Perugia: la festa diocesana dei cresimandi è riuscita

festa cresimandi 2013 foto uno(UJ.com3.0) PERUGIA – «Quando ho incontrato Papa Francesco, in occasione della Visita ad limina apostolorum, gli ho parlato di questo nostro incontro…Il Papa ha pensato un po’ e poi mi ha detto: “digli che giochino la loro vita per Cristo e che si fidino di Lui, perché Cristo ha scommesso su ciascuno di loro”. Il Papa ha voluto sottolineare che Cristo ha scommesso su di loro, perché sono grandi ed importanti. Non so se il Santo Padre scriverà delle encicliche, ma ogni slogan che pronuncia è un’enciclica, perché è un messaggio che può essere approfondito in tutti i sensi ed io, con i ragazzi, con i giovani, con le famiglie che incontro, sto sviluppando questo stesso messaggio». E’ il commento dell’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti a margine della Festa diocesana dei cresimandi, tenutasi il 25 aprile, nella parrocchia di San Bartolomeo in Ponte San Giovanni di Perugia.

Mons. Bassetti ha aperto e chiuso la Festa proponendo ai ragazzi il suo messaggio missionario da portare ai loro coetanei che frequentano le parrocchie. E’ stato un evento molto partecipato, promosso dall’Ufficio diocesano catechistico ed ospitato nel locale Palasport, che ha coinvolto più di 350 cresimandi e numerosi catechisti. Una giornata vissuta in un clima di gioia e di divertimento riflettendo sul tema che il Papa ha lanciato per la Giornata Mondiale della Gioventù: “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).

Mons. Bassetti ha espresso la sua soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa a don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano catechistico e vice parroco di Ponte San Giovanni. L’arcivescovo si è soffermato sull’importanza degli oratori nel “dopo cresima”, momento della vita spirituale dei ragazzi in cui spesso ci si allontana dalla parrocchia anche per la mancanza di valide proposte.

«I ragazzi hanno bisogno di stare insieme e per questo gli oratori cominciano a funzionare – ha osservato mons. Bassetti –. Ad esempio, questa mattina (25 aprile, n.d.r.) sono stato nella parrocchia di San Marco, dove dallo scorso anno è attivo l’oratorio che ha permesso di superare le difficoltà che la parrocchia incontrava nell’aggregare i giovani. L’oratorio è frequentato da tanti ragazzi di 16-18 anni, che ho incontrato… Allora ha uno scopo anche il “dopo cresima”, perché si sa dove mandare i ragazzi e quindi possiamo dire loro “continuate”, ma non possiamo dirlo se in parrocchia non offriamo nulla di importante, di bello per i nostri giovani. Dobbiamo stare più vicino ai ragazzi e il vescovo, che è lo sposo di una Chiesa, è il primo padre che li ama, che gli vuole stare vicino, che si preoccupa della loro scelta… Questo è un modo per me di farmi prossimo ai ragazzi anche ai più piccoli».

A spiegare le finalità della Festa diocesana dei cresimandi, iniziata di buon mattino di un giorno festivo (alle ore 9) e terminata nel pomeriggio, è stato don Luca Delunghi: «abbiamo scelto nuovamente di vivere quest’esperienza a due anni di distanza dalla prima, che si tenne al Centro studi “Don Bosco” – ha ricordato il giovani sacerdote –. Questo perché l’esperienza della Cresima è il sacramento conferito direttamente dal vescovo, ma il vescovo non riesce a conferirlo personalmente a tutti i cresimandi. Per cui quest’incontro diocesano è l’opportunità per i ragazzi di avere un rapporto a tu per tu con il vescovo e di ascoltare una parola vera e sincera come mons. Bassetti sa dire ai nostri ragazzi. E’ stato un appuntamento importante e con un buon esito, perché c’è stata una buona risposta da parte di molte parrocchie e diversi parroci hanno seguito ed accompagnato i cresimandi nelle varie attività della giornata… Senza dubbio è un iniziativa che sarà riproposta il prossimo anno, nel giorno della festa dell’evangelista Marco (il 25 aprile), alla “classe di catechismo 2014”».

Nell’Anno della Fede don Luca Delunghi ha incoraggiato i catechisti a «non fermarsi, a non stare seduti, come ha detto lo stesso arcivescovo ricordando le parole di Papa Francesco, perché c’è sempre da mettersi in gioco anche nei confronti del Signore. A tutti i cristiani, in particolare ai catechisti, è chiesto di vivere come discepoli e ciò significa mettersi in cammino nei metodi, nelle iniziative, nello stare con i ragazzi, nell’impegnarsi con loro. Quindi mai fermarsi, perché i ragazzi hanno bisogno di persone che li possano accompagnare e non di persone che li guardino da lontano».

Infine, pensando ai ragazzi, don Luca ha detto: «vivere un’esperienza come questa gli dà la testimonianza viva ed efficace che non sono i soli in un mondo dove una fede come quella della sequela dietro Gesù può essere derisa o considerata da “vecchi”, oppure di qualcosa di inutile, di passato, ma li fa rendere conto, invece, che siamo in tanti e che viviamo veramente come una Chiesa dislocata su tutto il territorio della nostra Diocesi».

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*