OSTEOPOROSI, 1 DONNA SU 3 VA INCONTRO A FRATTURE

osteoporosi(umbriajournal) ROMA – Una donna su tre può andare incontro a una frattura nel corso della sua vita. Questo rischio si chiama osteoporosi, “ovvero una condizione in cui lo scheletro è soggetto alla perdita di massa ossea con conseguente aumento della fragilità e predisposizione alle fratture. Colpisce il 35-40% delle femmine e solo il 10% dei maschi”. A spiegarlo è Andrea Fabbri, professore associato di endocrinologia all’Università Tor Vergata di Roma, nonché medico presso il centro diagnostico Medilab di Via Zambrini (Ostia).

In genere questa patologia emerge dopo la menopausa, “ma la sua incidenza è legata alla quantità di massa ossea che una donna ha accumulato nel corso della vita. Quindi per curarla – prosegue lo specialista – bisogna incidere sugli stili di vita a partire dall’infanzia”. Ad esempio, “bisognerebbe assumere ogni giorno 800-1.000 milligrammi di calcio, una dose da aumentare a 1.500 milligrammi dopo la menopausa”.
Attenzione, inoltre, all’eccessiva perdita di peso. Il primario di Endocrinologia e Diabetologia presso l’Ospedale S. Eugenio di Roma ricorda che “perdere il ciclo mestruale comporta una perdita di ossa, e un forte dimagrimento può far scomparire il ciclo come nel caso dell’anoressia nervosa”. Per prevenire l’osteoporosi non si deve quindi trascurare l’alimentazione, e per chi avesse problemi di colesterolo Fabbri consiglia una validissima alternativa: le acque bicarbonato calciche a residuo fisso medio alto. “Diversi studi recenti – sottolinea l’endocrinologo – hanno dimostrato che la loro biodisponibilità del calcio è addirittura superiore a quella del latte e derivati, con valori di assorbimento pari al 40% della dose ingerita”.
Sempre per prevenire l’osteoporosi, accanto a una dieta equilibrata si dovrebbe fare tanta attività fisica. “La donna dopo la menopausa deve praticare almeno 30 minuti di sport al giorno – aggiunge il professore – magari all’area aperta, perché il sole stimola la produzione di vitamina D importantissima per le ossa”.

Passando poi alle strategie di screening, l’esame principe per definire la condizione di osteoporosi è la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata). “Rientra nella diagnostica per immagini, essendo una sorta di fotografia del calcio contenuto nelle ossa. In sostanza – chiarisce Luca Marino, direttore sanitario dei centri diagnostici Marilab di Roma – è un detettore che scorre su un lettino, come uno scanner, e legge la composizione ossea fornendo un risultato sulle quantità di calcio e di componente proteica presente nell’osso”.
Una donna deve effettuare la MOC “prima della menopausa solo se ci sono fattori di rischio importanti causati da un’eccessiva magrezza, dall’assenza del ciclo da almeno sei mesi o, ad esempio, con l’anoressia nervosa. Deve invece controllarsi all’inizio della menopausa se in famiglia sono già presenti altri casi di osteoporosi, oppure se il soggetto in questione fuma, ha subito un eccessivo dimagrimento o ha fatto uso di cortisonici. In assenza di tali condizioni, elencate anche nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) – precisa Fabbri – il controllo va fatto dopo i 65 anni”. Per quanto riguarda l’uomo, invece, “non c’è un momento preciso per fare la MOC. Bisogna prestare attenzione al manifestarsi di fattori di rischio quali una cura prolungata di cortisonici, l’ipogonadismo, un dimagrimento, le sindromi da malassorbimento e le malattie infiammatorie intestinali (celiachia, Crohn, ecc.)”. In ogni caso “non si tratta di un’indagine costosa – afferma Marino – inoltre, nel centro Marilab non viene eseguita
come esame a sé stante, ma è sempre abbinata a una visita specialista per offrire al paziente un servizio completo”.
Esistono anche altre tipologie di indagini, come delle analisi del sangue specifiche per verificare la presenza di vitamina D. “In Italia – puntualizza Andrea Fabbri – ne sono carenti 8 donne su 10, tanto che in Veneto è stata introdotta una sorta di vaccinazione autunnale per la somministrazione di una dose annuale di vitamina D. Una cosa a cui non si pensa ma molto importante per gli anziani che oltre a una carenza ossea presentano anche una carenza muscolare, e la vitamina D migliora pure i tessuti”.

Insomma, controllarsi è “importante – afferma ancora l’endocrinologo – perché nel nostro Paese un quarto delle donne o degli uomini con fratture al femore rischiano di morire per complicanze nell’anno che segue, mentre un altro quarto rischia di incorrere in un’ulteriore frattura”. Per non parlare poi dei “costi sociali dell’osteoporosi, superiori a quelli previsti per le malattie cardiovascolari – conclude il professore – ecco perché bisogna predisporre degli interventi appropriati, atti a prevenire i rischi e a ridurre i costi”.

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