Presentato il “Primo rapporto diocesano sulla povertà”

Il vescovo ausiliare Paolo Giulietti: «Il “Rapporto” richiama tutti alla pedagogia della carità»

Presentato il “Primo rapporto diocesano sulla povertà”

«Questo “Primo Rapporto sulla Povertà” si pone nell’ottica della prevalente funzione della Caritas, quella di educare alla percezione, alla responsabilità e all’operatività verso i bisogni. Educare la comunità cristiana in primis, ma anche svolgere un’azione verso la comunità civile». A evidenziarlo è stato il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve mons. Paolo Giulietti, l’8 giugno, alla presentazione del “Primo Rapporto sulla Povertà” nell’Archidiocesi perugino-pievese curato dall’“Osservatorio diocesano della povertà e delle risorse” promosso nel 2015 dalla Caritas diocesana.

Alla presentazione, svoltasi al “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza” in Perugia, sono intervenuti il neo direttore della Caritas diocesana diacono Giancarlo Pecetti, l’economista Pierluigi Grasselli, direttore dell’“Osservatorio”, Daniela Monni, già direttrice Caritas e membro dell’“Osservatorio”, il delegato della Caritas regionale umbra Giorgio Pallucco, l’assessore al Sociale del Comune di Perugia Edi Cicchi e diversi operatori di realtà territoriali laiche ed ecclesiali, oltre a numerosi volontari dei Centri di Ascolto Caritas parrocchiali. Significativa è stata la partecipazione dei consiglieri regionali Marco Squarta, Andrea Smacchi e Attilio Solinas, questi ultimi due presidenti della I e III Commissione consiliare permanente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Affari istituzionali e comunitari e Sanità e servizi sociali.

Mons. Giulietti si è soffermato sulle «quattro funzioni della pedagogia della carità», ad iniziare da quella «del “far vedere”, perché non sempre ci accorgiamo dei bisogni, che sono in evoluzione, ed è necessario rilevare i fenomeni che li determinano». Questo per contrastare «l’indifferenza che nasce dal non voler vedere le cose come ci ricorda spesso papa Francesco – ha proseguito il vescovo ausiliare –. Il “Rapporto” aiuta a comprendere questi fenomeni a partire da dati, ma anche da storie. E’ importante mettere insieme il “quantitativo” con il “qualitativo”, perché la Caritas non si occupa di numeri ma di persone. L’aumento della povertà non vuol dire che aumenta una grandezza, aumenta il numero di persone in situazioni di bisogno ciascuna con le sue storie, specificità e percorso di vita».

La seconda funzione pedagogica della carità, ha detto mons. Giulietti, «è quella di “far cogliere” le cause dei fenomeni», perché «non ci interessa solo far vedere che è aumentata la povertà tra le famiglie italiane (come emerge dal “Rapporto”, n.d.r.), ma cosa determina questa povertà». La terza funzione è quella «di “educare”, che vuol dire sentirsi coinvolti da quello che accade, che non è qualcosa che riguarda gli altri: Ci pensi il Comune, la Regione, lo Stato, la Caritas …, ma riguarda noi. Educare vuol dire aiutare le persone a diventare consapevoli che questi fenomeni chiamano in causa la responsabilità di ciascuno». Ultima funzione «è quella di “stimolare a fare”, ma il fare arriva alla fine di un percorso in cui uno si è reso conto che accade un fenomeno, come quello della povertà, che ha delle radici, dei motivi che lo riguardano e quindi è chiamato in causa personalmente a compiere delle azioni, dei progetti che possano arginare questo fenomeno».

Dal “Rapporto povertà” emerge la necessità di lavorare insieme per affrontare in maniera più efficace i fenomeni che la determinano.

