Adhd, la maggior parte degli studi viene smentita

bambini(umbriajournal.com)(italiasalute.it) La copertura giornalistica della ricerca biomedica si basa prevalentemente su relazioni di risultati iniziali, che spesso vengono attenuate o confutate da studi successivi, portando all’attenzione della popolazione i primi risultati potenzialmente ingannevoli.
Ciò succede nella maniera più evidente per quanto riguarda l’Adhd, il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività. In questo caso, 7 dei 10 studi più quotati vengono successivamente smentiti o ridimensionati nei loro risultati iniziali.
A scoprirlo è un gruppo di ricercatori francesi guidati da François Gonon dell’Università di Bordeaux. Gli scienziati hanno utilizzato l’Adhd come test, identificando 47 ricerche scientifiche pubblicate negli anni novanta sul tema, che sono state riportate da 347 articoli di giornale. Dei 10 articoli più coperti dai media, 7 riguardano studi iniziali. Tutti e 7 sono stati confutati o fortemente attenuati da ricerche successive, ma questi studi successivi hanno ricevuto molta meno attenzione mediatica di quelli precedenti. Solo uno di tutti i 57 articoli di giornale che si basavano sugli studi successivi menzionava il fatto che i risultati iniziali erano stati ridimensionati.
Per determinare se i giornali riportino di preferenza i risultati iniziali e se essi riferiscano poi anche degli studi successivi, i ricercatori si sono concentrati sul disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Tramite i database di Factiva e PubMed, hanno identificato 47 studi sull’Adhd pubblicati nel 1990 e ripresi da articoli di 347 giornali. Hanno poi selezionato le dieci pubblicazioni con eco maggiore e raccolto tutti gli studi pertinenti successivi fino al 2011, verificando non solo se i risultati riportati in ogni pubblicazione dei “top 10” fossero coerenti con le osservazioni precedenti e successive, ma anche la copertura mediatica delle pubblicazioni “top 10” con quella dei loro studi scientifici correlati.
I risultati: 7 delle pubblicazioni “top 10” erano studi iniziali e le conclusioni di 6 di essi furono confutate o fortemente attenuate successivamente. Il settimo non fu confermato né smentito, ma la sua conclusione principale appare improbabile. Tra i tre “top 10” che non erano studi iniziali, due sono stati confermati successivamente e il terzo è stato attenuato. La copertura sui giornali delle pubblicazioni “top 10” (223 articoli) era molto più grande di quello dei 67 studi correlati (57 articoli). Inoltre, solo uno di questi ultimi articoli ha riferito che il corrispondente “top 10” era stato attenuato. Il fattore di impatto medio delle riviste scientifiche che hanno pubblicato gli studi con eco sui giornali era molto più alto di quello corrispondente alle pubblicazioni correlate che non ne facevano eco.
Poiché i giornali fanno preferenzialmente eco alle scoperte iniziali sull’Adhd che appaiono sulle riviste importanti, essi riferiscono di risultati incerti che sono spesso confutati o attenuati da studi successivi. Il fatto che queste segnalazioni distorte dei media siano generalizzate per quanto riguarda le scienze della salute rappresenta una delle principali cause per cui tali scienze e le relative pubblicazioni non sono del tutto attendibili.

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