Alzheimer ed effetti inaspettati dei farmaci cardiovascolari

adult helping senior in hospital(umbriajournal.com) La malattia di Alzheimer sta rapidamente diventando una delle principali cause di disabilità e mortalità nei pazienti anziani. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, un numero crescente di persone si baserà su moderni farmaci per il trattamento di patologie associate all’età. Tra questi farmaci, alcuni potrebbero portare beneficio, mentre altri potrebbero esacerbare la patogenesi della malattia di Alzheimer. Ricercatori del Mount Sinai Medical Center di New York, che hanno pubblicato su PLoS One le loro conclusioni,
hanno esaminato 1.600 farmaci approvati dalla FDA per la loro capacità di modificare l’attività della β-amiloide ed hanno identificato dei farmaci che possono potenzialmente influenzare la processazionedella proteina precursore dell’amiloide. Spiega Giulio Pasinetti, professore di neurologia al Mount Sinai e coautore dell’articolo: «Diverse medicine somministrate quotidianamente per curare malattie di frequente riscontro sarebbero in grado di bloccare o aumentare l’accumulo di beta-amiloide, la componente principale delle placche neurodegenerative tipiche dell’Alzheimer». Così, secondo Pasinetti, potrebbe essere possibile identificare farmaci comuni con attività preventiva o, al contario, concausale per l’Alzheimer. Per arrivare a queste conclusioni il neurologo del Mount Sinai E, sorpresa, alcuni di questi, attualmente somministrati per malattie frequenti come l’ipertensione, la depressione o l’insonnia, si sono rivelate effettivamente in grado di bloccare o aumentare la formazione di beta-amiloide. «Questa linea di ricerca potrebbe aiutare i medici che devono prescrivere il farmaco più appropriato nei soggetti ad alto rischio di Alzheimer» sottolinea Pasinetti, che per validare l’algoritmo ha somministrato i farmaci indicati dal computer a topi geneticamente modificati per sviluppare l’amiloide, constatando una riduzione delle placche dopo sei mesi di trattamento con antipertensivi. Uno di questi è il carvedilolo, un farmaco betabloccante non selettivo ora oggetto di studio per verificare la supposta capacità di rallentare la perdita di memoria. «Confidiamo che questi risultati portino in breve tempo a un fiorire di sperimentazioni cliniche atte a identificare quali sono i farmaci preventivi, da prescrivere a dosi tollerabili» dice il neurologo. E conclude: «Se fossimo in grado di riutilizzare per l’Alzheimer farmaci già impiegati con altre indicazioni, come per esempio l’ipertensione, questo potrebbe avere importanti conseguenze per gli ammalati».

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