Perugia, Cattedrale San Lorenzo, Cardinale Bassetti ha celebrato la Messa crismale

sacertodi in processione d'ingresso cattedrale s. messa crismale 2014PERUGIA – «Reverendissimo Padre, è una Messa crismale un po’ speciale quella che stasera ci apprestiamo a celebrare attorno a lei: è la prima dopo la sua creazione a cardinale da parte di Papa Francesco. L’abbiamo attesa, questa Messa crismale, con qualche preoccupazione, per le sue condizioni di salute, fortunatamente assai migliorate dopo tre giorni trascorsi in ospedale, durante i quali ha potuto ancora sperimentare l’affetto della sua gente e dei suoi preti». Con queste parole rivolte dal vicario generale mons. Paolo Giulietti al cardinale Gualtiero Bassetti, alle quali ha fatto seguito un lungo caloroso applauso dei numerosi fedeli che gremivano la cattedrale di San Lorenzo in Perugia, è iniziata la Messa crismale, che nel capoluogo umbro è celebrata il Mercoledì Santo. E’ una celebrazione sempre molto partecipata e sentita, che coinvolge anche tanti fedeli e gruppi di ragazzi che nel corso dell’anno ricevono il sacramento della Cresima.

«Stasera ci siamo tutti: il presbiterio della nostra Chiesa ed i fedeli. È l’unità del popolo santo di Dio nella sua manifestazione sacerdotale-profetica-regale – ha esordito il cardinale Bassetti nell’omelia –. Mi si rallegra il cuore a vedervi! Una grande festa! Sì, la festa della Chiesa, partecipe, in quanto popolo sacerdotale, del sacerdozio unico ed originale di Gesù. Sacerdozio che si differenzia nei vari ministeri: vescovi, presbiteri, diaconi e poi, a seguire, ecco tutti i ministeri di insegnamento (evangelizzazione e catechesi), di carità e di animazione, che rendono vive e missionarie le varie comunità parrocchiali in cui l’Archidiocesi si articola. Festa della Chiesa, oggi, epifania della Chiesa, corpo di Cristo, soprattutto nei vari ministeri e carismi, perché Lui ha fatto di noi un regno e ci ha costituiti sacerdoti per il suo Dio e Padre, per rendergli testimonianza nel mondo, per servirlo nei fratelli e lodarlo. La Chiesa, miei cari fratelli, è davvero una meraviglia del nostro Dio. E tutto questo è espresso nel segno del crisma, che sto per consacrare e degli altri oli, dei catecumeni e degli infermi, che mi appresto a benedire. Tutti noi da questi santi oli siamo o saremo segnati per il ministero della grazia nella nostra vita e della consolazione. Ma stasera, la presenza dell’intero presbiterio orienta la nostra attenzione verso Cristo, il cui nome significa “consacrato per mezzo dell’unzione” e verso i nostri sacerdoti».

«Fratelli carissimi, in questa solenne ed unica concelebrazione – ha proseguito l’arcivescovo –, il mio pensiero si rivolge a tutti voi e in particolare a tutti i sacerdoti – e sono, grazie a Dio, numerosi fra diocesani e religiosi – che in 20 anni di ministero episcopale, Dio mi ha fatto il dono di consacrare. Da Don Luigi Orlandini, il primo nel 1994, nella cattedrale di Massa Marittima, fino all’ultimo del nostro presbiterio, il carissimo Don Emanuele Bolognino. Ho ben chiara la consapevolezza che, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera della Chiesa, voi presbiteri siete stati introdotti nel sacerdozio di Cristo, per essere per sempre consacrati nella verità. È questo che Gesù, nella preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre: “consacrali nella verità”. Egli stesso è la verità. È Lui che ci ha consacrati, cioè, ci ha consegnati per sempre a Dio, affinché, partendo da Dio e in vista di Lui, possiamo amare e servire i fratelli».

