CIMO ASDM SULLA CONVENZIONE UNIVERSITA’-REGIONE

(UJ.com3.0) PERUGIA  – A seguito dell’incontro avvenuto fra le organizzazioni sindacali da una parte, l’Università e la Regione dall’altra, nel quale è stata presentata la nuova convenzione, la CIMO-ASMD, quale sindacato di categoria dei medici ospedalieri, intende esprimere la propria posizione e ribadire alcune considerazione che già da anni porta avanti. Innanzi tutto intende esprimere il proprio parere favorevole sul concetto di “integrazione” teso ad una razionalizzazione della spesa e porre un freno allo sperpero di denaro pubblico legato al sovrapporsi di strutture che svolgono la stessa attività, in bacini d’utenza piccoli per poterne giustificare l’esistenza. Ben vengano, quindi, le due Aziende di Perugia e Terni, ma che il comitato unico di indirizzo svolga seriamente e concretamente il suo ruolo con una razionale ed equa distribuzione su “tutto” il territorio regionale di strutture e di specialità, superando resistenze e campanilismi da parte di tutte le realtà politiche locali. La scrivente organizzazione sindacale già in un documento del 2008 indicava alla regione come poteva essere possibile ottenere dei risparmi operando una riorganizzazione sul territorio centralizzando le alte specialità, senza però concentrarle ma dividendole fra le due Aziende Ospedaliere. Sarebbe auspicabile avere accanto ad un comitato unico di indirizzo e controllo anche un unico centro di costo per realizzare quella integrazione ed omogeneizzazione dei costi per una conseguente riduzione degli stessi.
Quello che invece la CIMO intende stigmatizzare è il comportamento della Regione che, ancora una volta, disattendendo gli accordi presi è giunta ad una convenzione senza sentire il parere di chi quotidianamente opera sul territorio e che meglio di tutti conosce le problematiche della Sanità. Da ciò ne è derivata, ancora una volta una scelta assolutamente incompleta e con molti punti da chiarire. Primo fra tutti il rapporto di reciprocità fra dipendenti dell’università e del SSN, che se da una parte è sufficientemente chiaro nel codificare quelli che sono i ruoli del personale Universitario nell’assistenza, non lo sono assolutamente nel capire quale dovrà essere il ruolo del personale del SSN nella didattica e se, finalmente, verrà in qualche modo riconosciuta l’attività di ricerca e didattica spesso svolta dal personale ospedaliero a puro titolo “gratuito” e sia chiaro e non strumentalizzato, non parliamo di remunerazione economica, anche se non ci sembrerebbe scandaloso, ma siamo ben consapevoli della situazione in cui il Paese versa.
Intendiamo capire come, nelle ricostruzioni delle carriere, l’attività svolta dal personale ospedaliero verrà considerata, quali saranno le coperture assicurative per i medici in formazione (specializzandi) che obbligatoriamente dovranno svolgere attività clinica, chi risponderà della stessa, se le strutture potranno finalmente superare quella etichettatura di Universitarie o Ospedaliere che da sempre ne hanno condizionato l’attività e molto spesso addirittura la sopravvivenza, costringendo tanti dirigenti del SSN a “riciclarsi” vedendo gettati all’aria anni di esperienza e di investimenti professionali. Questi sono solo alcuni dei punti su cui la CIMO, unitamente alle altre organizzazioni sindacali, intende confrontarsi su tavoli di contrattazione che questa volta la Regione sarà costretta ad aprire, in quanto per risolvere tali problematiche si dovranno rivedere delle norme contrattuali che sono sicuramente tema di concertazione e che, per tale motivo, necessitano dell’assenso delle organizzazioni sindacali.
La CIMO e le altre Organizzazioni Sindacali sono pronte ad assumersi le proprie responsabilità, ma sicuramente non accetteranno più che scelte politiche sanitarie sbagliate debbano essere pagate dall’utenza e dagli operatori del SSN senza che questi siano minimamente coinvolti!!!!

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