TERNI, OMELIA VESCOVO VECCHI PER FESTA DI SAN MICHELE, PATRONO DELLA POLIZIA

Monsignor Ernesto Vecchi
Monsignor Ernesto Vecchi
Monsignor Ernesto Vecchi

(umbriajournal.com) TERNI – La Polizia di Stato ha scelto come patrono S. Michele (Chi è come Dio?), l’Arcangelo che rifulge tra gli Angeli per la sua bellezza e insorge contro Satana e i suoi satelliti. È difensore degli amici di Dio, protettore del suo popolo, contro le forze del male, sempre in agguato dentro la società. Il male nel mondo visibile e invisibile non è una forza cieca e senza volto, ma ha un’origine personale. Dietro il male c’è sempre la figura oscura di Satana, il “grande drago”, di cui ci ha parlato l’Apocalisse. È “il serpente antico colui che è chiamato diavolo, e che seduce tutta la terra abitata” (Ap 12, 7-9).

L’Arcangelo “Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago, che fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli” (Cf. Ap 12, 9). Nel mondo creato, allora, si manifesta la presenza del “mistero dell’iniquità”, attraverso il peccato, causa prima del male e della morte. Il peccato produce in noi come una scissione: da un lato, siamo orientati a Dio e attratti dalle cose buone, giuste e vere, perché siamo «figli della luce» (Cf. Lc 16, 8) e i frutti della luce sono appunto la bontà, la giustizia e la verità; dall’altro lato, siamo attratti dal regno delle tenebre, il regno di Satana.

È lui che seduce il mondo intero e combatte contro coloro che osservano i comandamenti di Dio e possiedono la testimonianza di Gesù (Cf. Ap 12, 9. 17). Satana, proprio perché induce l’uomo a disobbedire a Dio, è detto maligno e tentatore (Mt 26, 36-44). Il suo potere è indicato dalle Scritture come potere delle tenebre (Lc 22, 53), per l’odio che egli porta  a Cristo, “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Nella potenza di Cristo Risorto, infatti, “si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio” (Cf. Ap 12, 10). Mediante il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia siamo stati innestati nella Pasqua di Cristo e abbiamo ricevuto in dono la luce e la forza necessarie per vincere il male, che il demonio continuerà a seminare come zizzania lungo tutto l’arco della nostra esistenza.

Dopo il Battesimo, dunque, la lotta contro il male continua. Una lotta che durerà fino all’ultimo giorno: lo ha ricordato anche il Concilio Vaticano II: «Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre… Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua unità interiore, se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio» (Gaudium et spes, n. 37). Ma, alla fine, il bene prevarrà sul male “grazie al sangue versato” da Cristo sulla Croce e in forza della testimonianza data da coloro che non si sono chiusi nel proprio egoismo, usando male la loro libertà (Cf. Ap 12, 11).

È in questo contesto che la Polizia di Stato è chiamata a svolgere il proprio ruolo. Alla luce della parola che abbiamo ascoltato, essa svolge un’autentica missione per garantire e salvaguardare il bene comune. Quando la Polizia interviene, si trova di fronte a persone che spesso hanno ceduto alle lusinghe del male, ma la sua lotta, di fatto, non è solo “contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male” (Ef 6, 19).

“Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili”. Accanto all’“inquinamento dell’aria”, c’è l’“inquinamento dello spirito”, che rende i nostri volti meno sorridenti e più cupi. I mass media tendono ad estraniarci dalla realtà, a renderci tutti spettatori, dentro “dinamiche collettive” che mostrano le cose in superficie: “le persone diventano corpi, e questi corpi perdono l’anima” (L’Osservatore Romano, 9 dicembre 2009).

Queste parole forti di Benedetto XVI mettono in evidenza un contesto favorevole alla violenta e sistematica aggressione al tessuto sano della nostra società. La Polizia di Stato e le altre Istituzioni sono chiamate a contrastare questa crescente deriva sociale, spesso senza mezzi adeguati per gestire una complessitàdilagante, la quale trova nelle autoreferenzialità oggi emergenti a tutti i livelli il suo alimento. In sostanza, cresce la tendenza a preoccuparsi più del proprio interesse personale che del bene comune. L’Enciclica Caritas in veritate indica la causa ultima di questa frantumazione sociale nel peccato delle origini: “Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi” (n. 34).

Ora, da questo sguardo profondo sulla realtà, emerge per tutti – senza eccezioni – l’esigenza di un profondo esame di coscienza. Coloro che oggi sono protagonisti e che in qualche modo “fanno cultura” e incidono sulla compagine sociale hanno bisogno di riflettere più in profondità e di riposizionare il loro apporto alla promozione culturale. Non basta più la chiave di lettura “destra o sinistra”, come non basta più il confronto multiculturale imperniato sull’equidistanza delle opinioni. Del resto anche l’epoca dei liberi pensatori, chiusi in se stessi, è tramontata. Occorrono uomini e donne di pensiero e di azione, capaci di correttezza e trasparenza argomentativa, per raccordare in modo costruttivo il rapporto fede/ragione e così instaurare un’autentica prassi democratica.

