Club Pallotta, progetto concreto per gli anziani

Giampiero Tamburi, Impianti sportivi comunali
gianpiero TAMBURI

Noi pensiamo che risolvere le problematiche degli anziani, oltre che un diritto degli stessi, sia anche un notevole ritorno economico e sociale per tutta la collettività.

Per la nuova Amministrazione Comunale è opportuno che nelle problematiche da affrontare deve, per ridare una giusta direzione ad una Perugia che la politica si è da troppo tempo dimenticata del grave problema, dedicare un posto di significativa importanza a chi non è più tanto giovane per il quale le esigenze ed i problemi sono, ogni anno, più gravosi. L’Italia non è un Paese di giovani: la bassa natalità fa sì che nel nostro Paese, sempre più, siano più anziani che giovani e Perugia non differisce da questa verità.

Lo sforzo di dare un futuro agli “Over” diverso da quello di oggi si traduca, alla fine, essenzialmente in un grande processo di innovazione che coinvolga, in maniera mirata, evitando inutili spechi di risorse economiche le strutture, le associazioni, le organizzazioni quali, sanità, assistenza sociale, università della terza età ecc.

È estremamente importante, altresì, per non disperdere energie preziose, sia economiche che sociali, un lavoro capillare per la conoscenza dei reali bisogni nel territorio comunale, onde diversificare, secondo le reali esigenze, la qualità e la quantità dei servizi occorrenti.

anziani_3Non è raro che molti anziani vivono da soli, in condizioni di disagio ed abbandono, e talvolta non riescono a sbrigare autonomamente le principali attività quotidiane o anche se vivono in famiglia, in alcuni casi, le stesse non riescono, per ragioni contingenti, a prendersene cura; ed in molti casi, la terza età, diventa un problema davvero difficile da sostenere. Dobbiamo a questo proposito ricordare che, molto spesso la famiglia degli anziani è composta anzitutto da altri anziani. Accanto ad un novantenne troviamo un coniuge avanti con l’età, o un figlio ultrasessantenne. Così la cura di un non autosufficiente spesso ricade su una persona che richiederebbe essa stessa aiuto.

Per arginare il problema, è opportuno che i nostri amministratori comunali prendano seriamente in considerazione e siano più sensibili a questa politica sociale creando, quindi, ad hoc servizi e strumenti per aiutare concretamente gli anziani e le loro famiglie, a superare quelle difficoltà che quotidianamente nascono dal rapporto con la società: problemi che possono essere, disbrigo di piccole pratiche quotidiane, accompagnamento presso le strutture sanitarie per eseguire visite mediche o cicli di cure, stimolare l’attività motoria delle persone che hanno difficoltà di movimento o favorire, altresì, una socializzazione che l’età rende problematico mantenere.

L’obbiettivo primario di queste politiche dovrebbe, in definitiva, concretizzare la possibilità che, più anziani possibile, possano rimanere a casa loro e prevenire al massimo il ricovero in case di riposo. Cioè investire sulla domiciliarità, sulla semi-residenza e sulle attività diurne. Quando restare nel proprio domicilio non è assolutamente possibile, l’alternativa dovrebbe essere adeguata a far vivere all’anziano l’allontanamento dalla propria casa il meno traumatico possibile. Ciò è realizzabile utilizzando strutture più piccole e a carattere familiare, come possono essere le case-famiglia o similari, tenendo presente soprattutto l’indicazione di scelta del soggetto interessato. È fondamentale, per quanto possibile, la vicinanza al quartiere d’origine o ai propri familiari.

UNO STRUMENTO ADEGUATO.
È auspicabile che nasca uno strumento per rispondere alle esigenze, nel territorio, di chi chiede un’adeguata assistenza di qualsiasi natura sia. L’istituzione di una “Consulta territoriale”, per chi è residente nel territorio comunale, potrebbe essere lo strumento adeguato per rispondere a questi concreti bisogni.
La Consulta verrebbe eletta ed autogestita, attraverso una organizzazione ed un organigramma adeguato, da tutte le cittadine ed i cittadini del comune che abbiano compiuto il 60° anno di età e le sarebbe affidato il ruolo di portavoce e collegamento tra la casa comunale e gli interessi degli iscritti, con un ruolo specifico di coordinamento propositivo.

I Comitati e le Associazioni di quartiere, strutturati e organizzati dal Comune in modo adeguato , potrebbero intervenire, con un coordinamento esecutivo, quali punti di riferimento e di aggregazione tra gli utenti.
Ove possibile sarebbe un valore aggiunto coinvolgere anche i familiari, figli ecc., anche se i medesimi non entrassero direttamente nelle decisioni della Consulta.

