratteristiche principali perché ciò che ci fa male NON è MAI amore. Se una relazione non ci porta ad amarci di più e ad avere una opinione migliore di noi stessi, allora qualcosa sta andando storto. L’amore ci rende più liberi. Sapere che qualcuno ci ama per come siamo, con le nostre qualità e i nostri difetti, ci dà sicurezza.

E l’amore non è dipendenza. Spesso le vittime danno altre opportunità giustificando il compagno, perché non sbaglia sempre, non è sempre violento o aggressivo, non ti insulta tutti i giorni, né ti disprezza o ti picchia continuamente. Ma non serve dire una cosa e poi il suo contrario, o dire qualcosa e fare l’opposto, l’amore non è una lotteria dove non sappiamo se arriva un premio o una punizione. Non c’è niente di più pericoloso di quando ci danno una volta la carota e una volta il bastone, perché ci fa vivere nella sofferenza continua, nel perdono costante e nella eterna speranza che quella persona possa cambiare. Tutti gli uomini e le donne meritano l’Amore , quello che aggiunge , quello che migliora la persona non quello che sottrae e ci impoverisce.

E l’amore non vuole isolarti perché l’Amore non è Possesso .E l’Amore non è paura. Ma ci vuole un’educazione anche all’Amore. A partire dalle Famiglie dove si insegni il rispetto per i generi, dove non ci siano sempre e solo “obblighi” per le femmine e solo “diritti”(acquisiti dalla nascita) per i maschi; dove il maschio può fare ciò che vuole e la femmina deve vivere nelle limitazioni perché certi comportamenti per le bambine non sono adeguati! Occorre educare al rispetto delle differenze e farne una fonte di ricchezza, che nulla è dovuto, che nella famiglia e nella coppia non c’è da aspettare che sia sempre l’altro a fare, perché , sempre secondo la tradizione culturale, ci sono compiti che solamente la donna può svolgere.

E ci vuole un’ educazione al sentimento, a partire dalla scuola materna. Al sentimento che c’è ma anche al sentimento che smette si esserci ; perché bisogna imparare ad accettare i cambiamenti, le trasformazioni personali , la crescita di ciascuno; occorre imparare ad accettare i No , l’abbandono, l’assenza e trasformarla. E bisogna però conservare il percorso che si è fatto ; le cose belle vissute perché diventino una fonte di ricchezza per il futuro. E ci vuole l’aiuto, il supporto e la forza di tutti quegli Uomini, che questo percorso interiore lo condividono già perché lo hanno fatto proprio, perchè è stato loro insegnato, perché sono consapevoli dei propri sentimenti e ne vanno orgogliosi.

Quegli uomini che in virtù di questo sanno gestire le proprie emozioni, e relazionarsi sempre, a prescindere da ciò che accade dentro e fuori la coppia, in maniera sana con la propria compagna. Ecco a questa grande comunità di Uomini chiediamo che esprimano il proprio sdegno ed il proprio disgusto, che chiedano scusa a nome di tutti gli altri, che esprimano la loro disapprovazione per questo barbaro fenomeno perché sia chiaro che la violenza non è mai Forza ma è l’espressione di una grande Fragilità e dell’incapacità di costruire la propria vita e la propria identità attraverso relazioni paritarie fondate sul rispetto e la reciproca crescita. E ci vuole un linguaggio appropriato: perché quando appelli le donne dandole delle “Olgettine” , delle “Sufragette”, delle “ Bambole Gonfiabili” o dei “Soprammobili” ( quando va bene) dai il là a questo circolo vizioso che porta agli effetti che conosciamo.

E perché se ci si rivolge ad un uomo chiamandolo dottore, a parità ti titolo, non ci si può rivolgere ad una donna appellandola signora. Così come un sindaco uomo viene chiamato sindaco , una sindaco donna viene chiamata con il nome di battesimo. Il rispetto passa anche dal valore che si dà al ruolo alla posizione che si ricopre. E perché poi occorre avere anche rispetto per il corpo delle donne e non mercificarlo come spesso si fa condizionando negativamente il suo valore ed in questo i media, la stampa, i giornalisti possono farsene i primi portavoce. Insieme alle Istituzioni che hanno il dovere di domandarsi se è stato fatto tutto quello che si poteva fare, o se sono necessari investimenti ed azioni correttive in materia.

