Sulla mobilità sanitaria l’Umbria sventa un taglio tra i 9 e gli 11 milioni di euro per il 2017

"La Regione - ha dichiarato Catiuscia Marini - ha operato, anche nel campo della mobilità degli assistiti, nel pieno rispetto delle linee di indirizzo impartite dalla spending review"

Catiuscia Marini ha espresso soddisfazione per il fatto che l'Umbria sia considerata una Regione virtuosa nel campo della mobilità sanitaria
Catiuscia Marini ha espresso soddisfazione per il fatto che l'Umbria sia considerata una Regione virtuosa nel campo della mobilità sanitaria

Sulla mobilità sanitaria l’Umbria sventa un taglio tra i 9 e gli 11 milioni di euro per il 2017

La Conferenza delle Regioni nella seduta di ieri ha raggiunto l’accordo tra le Regioni per la regolazione dei flussi finanziari connessi alla mobilità sanitaria interregionale per gli anni 2014/2015: lo rende noto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, esprimendo soddisfazione per l’ottimo risultato dell’incontro che ha permesso alla Regione Umbria di sventare il pericolo di una penalizzazione economica ricompresa tra i 9 e gli 11 milioni di euro sull’esercizio finanziario del 2017.

“In sede di Conferenza delle Regioni – riferisce la presidente Marini – siamo riusciti a far passare le nostre ragioni tecniche, dimostrando, ancora una volta in materia sanitaria, di essere una regione virtuosa”.

Una regione che ha operato, anche nel campo della mobilità degli assistiti tra le Regioni, nel pieno rispetto delle linee di indirizzo impartite dalla spending review”.

“Il risultato raggiunto – aggiunge – è frutto di un proficuo lavoro portato avanti dalla Regione che, già da tempo, ha dato l’input di indirizzare l’attività di ricovero nelle strutture pubbliche, limitando le uscite fuori regione per l’alta complessità e diminuendo la mobilità per quelle prestazioni sanitarie che possono essere effettuate nelle strutture del territorio regionale”. Invito quest’ultimo rinnovato anche nel corso della riunione della Conferenza delle Regioni.

La Conferenza infine, ha espresso in maniera unanime la volontà di rappresentare al governo la necessità di affrontare con energia il tema dei professionisti pensionati che, non potendo più esercitare nelle strutture pubbliche, trovano collocazione nel settore privato, anche accreditato, e le cui prestazioni restano comunque a carico del settore pubblico”.

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