Avviandosi alla conclusione, mons. Giulietti ha sottolineato che «questo “Rapporto sulla povertà” è importante prima di tutto per noi comunità ecclesiale, e lo stiamo cogliendo dallaVisita pastorale del cardinale Gualtiero Bassetti alle comunità parrocchiali, dove c’è bisogno di più attenzione e partecipazione nell’affrontare le situazioni di difficoltà, nonostante l’emergere di un salto di qualità nell’aiutare quanti vivono nella povertà e la buona volontà di tante persone nel compiere opere di bene. Questo “Rapporto” lo sentiamo come un appello alla nostra comunità, che è chiamata ad essere più pensante sulla realtà della povertà e più progettuale così da affrontare i problemi con la consapevolezza delle loro cause. Occorre mettere in campo delle vere soluzioni più capaci di stimolare le comunità parrocchiali attraverso la conoscenza dei fenomeni che il “Rapporto” rileva anche con l’aiuto dei media». Ma oggi, ha concluso mons. Giulietti, «va stimolata l’intera società civile, perché emerge dallo stesso “Rapporto” la necessità di un approccio sinergico del fenomeno. Non è più il momento di mettere ciascuno le sue piccole “toppe”, ma di lavora insieme per affrontare le povertà in maniera più efficace sia nel pensiero che nell’azione».

A condividere quanto detto dal vescovo ausiliare è stata anche l’assessore al Sociale del Comune di Perugia Edi Cicchi, nel sostenere che «il lavoro non fatto in maniera sinergica e coordinata rischia di creare tanta frammentazione e non dare risposte che dovrebbero essere a 360 gradi. Anche se la collaborazione Comune-Caritas non è strutturata, un rapporto molto stretto in ambito sociale c’è da sempre ed è molto importante, perché negli ultimi anni il tema della povertà è più pressante a causa della mancanza e della perdita del lavoro». Se la povertà non è sufficientemente contrastata, ha sostenuto l’assessore Cicchi, è dovuto «a politiche sbagliate nei confronti della famiglia, che è stata minata sotto molti punti di vista e di conseguenza le persone sono molto più sole nell’affrontare le loro difficoltà (emerge dal “Rapporto”, n.d.r.), perché prive di una rete di sostegno che supplisca le carenze delle stesse famiglie». E’ necessario, quindi, lavorare sulla famiglia, come ha evidenziato l’assessore nel portare come esempio i 1.368 casi di gestione di minori da parte dei Servizi sociali del Comune di Perugia, nel 2015, a seguito di provvedimenti del Tribunale dei Minori. «Questo è un dato – ha commentato Edi Cicchi – che rappresenta anche un costo economico importante per l’Ente, soprattutto se il provvedimento dell’autorità giudiziaria prevede l’allontanamento del minore dal nucleo familiare. Per questo è significativo intervenire sulla famiglia». Altro aspetto che l’assessore ha messo in risalto è quello della «mancanza di dati o di dati non troppo coordinati», alla cui assenza il “Primo Rapporto diocesano sulla Povertà”, ha detto in sintesi, contribuisce a colmare.

Diversi sono stati anche gli interventi di rappresentanti istituzionali, tra cui quelli dei consiglieri-presidenti di Commissione Solinas e Smacchi. Il presidente della Commissione consiliare Sanità e servizi sociali Solinas ha riconosciuto l’importante ruolo svolto dalla Caritas, non solo nei servizi di accompagnamento come gli “Empori della Solidarietà”, ma anche attraverso momenti di studio e analisi evidenziando quanto è importante la conoscenza dei dati anche per la programmazione politica. Inoltre, Solinas ha ricordato l’impegno della Regione Umbria, che attraverso una risoluzione accompagnerà la misura del Sia (Sostegno all’inclusione attiva) con finanziamenti regionali ed europei anche con l’attuazione di politiche attive del lavoro.

Il presidente della Commissione consiliare Affari istituzionali e comunitari Smacchi, nel ringraziare la Caritas di Perugia per l’opportunità data alla politica, quella di una maggiore conoscenza del fenomeno povertà, ha richiamato l’importanza della conoscenza dei dati sulla povertà per affrontare un problema complesso. Ha raccomandato di lavorare in sinergia, Regione, Comune, enti del Terzo settore e Fondazioni bancarie, per far sì che le risorse messe in campo da tutti gli attori possano raggiungere le famiglie, che in Umbria si trovano in povertà e per le quali le sole risorse nazionali e regionali non sono sufficienti anche se importanti (per la prima volta, grazie al Sia, viene introdotta una misura universalistica di sostegno contro la povertà).

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