Perugia: don Emanuele Bolognino è il 116° sacerdote diocesano

ordinazione sacerdotale don emanuele bolognino(umbriajourna.com) PERUGIA – Nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, lo scorso 26 maggio, è stato ordinato presbitero don Emanuele Bolognino dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti insieme al suo predecessore, l’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti. Don Emanuele Bolognino è il 116° sacerdote diocesano perugino-pievese, giovane ventiseienne originario di Copertino, nel Salento leccese, giunto a Perugia dal Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare di Roma un anno e mezzo fa per il suo periodo di esperienza pastorale in preparazione al sacerdozio presso le comunità parrocchiali di Ponte Felcino e Villa Pitignano guidate dal parroco don Alberto Veschini. Don Emanuele ha scelto di farsi incardinare nel Clero perugino-pievese, quindi, di prestare il suo ministero sacerdotale nelle due parrocchie perugine di “adozione”.

Toccanti sono state le prime parole da presbitero di don Emanuele pronunciate al termine della celebrazione eucaristica: «“Ti rendo lode Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli! Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te”. E’ proprio con questo passo del Vangelo, risuonato nel cuore durante il mese ignaziano di alcuni anni fa, che ha inizio la mia presa di coscienza a voler seguire e servire il Signore con animo generoso e oggi corroborata dalla forza del Suo Spirito nel ministero del presbiterato a servizio della Chiesa. Sarò sempre grato al Signore per questo immenso dono che ho ricevuto!». E poi ha aggiunto: «Lasciare tutto (famiglia, casa, amici, l’essere catapultato in un’altra città che sai non essere tua e molto ancora…) per seguire il Signore è stata una scelta impegnativa, perché si è sempre tentati a tener bene ancorate le proprie radici, trattenendo un qualcosa per sé!». Il neo sacerdote ha avuto parole di gratitudine per l’arcivescovo, i suoi parroci e superiori, la sua famiglia e quanti hanno sempre creduto in lui spronandolo nell’amare Dio fino in fondo, definiti dallo stesso don Emanuele «come dei piccoli tasselli indispensabili per la realizzazione di un grande mosaico che riflette il magnifico disegno di Dio», quello di essere chiamato «a diventare padre di una moltitudine di tuoi figli, secondo il tuo gusto di predilezione che hai per ogni uomo».

Sulla chiamata ad essere pastore di anime si è soffermato mons. Bassetti nell’omelia ricordando le parole di Cristo: «“Andate e portate il Vangelo ad ogni creatura, fino all’estremità della terra”. Gesù – ha evidenziato l’arcivescovo – passa la sua missione nelle tue mani, caro Emanuele, nelle nostre mani! Sono troppo audace nelle parole? Ma non ha forse detto Gesù: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi?”. Non ha detto: “Chi ascolta voi, ascolta me”? Non ha detto, dopo l’istituzione della Santissima Eucaristia nel Cenacolo: “Fate questo in memoria di me”? E nella sua Pasqua non ha esclamato: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”? E a Simon Pietro – il Santo Padre Francesco l’ha sottolineato ai pastori della Chiesa italiana giovedì scorso – non ha ordinato più volte: “Pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle”? Davvero: la missione di Gesù passa ora nella tua vita. Sii, allora, di Lui, immagine trasparente: fallo crescere nella tua vita, nella mente, nel cuore, nelle azioni. Egli occupi in te uno spazio sempre più grande!».

«Sarai ministro di riconciliazione – ha proseguito mons. Bassetti –. Dovrai ripetere più volte con Mosè: “Siamo un popolo di dura cervice, ma tu Signore, perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità”. Noi sacerdoti dobbiamo saper perdonare. Questo nostro mondo non sa più vivere, perché non ha il coraggio del perdono. Questo mondo è triste: quanti cuori di uomini e di donne sono tristi! Perché la gioia vera è quella che nasce dal perdono, da Gesù che ci ama nonostante tutto e ci dona i segni del suo amore e della sua misericordia. Accogli il perdono di Dio e sappilo donare! Il perdono, che è amore che accoglie e ti cambia: il perdono che è nella parola che annuncerai, che è nell’Eucaristia che celebrerai, che è nel sacramento della riconciliazione di cui diventerai ministro, che è nella tua persona, perché ricordati e ricordiamoci sempre che “siamo eredità di Dio”».

L’arcivescovo ha poi esortato don Emanuele dicendogli: «consuma le tue energie per creare, dei piccoli, dei poveri che incontrerai, delle persone, certamente a te affidate, ma che appartengono al Signore. Così come ha detto il Papa giovedì scorso ai vescovi italiani: “sarete pastori disposti a camminare in mezzo e dietro il gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela, attenti a rialzare, ad infondere speranza. Dalla condivisione coi piccoli la nostra fede esce sempre rinforzata: mettiamo da parte, quindi, ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine”».

Anche l’arcivescovo emerito mons. Chiaretti, prendendo spunto da quanto detto da mons. Bassetti, ha augurato a don Emanuele di essere «un buon pastore del gregge che il Signore ti affida», ricordando le recenti parole di Papa Francesco rivolte ai sacerdoti della Diocesi di Roma: «vi chiedo di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini». Ai presenti, in particolare ai giovani, ai seminaristi e a quanti sono chiamati a servire il Signore, l’arcivescovo emerito ha esortato loro dicendo: «siate dei giocatori e non dei panchinari».

L’ordinazione di don Emanuele è stata una grande festa vissuta dall’intera comunità ecclesiale diocesana, che si è arricchita di un suo nuovo e giovane membro. Tant’è vero che in San Lorenzo c’erano diversi sacerdoti concelebranti provenienti da ciascuna delle sette Zone pastorali dell’Archidiocesi. A far festa a don Emanuele c’era anche la sua famiglia, un folto gruppo di amici salentini e una nutrita rappresentanza di fedeli delle “sue” due parrocchie perugine, in particolare i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento di Villa Pitignano e gli Scout del “Perugia5” di Ponte Felcino, di cui don Emanuele è uno degli assistenti spirituali. Ad animare la liturgia sono stati gli amici del Coro giovanile diocesano “Voci di Giubilo” diretto da don Alessandro Scarda.

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