Non si può continuare a concepire la democrazia come se Dio non esistesse: i guai di questa impostazione sono sotto gli occhi di tutti. “Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. La questione sociale – che non può prescindere dal rispetto della legge e dell’ordine pubblico come valore civile – dunque, è diventata una questione antropologica”, nel senso che la ragione, sedotta dal progresso tecnologico, rischia di perdersi nell’illusione della propria onnipotenza (Cf. Caritas in veritate, nn. 75 e 78).

La nostra democrazia, oggi, soffre di una crescente “complessità” e si  trova in affanno, per il prevalere degli interessi di parte, portati all’esasperazione dalle crescenti pressioni lobbystiche. “Una democrazia – lo ha detto Papa Francesco – è senza futuro se rimane chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti” (Cf. Discorso alla classe dirigente del Brasile, 27-7-2013). È ciò che sta accadendo in Italia in questo momento e la gente è sempre più disorientata da una politica che gioca allo sfascio ed è capace soltanto di parlare di diritti individuali e non di doveri verso il bene comune.

 

Pertanto è necessario mettere all’ordine del giorno un profondo esame di coscienza. Quanti, in una Nazione, hanno un ruolo di responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro “con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità”. Lo ha detto il pensatore brasiliano Alceu Amoroso Lima, citato da Papa Francesco (Il nostro tempo, in La cita soprannaturale e il mondo moderno, 19856, p. 106).

Ne consegue che i laici, credenti e non credenti, sono chiamati a riscoprire i “valori universali”, capaci di aggregare persone di diversa appartenenza culturale e religiosa. Occorrono uomini e donne di buona volontà disposti a riflettere e a identificare tali valori nell’area del «diritto naturale», che non può essere soffocato dalla cultura libertaria e autoreferenziale. “Chi agisce responsabilmente – è sempre Papa Francesco che parla – colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio. Questo senso etico appare oggi come una sfida storica senza precedenti, dobbiamo cercarlo, questo senso etico, dobbiamo inserirlo nella stessa società. Oltre la razionalità scientifica e tecnica, nella situazione attuale si impone il vincolo morale con una reaponsabilità sociale e profondamente solidale” (Cf. Discorso alla classe dirigente del Brasile, 27-7-2013).

Dopo i disastri della “secolarizzazione” selvaggia, da più parti si cercano vie di fuga dal materialismo e si avverte il bisogno di un ritorno alla Verità e ai valori che da essa derivano. La gente semplice, che non ha voce nei media, ma che è spina dorsale della “maggioranza silenziosa”, è stufa della dittatura del relativismo, che produce incertezza conoscitiva e frantumazione morale. Il filosofo inglese Roger Scruton mette il dito nella piaga e sostiene che la manipolazione della verità passa attraverso la distorsione del linguaggio. Oggi, i dittatori delle minoranze libertarie, puntano molto sulle parole, fino a confezionare una “Neolingua” – come insegna George Orwell – capace di inquinare l’atto linguistico attraverso l’uso della logica come formula magica: impongono la forza delle parole sulle cose, evitando accuratamente anche solo di sfiorare la realtà o di confrontarsi con la logica dell’argomentazione.

Lo diceva già vent’anni fa anche il filosofo scozzese MacIntyre: la modernità fa leva su tre termini usati con differente significato strategico, che li carica di “magia”, per suscitare approvazione e costruire consenso: «diritti», «protesta», «autonomia». Purtroppo queste parole così gettonate sono il leitmotiv che accompagna la decostruzione morale, e mette a dura prova quanti sono chiamati a tutelare l’ordine pubblico (Cf. La Civiltà Cattolica, 3912).

Solo il recupero del filo conduttore della storia – che passa anche attraverso il valore emblematico dei Santi Patroni – potrà orientare al meglio le nuove generazioni. La Polizia di Stato – con San Michele – e l’Italia – con San Francesco – sono messe di fronte al codice genetico della loro identità romano-cristiana, senza la quale il nostro essere italianieuropei si disperde nel nulla. La Chiesa di Terni – Narni – Amelia si sente vicino alla Polizia di Stato e a tutte le Istituzioni preposte all’ordine pubblico; ringrazia per il loro servizio esigente e richioso e invoca sui suoi dirigenti, gli agenti e le loro famiglie una particolare benedizione divina, attraverso l’intercessione di San Michele Arcangelo.

 

 

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