Educare alla rete, più di 150 studenti a Palazzo Cesaroni

Gli agenti hanno spiegato ai ragazzi i pericoli della rete. Gli studenti della scuola media di Bevagna-Cannara hanno riferito sull'iniziativa Uci

Educare alla rete, più di 150 studenti a Palazzo Cesaroni

“Le foto che condividete sui social network possono essere modificate e diventare strumento di ricatto. Una vostra foto in costume da bagno, magari perché siete al mare, può essere attaccata tramite photoshop ad un corpo nudo e potreste avere la richiesta di mandarne una così, altrimenti lo dicono ai vostri genitori. Date amicizia sui social a chi conoscete veramente, perché quando siamo online tendiamo a non applicare le regole del quotidiano.

I vostri genitori si sentono tranquilli perché magari vi trovate nella cameretta di casa vostra, ma non è così: un enorme numero di persone può vedere quello che pubblicate e condividete”: lo hanno detto Mirco Pellegrino e Mirco Gregori della Polizia postale agli oltre 150 studenti provenienti dagli istituti comprensivi di Ponte Pattoli e Castel del Piano, dell’omnicomprensivo perugino “Bernardino di Betto” e di quattro classi della scuola primaria di Ponte Valleceppi, nel corso dell’incontro organizzato stamani a Palazzo Cesaroni dal Corecom, intitolato “Educare alla rete”, alla presenza della presidente dell’Assemblea legislativa, Donatella Porzi, della presidente del Corecom, Maria Gabriella Mecucci, della dirigente organizzatrice Simonetta Silvestri, e del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Maria Pia Serlupini.

Hanno partecipato anche gli studenti della scuola secondaria “Anna Frank” di Bevagna-Cannara, che hanno realizzato direttamente in classe, con l’ausilio del duo “Settecervelli”, alcuni video per l’iniziativa “Uci – Uso consapevole di internet”, curata dall’associazione “Sonoxsona”, rappresentata da Tiziana Tribulzi, mentre la società “Fucine” ha realizzato materiale cartaceo e informatico (disponibile in rete sul sito dell’Assemblea legislativa http://goo.gl/2vOedT [2]) che è stato distribuito a beneficio sia degli studenti che dei loro genitori.

“Sono felice – ha detto la presidente Donatella Porzi – perché oltre agli autorevoli relatori seduti a questo tavolo siete presenti voi ragazzi in quanto protagonisti della rete, che è a tutti gli effetti un luogo della nostra vita e proprio per questo, come ogni altro posto, porta con sé delle insidie, dei problemi, diremmo noi adulti il rovescio della medaglia e molte volte il rovescio della medaglia è assai pericoloso.

Perciò occorre vivere questo ambiente con la consapevolezza che presenta dei lati oscuri, delle zone grigie da cui purtroppo è difficile tornare indietro. Faccio appello al vostro senso di responsabilità.

Alla vostra correttezza e non ultima alla vostra buona educazione perché le parole, specialmente se scritte, possono ferire gravemente”. Nel corso della discussione sono stati trattate tematiche connesse alle insidie della rete, come la pedopornografia, il sexting (messaggi o immagini audaci in cui ci si mostra nudi o in atteggiamenti sessualmente espliciti), il cyberbullismo: “il bullo può farci un occhio nero durante una lite, ma il cyberbullo può fare ancora più male – hanno spiegato gli agenti della Polizia postale – costruendo un profilo sui social network con nostre foto modificate e commenti che ci ridicolizzano.

Bisogna avere la consapevolezza che è impossibile tornare indietro e cancellare tutto, in quanto accettare le condizioni di Facebook o di WhatsApp, quasi sempre senza prima leggerle, comporta il fatto che le vostre foto, le vostre parole e i vostri video appartengono non più a voi ma a chi dirige il network. Il sito è gratis, ma nessuno regala niente per niente: tutte queste informazioni sono il petrolio del futuro e costituiscono un potere economico molto grande. Inoltre si possono passare guai per colpa di altre persone che sono in grado di carpire e utilizzare informazioni su di noi: scaricare film o file musicali gratis, spesso collegati ad altre applicazioni, non fa danni a noi ma può farli, a nome nostro, ad altre persone, perché viene utilizzato il nostro indirizzo IP, quindi finisce nei guai il proprietario del computer anziché chi ha utilizzato in maniera fraudolenta i suoi dati. Se ci si accorge di qualcosa di strano è buona regola staccare la rete domestica e spegnere il computer non con il tasto ma togliendo la corrente”.

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