Nota del direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia in merito alla morte di Mladjen Milanovic

Foto Umbria24

In merito ad una lettera pubblicata da alcuni organi di informazione il giorno 11 marzo 2015, recante osservazioni e considerazioni sulla tragica scomparsa del Sig. Mladjen Milanovic, il Direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia ritiene doveroso precisare quanto segue in merito ai fatti ed alle circostanze per le quali è stato chiamato in causa. Andando con ordine e appellando d’ora in avanti il Sig. Milanovic con il nome di Mauro, perché così lo conoscevamo anche noi: – Vero che Mauro trascorse due notti al convento dei Cappuccini: fu la Caritas diocesana di Spoleto-Norcia a contattare i frati e ad ottenere la disponibilità di una camera. – Vero che Mauro non fu accolto a Santa Maria degli Angeli, nonostante la disponibilità ottenuta dalla Caritas diocesana. Trattandosi di ospitalità di tipo alberghiero, comprendente vitto ed alloggio, i responsabili della struttura sono tenuti per legge ad annotare i nomi degli ospiti su un apposito registro ed avere copia di documento di identità per ognuno di loro in caso di controlli da parte dell’Autorità di P.S. Mauro, purtroppo, non aveva nemmeno una copia di un documento di identità e non è stato possibile farlo restare. – Circa il rifiuto delle proposte abitative: quando una persona senza fissa dimora o sprovvista di alloggio ci chiede di essere aiutata ad avere un pasto ed un letto, noi sempre proponiamo le nostre comunità di accoglienza solidale: si tratta di case nelle quali si puo essere accolti senza limniti di permanenza; ognuno contribuisce alla gestione secondo le proprie capacità e possibilità. Noi avevamo due comunità nelle vicinanze, una ad Eggi (niente a che fare con il garage della chiesa di Eggi di cui si parla nella lettera) ed una a Foligno.

Eggi non era disponibile; Mauro non accettò la soluzione di Foligno per vari motivi, uno in particolare: l’impossibilità di uscire liberamente dalla comunità, senza orari e motivazioni concordate, durante le ore diurne; aveva infatti la possibilità di svolgere alcuni lavori in giro per la città, opportunità questa a cui non intendeva rinunciare.

Anche il precedente Direttore della Caritas diocesana, Don Vito Stramaccia, ricorda che in più di una occasione si era tentato di inserire Mauro nella comunità Caritas di Eggi: sempre aveva rifiutato per due motivi: il primo, quello anzidetto, il secondo legato alla impossibilità di consumare bevande alcoliche in quanto vietato dal regolamento della comunità. – Questione documenti di identità: è sempre necessario recarsi alla rappresentanza diplomatica del proprio Paese per richiedere un’attestazione di identità consolare.

Chi ha accompagnato Mauro in Caritas ha detto che periodicamente si recava a Roma. Perché non lo ha accompagnato anche a Roma? Tra l’altro, era stato anche suggerito di tentare la strada del permesso di soggiorno per motivi umanitari. – Questione container della Protezione Civile e Comune di Spoleto: era stata la Caritas a suggerire tale tentativo, una volta saputo, a seguito di colloquio informativo con il Presidente della locale CISOM, che vi era la disponibilità di un modulo abitativo. Solo successivamente, informata dal Dirigente dei locali Servizi Sociali, la Caritas venne a sapere che era stata presentata una richiesta a tale proposito, a nome anche (e a sua insaputa) del Presidente della Caritas, ovvero l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia. All’estensore della nota è stato solamente detto che non è questo il modo di coinvolgere le istituzioni. – Questione posti letto presso il palazzetto della Misericordia: per aprire un dormitorio è necessario trovare prima chi lo gestisce.

I nostri volontari sono lodevolmente impegnati nell’attività della mensa, nella distribuzione degli indumenti e della spesa alimentare, nell’ascolto delle tante famiglie in difficoltà, sempre più spoletine.

A loro non possiamo richiedere di farsi carico anche del servizio di guardiania notturna, che richiede grande disponibilità e particolari competenze. – “Non possiamo prenderci la responsabilità di un clandestino” e “Sulla vicenda di Milanovic mi ci gioco la faccia”. Confermo e ripeto entrambe le affermazioni come Direttore della Caritas: le istituzioni cattoliche non sono esenti dal dover osservare le leggi vigenti, proprio perché la legge è uguale per tutti. Allo stesso tempo, il mandato evangelico di accoglienza verso i poveri e i bisognosi ci induce spesso a muoverci al limite della legalità: lo facciamo umilmente e nella consapevolezza che a volte il fallimento sopravanza la nostra buona volontà. Se non avessimo voluto prenderci la responsabilità di un clandestino, non avremmo chiamato i frati cappuccini di Spoleto, il centro di accoglienza Caritas di Santa Maria degli Angeli e proposto l’inserimento di Mauro nelle comunità Caritas. – In ultimo, la faccia ce la mettiamo sempre, io poi, lo posso assicurare, sempre in prima persona e senza limiti di tempo e di orario. Desidero infatti ricordare le tante telefonate scambiate in tarda sera con uno di voi (spero queste non siano smentite), nel tentativo di trovare una soluzione per Mauro. Non ci siamo riusciti: io me ne assumo la mia parte di responsabilità, in base, però, ai fatti come sopra riportati. Avv. Giorgio Pallucco Direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia

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