In questo momento ci si deve impegnare di più , servono maggiori finanziamenti. Per l’insegnamento nelle scuole, per la prevenzione, per la diffusione delle informazioni, per il potenziamento dei Centri Anti Violenza ed i punti di ascolto e la loro riorganizzazione; per il rafforzamento di tutti gli organismi di parità istituzionale con una particolare attenzione al Centro Pari Opportunità della Regione dell’Umbria che sta già lavorando in questo senso con obiettivi precisi ed una nuova visione per il futuro , per l’inserimento della donna nel mondo del lavoro dopo il percorso di rinascita ( quando si ha la fortuna di liberarsi) , per l’assistenza sanitaria nelle usl, … con iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione che conferiscano autonomia e capacità d’analisi.

La presenza di un referente per l’educazione alla relazione, può sollecitare misure educative a favore delle pari opportunità tra generi e della promozione della soggettività femminile. E’ importante mettere in piedi una rete di collegamento che possa liberarci da questa piaga sociale che rende tutti più poveri e soli.

Dove esistono forti centri antiviolenza e si formano pool antiviolenza, anche con protocolli d’intesa tra le istituzioni, le denunce di violenza aumentano. Si allenta la paura, si rafforza la volontà di rompere la complicità con la violenza anche perché c’è chi può aiutare nella volontà di tornare libere. In Italia non tutti i centri possono offrire ospitalità alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Non c’è una equa distribuzione di centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale: molte regioni ne hanno pochissimi, alcune regioni nessuno. Il Consiglio d’Europa raccomanda un centro antiviolenza ogni 10.000 persone e un centro d’emergenza ogni 50.000 abitanti. In Italia dovrebbero esserci 5.700 posti letto ce ne sono solo 500.

Siamo lontano dagli standard europei richiesti. Importante anche la presenza di nuclei specializzati tra le forze dell’ordine e nelle ASL. Ci vuole pertanto un coordinamento su molteplici piani e sulle ragioni politiche e culturali che causano la violenza, mobilitando le comunità, trasformando le norme sociali, aumentando e se necessario rimodulando le forze dell’ordine, il personale sanitario, la magistratura e il personale scolastico, educando i bambini e i giovani, rimuovendo gli ostacoli all’occupazione femminile, promuovendo la loro autonomia e la loro libertà.

La rivoluzione culturale parte da noi , dal superamento di un pensiero che riproduca gli schemi dicotomici che possano generare nuove forme di dominio e di esclusione. Attraverso questo snodo fondamentale può essere ancora attuale il grande contributo, e la nobile lotta, conducono e condurranno contro quella volontà di potenza che alberga irrimediabilmente nell’essere umano.

Abbiamo sbagliato di nuovo ieri, spero che riusciremo a ripartire con una nuova forza, una nuova energia e soprattutto con la consapevolezza che da oggi in avanti si lotta per ottenere i risultati e con altrettanta coscienza di non fare come i gamberi ma di procedere senza cedere di un millimetro . Il prossimo impegno sarà pertanto nella riforma della legge regionale La Legge quadro Regionale per la parità e contro la discriminazione di genere ancora non esiste ma tutti sapevamo essere in fase di sviluppo e la cui audizione “ Norme per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini” è pianificata per Settembre. Perché NON esiste chi picchia per Amore Perché l’Amore non vuole che tu muoia, ma che tu Viva anche senza di lui o di lei Perché l’Amore vuole la libertà di entrambi Perché l’Amore vuole che tu voli non che tu sia un essere represso e frustrato Perché l’Amore vuole la felicità dell’altro, sempre Perché l’Amore vuole la Vita non la Morte, per nessuno.

E perché la Violenza sulle Donne e la Violenza in generale non è una cosa normale. Il partito democratico dell’Umbria tutto prosegue la sua campagna di sensibilizzazione con iniziative concrete tese, non solo a muovere le coscienze, ma anche a portare testimonianze ed esperienze che si traducano in azioni ed impegni concreti a tutti i livelli. Stiamo lavorando ad un’iniziativa regionale che terremo dopo la metà di Settembre e che in maniera trasversale coinvolgerà tutti.

Nel frattempo prosegue il nostro impegno nella campagna firmataria contro il Femminicidio promossa nel mese di Maggio e per la quale le adesioni stanno salendo, segno che qualcosa nelle coscienze si sta muovendo.

Simona Meloni – Responsabile diritti e pari opportunità della Segreteria Regionale Pd

Stefania Fiorucci – co-coordinatrice della conferenze delle Democratiche Umbria

Roberta Isidori – co-coordinatrice della conferenza delle Democratiche Umbria

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