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TERNI, SAN VALENTINO, CELEBRATA LA FESTA DELLE NOZZE D’ARGENTO

TERNI – Circa settanta coppie di sposi hanno partecipato questa mattina alla celebrazione della festa delle nozze d’argento, presieduta dal vescovo Ernesto Vecchi amministratore apostolico della diocesi nella basilica di san Valentino a Terni. Tra i presenti, coppie provenienti dalla provincia di Roma, da Perugia e da diverse zone dell’Umbria, accompagnati dai figli e in qualche caso anche dai nipoti, per rinnovare solennemente gli impegni sanciti davanti all’altare nel giorno del matrimonio e per festeggiare un traguardo importante nella vita di coppia.
Un incontro che celebra l’amore sponsale e familiare sottolineandone il forte valore nella formazione e crescita dei figli e nella trasmissione dei valori e della fede.

“Questi sposi sono qui per rinnovare il loro reciproco impegno, sancito 25 anni fa davanti all’altare, alla presenza del sacerdote, che ha benedetto le loro nozze. Secondo la teologia cattolica, i sacramenti ricevuti, come il Battesimo, la Cresima, il Matrimonio e l’Ordine sacro, possono “rivivere”, cioè ritrovare – da parte di chi li ha ricevuti – le necessarie disposizioni interiori, che lasciano campo libero allo Spirito Santo perché rinvigorisca in loro la grazia sacramentale dei primi anni – ha detto mons. Vecchi agli sposi presenti -. Il matrimonio ci mette di fronte alla sfida della vita, dove entra sempre in gioco la nostra libertà. È il senso di quanto abbiamo ascoltato nel testo biblico: si tratta dell’osservanza dei Comandamenti, che Gesù non è venuto ad abolire, ma a portare a compimento, mediante la legge dell’amore, che non cerca scorciatoie, ma i rimedi necessari a rafforzare i rapporti umani, nella reciproca comprensione, sostenuta dalla grazia sacramentale, che ci abilita a vivere secondo la Sapienza di Dio”.
“Celebrare il 25° di matrimonio significa – ha aggiunto il vescovo – consolidare in pienezza l’età adulta. Secondo il grande filosofo e teologo Romano Guardini, all’origine dell’età sta il processo attraverso il quale l’uomo si consolida nella sua persona e nel suo carattere, cioè la stabilità interiore della persona. Ciò comporta la capacità di connessione delle facoltà attive del pensiero, del sentimento e della volontà con il proprio «centro spirituale».
È in tale contesto che si consolidano determinati valori: fedeltà alla parola data e alle promesse fatte; il senso profondo di ciò che è giusto e ingiusto; il non tradire chi ci dà fiducia; la capacità di distinguere il vero dal falso, nelle parole, nei comportamenti, nel lavoro, nella vita familiare e nell’educazione dei figli.
La piena maturità è il periodo in cui si scopre il senso della «durata», perché, nel fluire del tempo, essa mostra le affinità con ciò che è eterno: tutto ciò che costruisce, consolida, sostiene e si fa costante e strutturale nella vita diventa il segno di un tempo che cede spazio all’eternità.
È in questa pienezza della sua maturità che l’uomo scopre l’importanza del difendere e incrementare la tradizione. Scopre soprattutto quanta sterilità e miseria vi siano nell’abbandonare di continuo la linea di azione fissata in precedenza, per ricominciare di nuovo da capo.
È in questo contesto che nasce la personalità maschile e quella femminile, come supporto alla stabilità della vita, una volta superata l’immediatezza degli impulsi giovanili. Quando si perde il senso della «durata» e dei «valori perenni», si rischia l’indebolimento progressivo dell’immagine del maschio e della femmina e si apre la strada allo sfaldamento della famiglia.
Per essere davvero padri e madri, non basta essere in grado di generare, ma occorre «stabilità interiore», cioè la forza di chi sa mettere ordine, conservare e portare avanti: su tutto questo si fonda la famiglia.

Il vescovo ha quindi fatto riferimento anche al potere pubblico citando la teologia di Romano Guardini e che “dovrebbe far riflettere chi aspira a prendere le redini della società: se il potere pubblico riuscirà a ingerirsi ovunque nella comunità originaria, cioè la famiglia, la ragione sta nel fatto che chi la dovrebbe sostenere – padre e madre – son ben lontani all’essere uomini e donne autentici e questo per scelta rinunciataria. Allora – continua il teologo italo – tedesco – si ha l’impressione che l’esistenza umana, pur con tutto il suo sapere sterminato, con la sua enorme potenza tecnologica, sia in definitiva governata da persone immature. Da ciò la percezione che le enormi potenzialità tecnologiche messe a servizio dell’immaturità, anziché servire il bene dell’umanità, la facciano soccombere sotto il peso delle nuove dittature.
Ma, di fronte a questa situazione, che oggi si è ulteriormente accentuata, non dobbiamo perdere la speranza, perché ogni complessità e frantumazione nella vita sociale è generato dal peccato, che mette in campo l’egoismo, l’autoreferenzialità, l’«io» egotista, che mette sempre in primo piano solo se stessi.
Non dobbiamo perdere la speranza, perché Cristo è venuto per porre rimedio a tutto questo, attraverso una proposta di vita nuova. Dobbiamo convincerci che le cause dello squilibrio sociale è l’assenza di Dio e la trasgressione ai suoi Comandamenti”.

“Nella festa di San Valentino, in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha parlato ai fidanzati giunti da tutto il mondo e ha risposto a una loro domanda: «È possibile amarsi per sempre?». Il Papa ha risposto: «sì», ma ha aggiunto che bisogna vincere la paura delle scelte definitive.
Purtroppo – ha proseguito il Papa – è una paura generale, generata proprio dalla nostra cultura. Si pensa che oggi tutto cambia rapidamente e anche nel campo del rapporto matrimoniale si pensa che tutto duri, finché dura l’amore. Ma cosa intendiamo per amore? Solo un sentimento, uno stato psico-fisico? Certo, se è questo l’amore – dice Papa Francesco – non ci si può costruire sopra nulla di solido.

Se, invece, l’amore è una relazione, allora è una realtà che cresce e si edifica come una casa. Ma la casa si costruisce insieme, non da soli – ha concluso il vescovo -. La casa non va fondata sulla sabbia dei sentimenti, che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio. La famiglia nasce da questo progetto d’amore, che diventa aiuto reciproco, di affetto che cresce, perché si trasforma affrontando insieme le difficoltà, che non mancano mai. Pertanto non rassegniamoci alla “cultura del provvisorio”. Essa si può vincere, affidandoci giorno per giorno al Signore Gesù, che nell’Eucaristia ha donato tutto se stesso, fino a farsi nostro nutrimento con il pane della vita, come ha fatto il Vescovo Valentino, che ha introdotto l’Eucaristia – il Sacramento dell’amore – come sorgente di gioia e di risorse sociali”.

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