Todi, Madre Speranza… Beata!

canciandi Domenico Cancian
Il 5 luglio 2013, insieme ad altri beati e prossimi santi (tra cui Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II) anche Madre Speranza di Gesù è stata scritta nel decreto di beatificazione firmato, col consenso di Papa Francesco, dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Ho avuto la grazia di conoscerla e frequentarla da vicino per 25 anni. La sua testimonianza ha lasciato un segno indelebile nella mia vita, come nella vita di tantissime persone che l’hanno avvicinata. Il noto vaticanista Aldo Maria Valli ha pubblicato recentemente un’avvincente biografia dal titolo: “Gesù mi ha detto” (Ed. Ancora). “Quando si legge il diario di Madre Speranza – scrive Valli – si resta colpiti prima di tutto dal rapporto intimo e continuo di questa umile suora con Gesù, anzi con il buen Jesus, come lei lo chiama. Le pagine contengono ripetutamente accenni a ciò che Gesù le dice e le chiede: mi ha detto che devo prepararmi, mi ha detto che è arrivato il momento… Ogni volta che compare la frase “el me ha dicho”, la Madre si mette all’opera.
È un ordine che riceve, e lei si attiva immediatamente, con tutte le sue forze e senza riserve, consapevole della bontà del progetto”.. Sono convinto che chi legge la sua storia, resta affascinato dalla molteplicità e bellezza dei tanti doni ricevuti dal Signore, da lei ben utilizzati. A distanza di trenta anni la sua vita appare come pagina evangelica scritta oggi, una pagina che richiama la Parola di Gesù del Vangelo di oggi, 5 luglio: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,9). Una Parola che Papa Francesco ha sentito particolarmente sua e che la Nuova evangelizzazione rimette al centro. La vita di Madre Speranza si svolge in modo intenso nel lungo arco di novantenni (nasce nel sud della Spagna nel 1893 e muove a Collevalenza l’8 febbraio 1983). Donna di grande sensibilità e intuito, coraggiosa e tenera, generosa e dinamica (si direbbe vulcanica), vive un’esperienza umana e spirituale segnata da due parole: Amore misericordioso. Lo chiamava anche buen Jesus e lo venerava nel Crocifisso che, su precisa indicazione del Signore, aveva fatto scolpire negli anni 30 a Madrid e che ora campeggia nel Santuario di Collevalenza. Il Cristo crocifisso che invoca il perdono per tutti dal Padre. Madre Speranza è stata l’instancabile testimone dell’Amore misericordioso. Assieme a Santa Faustina e ancora prima a Santa Teresina di Liseux, ha anticipato ciò che Papa Giovanni Paolo II scriverà nell’enciclica Dives in Misericordia (1980). Sarà proprio papa Wojtila a dirlo facendosi pellegrino a Collevalenza nel 1981, vivente Madre Speranza. Fu un memorabile incontro che la Madre ci aveva predetto. Ecco una rapida scheda della sua vita. Fonda la Famiglia religiosa delle Ancelle e dei Figli dell’amore Misericordioso con ben sei modalità di appartenenza, dà vita ad una cinquantina di comunità religiose, vive esperienze mistiche straordinarie (estasi, bilocazioni, stigmate), molteplici sofferenze fisiche e morali (persecuzioni, maltrattamenti anche dal maligno, umiliazioni di vario genere, Sant’Uffizio). Dopo aver realizzato a Roma una grande opera a favore dei feriti e dispersi della seconda guerra mondiale, dopo aver incontrato – qualche volta in bilocazione – Papi e capi di governo, trascorre gli ultimi trent’anni a Collevalenza dove anch’io l’ho vista all’opera per realizzare con grande coraggio e genialità la cittadella dell’Amore misericordioso: il primo Santuario a Lui dedicato, le Piscine per i malati, le case di accoglienza per i pellegrini e una grande attenzione ai sacerdoti per i quali ha offerto la sua vita.
È lei che dirige tutte le costruzioni. Fidandosi della Provvidenza mette in piedi una struttura straordinaria quanto alla bellezza e all’accoglienza. Tanto che il piccolo paesino dell’Umbria, poco abitato e sconosciuto, diventa in breve “il roccolo dell’Amore misericordioso”, un punto-luce per l’uomo di oggi in cerca di … speranza! Collevalenza sta diventando come Norcia, Assisi, Cascia, un’oasi di ristoro spirituale, oggi più che mai necessario. Anche perché Madre Speranza, mentre realizzava le grandi opere, si dedicava ai servizi più umili, curava la formazione dei suoi figli e figlie, accoglieva i numerosi pellegrini (ne ha ricevuto mediamente un centinaio al giorno, singolarmente, per circa vent’anni) e alla notte davanti al Crocifisso invocava per loro le grazie di ogni genere. E le otteneva con la sua fede insistente, col suo amore senza limiti.
Tutto questo per attuare quella stupenda missione che Gesù stesso le aveva chiesto all’inizio della sua avventura il 5 novembre 1927: “Il buon Gesù mi diceva che io devo darmi da fare perché gli uomini lo conoscano non come padre offeso dall’ingratitudine dei suoi figli, ma come un padre pieno di bontà che cerca in tutti i modi di poter confortare, aiutare e far felici i suoi figli, e chi li segue e ricerca con amore instancabile, quasi che non potesse essere felice senza di loro. Quanto mi ha impressionato questo!”. Madre Speranza – lo dice il nome – invita tutti, proprio in questi tempi difficili, ad una totale confidenza nell’Amore misericordioso di Gesù e a diventare uomini e donne di misericordia, di tenerezza, di perdono e di pace. Francesco d’Assisi augurava Pace e bene, Madre Speranza, con la sua concretezza femminile, invocava per tutti la salute e la pace.
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