Anche la Grande Guerra dimostra che disabilità e barriere sono negli occhi degli altri

Anche la Grande Guerra dimostra che disabilità e barriere sono negli occhi degli altri
Anche la Grande Guerra dimostra che disabilità e barriere sono negli occhi degli altri

Anche la Grande Guerra dimostra che disabilità e barriere sono negli occhi degli altri.
“Oggi, 4 novembre , Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate mi preme ricordare Enrico Toti”, dichiara Edi Cicchi, Assessore alle Pari Opportunità, Servizi Sociali, Edilizia Pubblica e Famiglia.

Medaglia d’oro al valor militare nel 1916 per volere di Vittorio Emanuele III con la seguente motivazione: «Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana.»

Enrico Toti, romano, ebbe un incidente sul lavoro che gli comportò l’amputazione della gamba sinistra. Nonostante ciò con la sua bicicletta fece il giro d’Europa negli anni 1911 e 1912.
Allo scoppio della prima guerra mondiale fece diverse domande d’arruolamento che vennero respinte ma, grazie all’interessamento del Duca d’Aosta, cugino del Re, fu arruolato nel 1916, e riuscì a farsi trasferire presso i bersaglieri ciclisti del terzo battaglione. In aprile i medesimi bersaglieri, presso i quali si era trovato a combattere, lo proclamarono uno di loro e lo stesso comandante, il maggiore Rizzini, gli consegnò l’elmetto piumato da bersagliere e le stellette.

Nell’agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari austro-ungarici, e con un gesto eroico, scagliò la sua stampella verso il nemico esclamando “Nun moro io!” (io non muoio!), poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell’elmetto.
“Mi preme ricordare questo eroe di guerra – continua l’assessore Cicchi – che ha deciso di affrontare il nemico, pur considerando la sua disabilità, dando il suo contributo all’unificazione dell’Italia.

Il nostro dovere oggi, 4 novembre, è abbattere certi pregiudizi, ribadendo il concetto che chi ha qualsiasi forma di disabilità non deve essere discriminato ma messo nelle condizioni di vivere una vita dignitosa e senza impedimenti: obiettivo di questo assessorato è abbattere tutte le barriere, sia architettoniche che mentali, cercando di far passare la disabilità sotto l’alveo delle Pari Opportunità e non dei Servizi Sociali.

Dobbiamo ricordare questi eroi di tutti gli italiani – conclude l’Assessore Cicchi – e mi preme ricordare la frase esposta sopra all’immagine di Toti nella sede dell’Associazione mutilati e invalidi di guerra di Pisa che recita: NON E’ MAI TARDI PER ANDAR PIU’ OLTRE.”

Anche la Grande Guerra

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