Un istituto che, tra le altre cose, potrebbe offrire consulenze ed aiuto, nell’ambito delle sue possibilità e competenze comunali, alle anziane ed agli anziani residenti che vogliono esporre i problemi o le loro necessità attraverso udienze settimanali (o da stabilirsi), con un punto di ascolto (telefono grigio o similare).

Tra le altre iniziative, come esempio, potrebbero trovare posto:
– Banca del tempo: un moderno sistema di collaborazione reciproca tra gli anziani bisognosi e chi tra di loro può dare una mano: non a caso hanno la possibilità di far parte dell’organismo i sessantenni che, in ragione dell’età, possono essere ancora in grado di dare molte energie a coloro che ne hanno bisogno. Questo tipo di collaborazione sarebbe favorito dalla frequentazione di un centro sociale comunale gestito sempre dalla Consulta.
– Giornate dei nonni e delle nonne: sempre la Consulta potrebbe organizzare delle manifestazioni riservate solo alle persone anziane, offrendo l’opportunità ideale per rinfrescare vecchie amicizie, fare nuove conoscenze e trascorrere in piacevole compagnia alcune ore della giornata. Al tempo stesso esse rappresenterebbero anche l’occasione di mettere nella giusta luce l’importanza del ruolo sociale dei nonni e delle nonne e ringraziarli per il loro amore per la famiglia e per l’attività che svolgono in favore della stessa e di riflesso, per l’intera collettività.
– Modo di abitare sicuro: la qualità dell’abitare è un fattore determinante per la vita della persona anziana. La Consulta potrebbe elaborare un promemoria che contenga tutte le più importanti informazioni ed annotazioni per un modo di abitare a misura di anziano, mettendolo a disposizione delle Associazioni e dei Comitati di quartiere e di tutti i residenti che fossero interessati.
– Mobilità pubblica: un servizio di minibus, sempre autogestito dalla consulta, che possa favorire lo spostamento per necessità oggettive degli iscritti. Altresì, attraverso convenzioni con le società dei trasporti pubblici, avere una riduzione, concreta, del costo delle corse nei tragitti urbani regolari.
– Corsi di formazione: potrebbero essere organizzati ed istituiti, sempre dalla Consulta, ovviamente con personale specializzato fornito dal Comune, corsi di formazione professionale per assistenza agli anziani (badanti di ambo i sessi) con relativo attestato alla fine del medesimo, onde garantire una adeguata assistenza, ove necessario, con l’iscrizione, dei medesimi corsisti, in un albo professionale dove attingere per le richieste di intervento. Oltre alla professionalità ciò garantirebbe anche una relativa sicurezza a chi viene affidato l’incarico.
– Sicurezza nelle strade: passeggiate, parchi e marciapiedi sicuri attraverso la richiesta alle forze dell’ordine (Polizia di Stato, Polizia Urbana e Carabinieri) di un adeguato e continuo controllo.
– Proiezioni settimanali di film: programmazione di proiezioni di film in sale appositamente individuate o altre manifestazioni ludiche secondo le esigenze. Un servizio sempre auto-gestito con l’assistenza di tecnici specializzati in ambito del volontariato
Oltre ad altre numerose agevolazioni che potrebbero essere indicate degli stessi iscritti alla Consulta.
Parafrasando un affermazione che si sente ripetere in diverse occasioni potrebbe essere:
“Un sistema sano lascia gli anziani a casa intendendo che comunque il ricovero in
case di riposo deve essere proprio l’ultima spiaggia di approdo per gli “Over”.
Questo, in definitiva è l’obbiettivo che dobbiamo raggiungere: alla quale una società sana dovrebbe ambire.

Oggi come oggi un anziano non è come chi cinquant’anni fa si trovava con gli stessi anni di chi li ha ora. Le cose sono alquanto diverse. Il tenore di vita e la scienza hanno fatto in modo che l’aspettativa e la qualità della vita siano notevolmente aumentate. Lo sbaglio che facciamo oggi è solo quello di considerare le problematiche di chi è avanti con l’età, solo quando si presentano quelle patologie che rendono invalidi.

Ancora non siamo stati capaci di dare un giusto senso ed avere interesse per considerare il fattore prevenzione per queste persone. Ci dobbiamo ricordare che, molto spesso, l’insorgere di malattie è causato anche da atteggiamenti psicologici sbagliati che comunque vanno individuati e corretti quando si è ancora in tempo. Per questo l’attenzione da dare agli anziani ancora “in forma” vuol significare una salute più duratura per i soggetti oltre che un notevole tornaconto economico per tutta la società.

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