«Cari sacerdoti, come abbiamo letto dal profeta Isaia – ha evidenziato il cardinale –, abbiamo un sacro potere e una responsabilità che trascendono le nostre povere persone, siamo chiamati a sanare le ferite di ogni uomo e di tutto l’uomo: “Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà agli schiavi”. Dalle necessità fisiche dei poveri, dei malati, degli ultimi, a tutte le necessità dell’anima: dalle persone che soffrono per la violazione di un diritto, per un amore distrutto e, soprattutto, a causa del peccato, a chi si trova nel buio e soffre per l’assenza di verità e di amore. Quante piaghe da curare, quante creature bisognose di salvezza: l’ho sperimentato in questi faticosi mesi di visita pastorale a quelli che sono i vari ambiti dell’esistenza umana!

E quanto è esigente il Vangelo nei confronti di noi sacerdoti. Durante la Quaresima volevo scrivervi come sempre una breve lettera di incoraggiamento, ma soprattutto per augurarvi una buona Pasqua e dirvi grazie. Lo faccio ora, ponendomi assieme a tutto il popolo di Dio: Grazie sacerdoti! Grazie perché ci siete! Grazie per la vostra donazione! La nostra gente, le famiglie, i ragazzi, i giovani, i malati si rendono conto che la loro vita, senza di voi, sarebbe più povera e abbandonata. Il mio grazie perciò ve lo dico a nome di tanti, a nome di tutti. Grazie per essere rimasti fedeli al Signore, per essere rimasti in mezzo alla gente, a contatto dei piccoli e dei grandi, condividendo, soprattutto in questo periodo di crisi, anche generosamente, i problemi della gente, senza curare i vostri interessi, senza discriminazione di persone. Ciò non significa che, anche nel presbiterio, non vi siano ombre, resistenze e debolezze, anche i presbiteri, come tutto il popolo di Dio, camminano in mezzo ad afflizioni e difficoltà. Ma, lo dico per esigenze di verità, non per dovere d’ufficio, che ci sono tantissimi preti fedeli nel quotidiano, che stanno giorno e notte al loro posto di sentinella, che si spendono umilmente, svolgendo anche compiti delicati e difficili con umanità e grazia. Penso in questo momento particolarmente ai nostri sacerdoti malati, anziani e sofferenti, che stasera non possono essere con noi».
Rivolgendosi al termine dell’omelia ai numerosi fedeli convenuti in cattedrale, il cardinale Bassetti ha detto loro: «Cari fedeli, dovreste pregare di più per i vostri preti e ringraziare il Signore per il grande dono della loro presenza. E bisogna continuare a pregare anche per le vocazioni. “Signore, donaci sacerdoti buoni e generosi! Padre, consacrali nella verità e custodiscili nel tuo amore!”». Al riguardo, il presule ha ricordato «coloro che si preparano al sacerdozio: i nostri carissimi seminaristi che, grazie a Dio, anche quest’anno sono 17. Un affettuoso ricordo anche per tutte le famiglie itineranti del Cammino Neocatecumenale e per le 5 ragazze che sono entrate in monastero. A tutti voi e particolarmente per i carissimi cresimandi la preghiera e l’abbraccio della nostra Chiesa. Pregate anche per me: il Signore mi aiuti, fin che vorrà, ad annunciare con gioia il suo Vangelo ed il suo amore».

Il vicario generale mons. Giulietti, come è consuetudine all’inizio della Messa crismale, ha ricordato i confratelli che nell’ultimo anno il Signore ha chiamato a sé: don Giancarlo Casetto, don Guido Giommi e mons. Antonello Pignatta. Inoltre, mons. Giulietti ha ricordato i sacerdoti che nel 2014 «vivono particolari anniversari»: il primo anno di sacerdozio di don Emanuele Bolognino; il 25° di don Fabio Fiorini; il 50° di don Bruno Contini, mons. Giuseppe Ricci, don Antonio Santantoni, mons. Remo Serafini, don Mario Tacconi, l’abate benedettino emerito dom Giustino Farnedi, il cappuccino padre Pio Conti e il saveriano padre Dante Volpini; il 60° di don Benito Baldoni, don Dante Ceccarelli, don Augusto Penchini e don Mario Rabica; il 65° di mons. Luciano Tinarelli; il 70° del “decano” del clero perugino-pievese mons. Rino Valigi, che si avvia ai 95 anni di età.

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