25 aprile a Perugia, Galgano (SC): lavoriamo per perpetrare i valori liberali

PERUGIA – “Nella giornata della Liberazione onore a tutti coloro che hanno dato la vita in nome di valori quali la libertà e la democrazia che hanno costituito le fondamenta sulle quali è stato edificato l’ordinamento del nostro Paese”. A dirlo, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile a Perugia, la deputata di Scelta Civica Adriana Galgano che, insieme al sindaco Andrea Romizi e ai rappresentanti delle istituzioni locali, ha partecipato alle commemorazioni dei caduti. “La nostra è una democrazia liberale che si basa su quell’equilibrio tra pesi e contrappesi – ha chiuso la parlamentare – che deriva dal confronto tra le forze elette e dalla loro plurale rappresentazione. Equilibrio che dobbiamo tutelare e difendere da derive personalistiche che rischiano di minare le basi della nostra repubblica”.

1 Commento su 25 aprile a Perugia, Galgano (SC): lavoriamo per perpetrare i valori liberali

  1. Celebrazioni della Resistenza italiana : le repressioni fasciste dei dissidenti . Per non dimenticare .

    Herbert Marcuse nell”Uomo a una dimensione” dice : ci troviamo dinnanzi a una confortevole levigata ragionevole democratica non-libertà; una non-libertà che permea ogni classe sociale e ogni aspetto della vita sociale fagocitata dal sistema capitalistico”. Il Capitalismo borghese trova molte scappatoie ideologiche tra cui il fascismo storico fu una di queste valvole di sfogo.
    Si dice che Ogni società produce o è il prodotto bilaterale di una determinata cultura . In ogni regime i diversi gruppi sociali le classi le caste posseggono ognuna le proprie forme di illegalità. In Italia sopravvive ai giorni nostri una cultura politica antidemocratica di interesse e violentemente repressiva .
    In occasione delle celebrazioni e ricordi dei settanta anni della Liberazione italiana dal fascismo, doveroso ricordare con profonda riflessione e partecipazione civile le migliaia di vittime e prigionieri dissidenti , internati nei Gulag sovietici “ Storie di uomini giusti nel Gulag “, degli internati nei manicomi di tortura in Grecia in Cina e in Italia sotto il duce Benito Mussolini.
    Sono diverse le testimonianze di quanti antifascisti e contestatori vissero in prima persona le atrocità delle torture e internamenti costruiti puramente in manicomio .
    Tatiana Chodorovic internata in Russia scrive “ la condanna alla pazzia è un delitto che non ha eguali sulla terra”.
    In Italia la repressione psichiatrica dei dissidenti, in particolare dei comunisti e partigiani fu feroce e spietata. Venne promossa una legge, la famosa legge 36 del 14 febbraio 1904 “ Disposizioni sui manicomi e alienati. Custodia e cura degli alienati” , dove per alienati si intendevano tutti coloro che risultavano pericolosi per una qualunque causa o provocavano scandalo pubblico. Per i ricoveri degli schedati politici si distinguono due fasi durante il regime fascista : una prima che comprende gli anni 1922 -1926 nei quali si cominciò sistematicamente a usare la pseudoscienza psichiatrica come mezzo di controllo o repressione.
    Dal 1927 in poi, si ebbe un’estensione del controllo politico ad ampi settori istituzionali e statali.
    Allo scoppio del secondo conflitto mondiale questo connubio tra istituzione psichiatrica e repressione di regime conobbe l’apice : a Roma , la clinica Universitaria per le malattie mentali venne adibita da reparto di osservazione per gli internati politici. Durante il Fascismo abbandonare la propria Patria, significava dare segni di patologia . la caccia senza tregua di dissidenti e anticonformisti riguardava ogni ceto sociale : avvocati, lavoratori, studenti, giudici .
    Per i contestatori avversi al regime del duce vi erano tre modalità di pena e punizione : persecuzioni, pedinamenti, torture e processi ; ricovero coatto nei manicomi provinciali o negli ospedali psichiatrici giudiziari ; carcere colonie penitenziarie o confino.
    La legge 36 resterà in vigore fino al 1978 quando poi passerà il timone alla legge 180 o Detta Legge Basaglia successivamente a essa vennero proclamati il regio decreto del 5 Marzo 1905 , il regio decreto 16 Agosto 1909 che ne attestano la continuità . in particolare gli articoli 3 (1904) articoli 65 (1905) e 64 del 1909 regolamentavano la dimissibilità e la cosiddetta via di prova, secondo le quali previo parere e certificato del direttore del manicomio , si Dava all’alienato la possibilità eventuale di dimissione e dichiarata guarigione.
    Interessante a tal proposito il lavoro di Adriano Del Pont che ha raccolto 44540 biografie di antifascisti schedati , di cui 475 sottoposti a internamento psicjhiatrico .
    Negli anni del Fascismo il numero degli italiani internati in manicomio i cosiddetti “ matti del duce “continuò a registrare un costante aumento: tra il 1927 e 1941 i ricoverati passarono da 62127 a 94.946.
    Giulio Agostini direttore dell ospedale psichiatrico di Perugia del tempo intraprese un carteggio col duce inviandogli tra le altre cose documentazioni inerenti a ricerche in campo psichiatrico .
    Interessante sapere che anche a Perugia vi erano molti internati politici che non soffrivano di alcuna malattia mentale . Consultando l’Inventario del manicomio di Perugia risulta una quantità cospicua di ricoverati e matricole tra gli anni 1904 e 1942. Inoltre nelle schede sono compilate solo alcune voci quelle riguardanti i dati anagrafici, la religione , le letture e gli “ episodi rivelatori della proclività alla violenza o alla frode”. In moltissimi casi è segnalato il trasferimento del paziente presso un manicomio giudiziario.
    In questo senso i grandi internamenti di massa si ebbero sempre in periodi specifici : guerre, poteri, interessi politici perché in realtà essi sono stati e sono tutt’ora problemi puramente politici. Il potere politico ancor prima di agire sulle ideologie ,sulla coscienza delle persone si esercita in maniera più fisica sui loro corpi spersonalizzandoli oggettivandoli , violentandoli. Crimini.
    Molti di quanti sopravvissero agli internamenti psichiatrici si chiusero , non vollero parlare di quell’esperienza , altri si suicidarono prima o durante l’ internamento . Ma noi oggi sappiamo . E se conoscere è un dovere culturale e civile , il ricordare, sempre, e la lotta continua devono essere imperativo morale e concreto.

    Dedicato a tutti i partigiani e veri rivoluzionari di ieri e di oggi e ai miei nonni Favaroni Carlo e Nello.

    Eleonora Favaroni

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