Disturbi comportamento alimentare, Terza commissione: “Verificare livello assistenza”

Disturbi comportamento alimentare, Terza commissione: “Verificare livello assistenza”
Disturbi comportamento alimentare, Terza commissione: “Verificare livello assistenza”

Disturbi comportamento alimentare, Terza commissione: “Verificare livello assistenza”.
Della serie “la caccia alle streghe è aperta”. Solleva un certo riso ironico ma amaro e irritazione questa affermazione del responsabile di detta commissione, in diversi punti:

1. i disturbi del comportamento alimentare non sono patologie ma segni ed espressione di profondi e noti disagi interiori esistenziale e esperienziali che affondano radice al 95% dei casi in abusi , maltrattamenti e traumi infantili pre adolescenziali o comunque in cause legate strettamente a gravi carenze affettive e di accudimento. A tale riguardo la letteratura e le statistiche sono notevoli e approfondite.

2.le strutture pubbliche che operano sul territorio come centri salute mentale, residenze, reparti ecc. non sono all’altezza del problema in quanto proprio improntate su quelle linee-guida ministeriali vecchie e inefficaci che sono alla base di terapie e approcci dannosi, ulteriormente traumatizzanti e cronicizzanti e spesso e volentieri violente.

3. spesso in tali strutture si verificano trattamenti violenti e illegali tali da richiedere un controllo serio e rigido da parte di commissioni di inchiesta e vigilanza. Sarebbe davvero il caso invece di formare ridicole e paradossali commissioni “poliziesche” per la valutazione di tali strutture che continuano a operare secondo direttive secolari e sorpassate conosciute e approvate dalla stessa commissione sanitaria regionale, di rivedere le linee-guida e gli standard all’approccio del problema, proponendo iniziative innovative ed efficaci che comprendano il problema alla radice e coinvolgano non solo equipe multidisciplinari e mediche ma le famiglie intere e tutto ciò che ruota intorno a esse: scuola, sociale ecc . quindi non tanto la presa in cura di un singolo, portatore dei segni, ma di tutto il nesso socio- familiare e il contesto in cui vive l’individuo portatore: un vero studio e analisi dell’ambito delle relazioni familiari e sociali, come proposto a partire già dagli anni “50 con i pionieri della psicologia fenomenologica esistenziale che ha avuto poi seguito e grande sviluppo negli anni Settanta e Ottanta con gli studi illuminanti della psichiatria esperienziale e psicoanalisi alternativa.

Investire quindi su politiche sanitarie e sociali reali ed efficaci e non cercare di tappare buchi vecchi e sgretolati su muri altrettanto vecchi e decadenti.
eleonora favaroni

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