Morto Ugo Mercati, maestro e professore della chirurgia

Il professor Mercati aveva 80 anni ed era malato da tempo

Morto Ugo Mercati, maestro e professore della chirurgia
ugo mercati

Morto Ugo Mercati, maestro e professore della chirurgia

E’ morto questa mattina , nell’ospedale dove si trovava  da tempo ricoverato per una grave malattia ,il professor Ugo Mercati. Aveva 80 anni, ed era stato il primo medico a trasferire la propria attività dal Policlinico di Perugia allora Silvestrini, a metà degli anni 80. Unanimemente considerato un  Maestro delle scienze chirurgiche. Espressioni  di cordoglio ai familiari e ai tanti suoi collaboratori sono già arrivate non appena si è diffusa la notizia. Il Prof Mercato è stato ricordato con espressioni di commozione e partecipazione al lutto  dai medici ospedalieri ed universitari. Il Prof. Elmo Mannarino, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, lo ricorda così: “ Perugia e l’Umbria perdono  un grande medico ed  un chirurgo coraggioso; autorevole nella complessa  gestione dell’attività assistenziale, innovatore perché è stato il primo ad occuparsi dei trapianti di organo. Merita di essere ricordato come una figura  tra le più importanti  nel mondo medico del dopoguerra”.

Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Emilio Duca ha reso omaggio alla salma trasferita  nella camera ardente allestita presso l’obitorio del S. Maria della Misericordia. Così come è avvenuto per altri illustri medici scomparsi  anche al Prof. Mercati verrà intitolata una area importante di quello che per alcuni anni  è stato  il “suo” Ospedale, prima del Polo Unico.

IL RICORDO DEL DOTTOR PINO QUINTALIANI

E venuto a mancare Ugo Mercati, ometto il Prof perché mi onorava della sua amicizia ma soprattutto della sua stima e la stima e’ forse il regalo più importante che una persona può fare ad un’altra. Ne sono orgoglioso e la serberò con me come una cosa preziosa.

Se ne è andato in silenzio con umiltà e sobrietà. Ha finito come solo i giganti sanno fare, grandi nella vita e nella professione, umili e consapevoli della fine, aggrappati alla vita ma consci di come tutto passa e che tutto ha una fine; come forse solo i medici sanno veramente.

Negli ultimi giorni non e’ mai stato solo; è stato circondato da coloro che amava e che lo stimavano, nessun blasonato per obblighi o piaggeria, ma solo i veri amici che si trovano e riscoprono quando si è più deboli e fragili. E’ stato un grande della medicina umbra, un chirurgo a tutto tondo che forse ha operato la maggior parte dei perugini; ultimamente in una delle nostre conversazioni faceva i conti di decine di migliaia di interventi. Me lo ricordo all’inizio della mia carriera come un leader, tutti si muovevo all’unisono per evitare rimproveri che lasciavano il segno, ma anche per non perdere l’occasione di imparare da lui.

Come altri di quel periodo magico del nostro ospedale amava costruire, (i maligni dicevano accentrare), ma sempre per fare di più e meglio. Dalla piccola chirurgia d’urgenza sita all’ingresso del policlinico alla chirurgia del Silvestrini divenuta faro chirurgico non solo umbro, fino alla nascita del programma di trapianto di rene che creò dal nulla con Buoncristiani, Gambelunghe, Berardi. Ancora è vivo il suo ricordo quando passava in sala trapianto ricavata in una stanza adiacente alla sala operatoria e senza finestre e chiedeva della terapia immunosoprressiva: a quei tempi un pioniere e aveva ben consolidate nozioni di medicina e di terapia, Era un vero medico, sapeva cavarsela in ogni occasione, quando si andava da lui a chiedere lumi era quasi sempre cosa fatta. Come i miei dolori addominali a cui nessuno sapeva porre rimedio e porre diagnosi, “Vien su che ce penso io “ mi disse in mezzo perugino e con gli occhi furbi. Detto fatto aveva capito che era appendicite e la tolse.

Non si può neanche negare il suo essere anche (e forse soprattutto a vedere quanti dei sui allievi ora si affollano al suo letto) un “maestro”. I giovai non ancora strutturati che dormivano in chirurgia d’urgenza pur di fare qualche intervento erano felici se riuscivano a racimolare spazi per imparare. Che fucina e che entusiasmo quei tempi! Gli allora giovani sono tutti ora dei veri chirurghi, alcuni sono arrivati a incarichi apicali, altri no, ma di tutti quelli che sono stati con lui si può essere certi che sanno ben più di tenere un bisturi in mano.

Caro Prof abbiamo fatto di tutto per farti condividere questo ultimo pezzo di strada con tranquillità e serenita’ con la sicurezza di poter trovare un punto di approdo.

Cosa dire altro? Che ci mancherai grande PROF, ci mancherà la tua ironia, la tua battuta sempre pronta, la tua voglia di giocare con il destino; eri orgoglioso della tua vita e dei tuoi figli che sempre nominavi, Livia e Luca è tutta la famiglia a cui va il nostro sincero e duraturo affetto oltre che le nostre condoglianze. Sanno che il loro padre è stato un seminatore e che come sempre accade, molti semi magari si sono persi, ma molti invece sono stati rigogliosi e hanno dato frutti preziosi.

Ma per me il più prezioso di tutti è la stima ed affetto che ci siamo scambiati reciprocamente.

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