Perugia, Fondo di solidarietà altre 35 famiglie in difficoltà usufruiscono dell’aiuto

sociale410x307PERUGIA – E’ ancora troppo presto per tracciare un “bilancio” della nuova raccolta di denaro a favore del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà svoltasi su indicazione dei Vescovi in tutte le Parrocchie delle otto Diocesi della regione durante le S. Messe di domenica 23 marzo. Un paio di episodi verificatisi a Perugia nei giorni precedenti alla raccolta fanno ben sperare nella conferma del non trascurabile spirito di generosità che contraddistingue da sempre il popolo umbro per quanti si trovano a vivere situazioni difficili.

«Alla vigilia della raccolta del “Fondo di solidarietà” – racconta Daniela Monni, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve – ho ricevuto la visita di una famiglia che ha molto sofferto non solo per la perdita del lavoro di entrambi i genitori, ma per la lunga malattia di uno dei due. Adesso lavorano entrambi e, pur avendo ancora qualche difficoltà, hanno chiesto alla nostra Caritas diocesana come poter restituire quanto ricevuto dal “Fondo” nel momento del bisogno. Questa testimonianza di carità, che è soprattutto di educazione alla carità, è “una carezza di Dio”, come la definisce Papa Francesco, e non è isolata. Anche in passato abbiamo potuto registrare simili gesti che ci incoraggiano e ci stimolano come uomini e come cristiani. Infatti, da quando il “Fondo di solidarietà” è operativo (agosto 2009, n.d.r.) sono oltre sessanta i nuclei familiari ad aver rinunciato all’aiuto delle Chiese umbre. Alcuni di questi casi si sono contraddistinti anche per aver restituito il contributo ricevuto, lasciandosi alle loro spalle i problemi economici causati dalla perdita del posto di lavoro».

Altro esempio di generosità e condivisione verso coloro che oggi vivono preoccupanti disagi di natura economica, è giunto nei giorni scorsi sempre al Centro di Ascolto diocesano della Caritas perugina, dove un giovane ha atteso il suo turno per parlare con gli operatori, ma non per ricevere un aiuto come questi avevano pensato in un primo momento nel vederlo lì in attesa di essere ascoltato. «Il ragazzo – commentano gli operatori del Centro di ascolto – ci ha consegnato una busta contenente quasi 800 euro, frutto di una colletta spontanea tra giovani di un gruppo di preghiera».
Insomma, tanti i gesti di generosità e condivisione verso chi si trova in difficoltà, che permettono alla Chiesa, attraverso il suo organismo pastorale della Carità, di aiutare anche materialmente non poche persone bisognose come le nuove trentacinque famiglie perugino-pievesi che dallo scorso fine settimana, dopo che la preposta Commissione diocesana ha vagliato le loro domande con relativa documentazione, potranno usufruire per tre mesi dell’aiuto del “Fondo di solidarietà”. Come anche i tre nuclei familiari in difficoltà che da questa settimana sono ospitati all’interno del “Villaggio della Carità”, dove fino a pochi giorni fa erano tre le famiglie accolte (una di loro ha lasciato la struttura perché ha risolto i suoi problemi), che diventano cinque per un totale di quindici persone.

Ma tante forme di povertà, che in alcuni casi rischiano di diventare una vera e propria miseria umana per la quale si è espresso di recente il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti esortando tutti – credenti e non credenti – a fare la propria parte affinché «la povertà non diventi miseria», si rilevano quotidianamente nel capoluogo umbro. Non si tratta solo di persone sole, spesso sbandate, e senza fissa dimora, di giovani e meno giovani tossicodipendenti ed alcolizzati… Basti pensare al fenomeno dell’accattonaggio in costante crescita anche tra gli italiani-perugini, soprattutto anziani. Chissà quanti di loro lo fanno spontaneamente o perché sfruttati da conoscenti, se non addirittura da parenti, nel chiedere l’elemosina in strada per ore con il caldo e con il freddo. Anche loro sono «carne di Cristo», come definisce i poveri, gli scarti della società Papa Francesco, che vanno aiutati a liberarsi da questa miseria umana. Al riguardo, non possono non fare la loro parte le Istituzioni civili preposte in materia con le quali è avviata da tempo una proficua collaborazione con la Chiesa diocesana attraverso la sua Caritas ed altri organismi socio-caritativi ecclesiali.

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