Mafia, familiari vittime, Pippo Di Vita e il “pianto della solitudine”

Momenti di altissima commozione, ieri pomeriggio, per la Giornata in memoria delle vittime di mafia

Mafia, familiari vittime, Pippo Di Vita e il "pianto della solitudine"

Mafia, familiari vittime, Pippo Di Vita e il “pianto della solitudine”

«Uno dei tanti drammi dei familiari vittime di mafia è la solitudine», lo ha detto Pippo Di Vita, docente di origini palermitane ma trapiantato in Umbria dal 2011 ed è un familiare di una vittima della mafia. Suo suocero era il Maresciallo Maggiore dei Carabinieri, Vito Ievolella, ucciso a Palermo il 10 settembre 1981 nella sua auto, da sicari professionisti: solo dopo circa 25 anni quei sicari hanno avuto un volto e quell’omicidio un perché. Di Vita è intervenuto a “Giornate in Memoria delle vittime di mafia” a Bastia Umbra. L’iniziativa, introdotta dal sindaco della Città, Stefano Ansideri e coordinata da Paola Lungarotti, dirigente dell’Istituto Comprensivo Bastia 1, ha visto la grande partecipazione degli studenti: sala della Consulta del Comune gremita! «Tutte per persone vittime della mafia – ha rimarcato – hanno subito la solitudine e l’emarginazione».

Il professor Di Vita ha spiegato che “conveniva al quella mafia eliminare, oltre alle persone ‘scomode’ anche i familiari. «E’ terribile – ha spiegato Di Vita – ma ancora non si sa chi ha ucciso Falcone e Borsellino. Processi che si fermano, processi che ricominciano e si procede sempre allo stesso modo, con silenzi e depistaggi». Durante l’incontro, per altro, c’è stato l’intervento telefonico di Rita Borsellino, sorella di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia.

Il maresciallo maggiore, Vito Levolella – suocero di Pippo Di Vita, fu ucciso a Palermo il 10 settembre del 1981. Una esecuzione fatta da sicari professionisti. Levolella collaborava con il Generale Dalla Chiesa e con il Magistrato Rocco Chinnici ed era Capo della sezione del Nucleo operativo specializzato nella repressione dei reati contro il patrimonio e profondo conoscitore dell’ambiente criminale Palermitano. E’ stato il quinto uomo dello Stato ad essere ucciso dalla mafia, dopo di lui è toccato al Generale Dalla Chiesa.

«La causa di tanta crudeltà nei loro confronti – ha detto il professor Di Vita – era stata un’indagine particolarmente significativa che aveva comportato un salto di qualità al contrasto verso il crimine mafioso, nel contrabbando di tabacchi, droga e commissione di omicidi ». Una ennesima volta, quindi, rapporto stretto politica locale, politica di Stato e mafia. Al momento in cui il professore ha raccontato dell’esecuzione di suo suocero, si è commosso e la sala intera gli ha dato sostegno con un fragoroso applauso.

«Quell’uomo per me – ha detto – era come un padre. Mi diceva sempre, soprattutto quando riceveva minacce, Pippo, questo è il mio lavoro e io devo farlo. Potrei essere trasferito, ma come faccio? Lo faccio soprattutto per i giovani, per il loro futuro».

Il messaggio che Pippo Di Vita ha trasmesso, quindi, è stato che tutti dobbiamo sforzarci di sradicare l’abitudine ad usare scorciatoie per ottenere qualcosa e impegnarci a vivere nel modo più onesto possibile. La mafia la si combatte cambiando la nostra mentalità in quanto essa non è un fenomeno che riguarda solo la Sicilia, ma è una cultura, un modo di vivere che riguarda tutti. E’ bene, inoltre, non credere a tutto quello che i massmedia e i social diffondono, perché spesso la realtà viene raccontata in maniera distorta, invece la verità deve essere verificata ed è fondamentale che ognuno ragioni con la propria testa.

Durante l’incontro è stato proiettato un filmato, collage delle teche Rai sugli omicidi di mafia, rimasto in bozza perché l’autore fu ucciso. Alcune classi della scuola media di Bastia Umbra stanno  lavorando ad un libro sulla mafia. Per la prima volta un’opera firmata da studenti non siciliani. Gli scrittori dell’IcBastia1  intervisteranno, fra i tanti familiari delle vittime di mafia, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in quanto fratello di Pier Santi, ucciso il 6 gennaio 1980 da Cosa nostra, durante il mandato di presidente della Regione Sicilia.

All’incontro hanno partecipato anche il presidente del consiglio comunale, Stefano Santoni e l’assessore alla cultura e all’istruzione, Claudia Lucia.

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