Aclasia malattia esofagea, Spoleto ricerca medica internazionale

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 Aclasia malattia esofagea, Spoleto ricerca medica internazionale
Lo studio pubblicato dall’autorevole rivista Medicine Journal di Baltimora

Il Medicine Journal di Baltimora, una fra le più autorevoli riviste mediche internazionali, ha appena pubblicato i risultati di una ricerca scientifica che ha visto protagonista la Struttura Dipartimentale di Chirurgia Robotica dell’Ospedale di Spoleto, diretta dal dottor Alberto Patriti, in collaborazione con l’Università della California, l’Università di Perugia, il Centro di Riferimento Regionale di Pisa per la diagnosi ed il trattamento delle malattie dell’esofago, l’Istituto Tumori “Giovani Paolo II” di Bari e l’Azienda Ospedaliera di Avellino.

Lo studio, sviluppato dal dott. Luigi Marano, giovane chirurgo ricercatore giunto all’ospedale di Spoleto da una delle più rinomate scuole italiane di Chirurgia dell’Esofago e dello Stomaco, e dal dott. Patriti, responsabile della Struttura Dipartimentale di Chirurgia Robotica dell’Ospedale “San Matteo degli Infermi” di Spoleto, ha avuto l’obiettivo di comparare i risultati di due procedure operative (endoscopica e chirurgica) per il trattamento di un disordine funzionale dell’esofago, l’acalasia.

L’acalasia esofagea è una malattia ad eziologia sconosciuta caratterizzata da una progressiva perdita della peristalsi esofagea (contrazione ordinata e coordinata della muscolatura) così come da una mancata apertura dello sfintere esofageo inferiore, tale da non poter più permettere al cibo di percorrere l’esofago e di arrivare nello stomaco. Ad oggi non esiste una cura definitiva per tale malattia e tutti i trattamenti sono mirati a risolvere le difficoltà a deglutire, consentendo il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco. La chirurgia mininvasiva è ormai considerata il gold standard terapeutico dell’acalasia, tuttavia, di recente, il Prof. H. Inoue del “Digestive Disease Center – Showa University Koto Toyosu Hospital di Tokyo” ha ideato una nuova procedura endoscopica, la POEM, che si propone come alternativa alla chirurgia, con risultati però ancora controversi.

Il team di ricercatori coordinato dal gruppo del San Matteo di Spoleto ha analizzato i risultati riguardanti le due metodiche ottenuti da un totale di 486 pazienti, decretando che, nonostante la POEM fornisca dei risultati soddisfacenti a breve termine, il trattamento chirurgico mininvasivo è da considerarsi ancora la prima scelta.

Ancora una volta, quindi, la sanità umbra al centro dell’attenzione della comunità scientifica nazionale ed internazionale grazie ad un costante e proficuo lavoro di collaborazione tra i massimi esperti di patologie dell’esofago.

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