Monsignor Bassetti: “Violenza, un macigno da rimuovere”

Mons. Bassetti

bassetti(UJ.com3.0) PERUGIA – La pietra collocata all’ingresso del sepolcro non permetteva un facile accesso e le pie donne erano preoccupate e temevano giustamente di non poter entrare e compiere un gesto pietoso su quel cadavere straziato dalla croce, dai chiodi, dalle spine e dalla flagellazione. Erano preoccupate e si chiedevano chi avrebbe rimosso il pesante macigno. Ma giunte al sepolcro lo trovarono vuoto e la pietra rotolata lontano, in più sentirono una voce che parve loro di rimprovero: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Questa è la Pasqua, fratelli e sorelle carissimi, ma noi purtroppo continuiamo ancora a cercare Gesù fra i morti. C’è un macigno da rimuovere anche nella nostra città di Perugia e in Umbria: un macigno che ogni giorno che passa si fa sempre più pesante, non solo per il mio cuore di padre e pastore, ma anche per l’intera convivenza civile.

Da diversi mesi ormai, quasi non passa settimana in cui non ci giunga notizia di omicidi (incluse le morti per overdose), suicidi anche di giovani, fino al gravissimo episodio di sangue avvenuto nei locali degli uffici della nostra Regione. Pur vivendo in una società cosiddetta “civilizzata”, in essa si continua e giocare con la vita senza scrupoli ed alcuna forma di rispetto umano. Siamo quindi dinanzi ad una grande contraddizione: da una parte la scienza moderna e i sistemi di prevenzione e cura sono avanzati, dall’altra si vive all’insegna del disprezzo della vita umana. Ma il comandamento di Dio resta chiaro: “Non uccidere!”. La vita è sacra! “Del sangue vostro, ossia della vostra vita, Io domanderò conto… perché a immagine di Dio è stato fatto l’uomo” (Gn 9,5-6).

Carissimi fratelli e sorelle, e particolarmente voi, giovani, vi invito a portare a tutti il messaggio della Pasqua, del Risorto, del Signore della vita e della speranza! Perugia ha bisogno di testimoni di speranza plasmati dal Risorto. Ne ha bisogno perché sia difesa la vita, perché i nostri ragazzi tornino a farsi domande sul senso e il significato della vita. È necessario che le famiglie, le parrocchie, le scuole tornino ad educare. Purtroppo ci si illude che l’informazione di massa sia sinonimo di formazione. E così ogni messaggio viene equiparato agli altri, senza più una gerarchia di valori. L’assenza di appigli solidi ha persuaso le persone ad una sorta di autogoverno delle coscienze per cui dominano le forse della prevaricazione e della violenza, anche se il nostro popolo possiede ancora un substrato di bontà, di accoglienza e di laboriosità. Viviamo in una città, Perugia, e in una terra, l’Umbria, dove armonia e bellezza si fondono.

Ma se non educheremo le nuove generazioni alle cose grandi, al desiderio di avere più vita, se non appagheremo in loro il bisogno di infinito, in una parola di Dio, ogni forma di deviazione, di prevaricazione, di prepotenza fino a sopprimere la vita propria o altrui, dovrà, ahimè, essere subita. E continueranno le tragedie che sono in atto e ne accadranno anche di peggiori. Con gli insegnamenti del Vangelo ed una sana pedagogia è possibile invece per tutti giungere ad una vita vera, felice, ricca di doni e di umanità, nel contesto di una speranza consolidata. Ma per far questo e per sostenere coloro che varcheranno la soglia dell’età adulta, è necessaria una comune azione nel nostro territorio, un “patto educativo”, come ho più volte affermato, che coinvolga tutti, Università, scuole, istituzioni civili e religiose.

Sì, “un patto educativo”, che metta al centro tutti i nostri giovani come persone e non come ricettacoli di messaggi distorti o addirittura di morte. Vorrebbe questa essere una proposta di collaborazione proficua per impegnare le famiglie, la Chiesa locale con le sue parrocchie, i suoi oratori e le istituzioni civili, la scuola, l’associazionismo, il volontariato, le forze dell’ordine, i sodalizi sportivi e i gestori dei luoghi di aggregazione giovanile.

Proprio da una realtà, come quella perugina, sensibile alle problematiche sociali, ricca di un umanesimo con radici antiche e consolidate, potrebbe partire questo progetto per fare della nostra terra un vero laboratorio nel nome dei giovani e per i giovani. A tutti coloro che volessero impegnarsi su questa strada assicuro fin da ora il sostegno della Chiesa perusino-pievese e mio personale.

Le donne del Vangelo si chiedevano chi avrebbe rimosso il pesante macigno che chiudeva il sepolcro. Si sentirono rispondere: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Questa è la Pasqua, fratelli e sorelle carissimi: la vita che riprende il suo trionfo sulla morte. E così noi possiamo guardare in faccia anche la morte perché non ha più l’ultima parola. “Chi dal legno dell’albero traeva vittoria dal legno della croce è stato sconfitto”, canta la liturgia in questi giorni di intensa commozione.

Da un sepolcro vuoto nasce una nuova vita, si accende una nuova speranza, inizierà un nuovo processo nella storia. Quel sepolcro vuoto è diventato il segno della potenza di Dio ed offre a tutti noi la possibilità di creare una convivenza più giusta, più vera e, soprattutto, più bella. Questo è l’augurio di Pasqua che intendo rivolgere a tutti i credenti, ma anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Il Signore risorto vi benedica.

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