Messa in suffragio di Daniela Crispolti e Margherita Peccati

mons g bassetti(UJ.com3.0) L’omelia dell’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti pronunciata nel pomeriggio del 5 aprile nella chiesa parrocchiale di Santa Maria in Case Bruciate. Carissimi fratelli e sorelle, il tempo di Pasqua ci viene a ricordare che il Signore Gesù ha vinto la morte. Per la potenza di Dio Egli è risalito dagli abissi ed è tornato a vita. Una vita nuova, tutta speciale, alla quale anche noi un giorno avremo la gioia e la grazia di aver parte. Questo periodo è dunque un tempo propizio e di speranza che ci può sorreggere e aiutare, soprattutto nel ricordo e nella preghiera dei nostri cari che sono saliti alla casa del Padre.

A un mese di distanza, siamo ancora turbati per il gravissimo atto di violenza avvenuto nel vicino Palazzo della Regione e che ha spezzato le vite di Margherita e Daniela, due vostre colleghe, che svolgevano il loro servizio quotidiano nell’ambito dell’Amministrazione Regionale.

All’incredulità dei primi momenti, sopraggiunse un senso di smarrimento e di dolore che ancor oggi ci assale nel ricordare quel 6 marzo: un giorno normalissimo, come tutti gli altri, con le vostre due colleghe venute a lavoro ignare di quanto stava per succedere.

Tutta la città di Perugia e, direi, la regione Umbria, sono inorridite dinanzi ad un così assurdo ed efferato fatto di sangue. È stata una tragedia che ha toccato il cuore di tanta gente. Certamente le prime ad essere ferite sono state le famiglie di Daniela e Margherita, che io ebbi modo di abbracciare poche ore dopo l’assassinio e che, anche oggi, saluto e abbraccio con tanto affetto e sentimenti di cristiana solidarietà.

Queste morti innocenti rimandano inequivocabilmente alle vite di ognuno di noi e alla nostra capacità di amare, alla capacità di sviluppare sentimenti di fraternità e di rispetto reciproco. In sostanza, alla nostra capacità di vedere e riconoscere nell’altro la figura Gesù.

L’esempio di Gesù, umiliato e maltrattato, morto in croce come un ladro e poi risorto dal sepolcro, ci ricorda un fatto importantissimo: che nessuna vita spezzata, cari fratelli, è stata una vita vissuta invano.

Le vite di Margherita e Daniela risplendono oggi in questo mistero pasquale di morte e resurrezione e nella grandezza dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Questa alleanza è sempre stata intessuta di richiami al dono divino della vita umana e alla violenza omicida dell’uomo: “Del sangue vostro”, “ossia della vostra vita, io domanderò conto”, ammonisce il Signore nella Genesi. La morte dell’innocente e del giusto, infatti, è sempre un fatto gravissimo perché lede inesorabilmente quella dignità dell’essere umano che è stato fatto, prima di tutti i tempi, ad immagine e somiglianza del Creatore.

Gesù, il figlio di Dio, anche sotto il peso schiacciante della croce, rimane sempre il Signore della vita, rimane quella luce che illumina le tenebre e quell’ultimo appoggio che ci permette di rialzarci anche quando pensiamo che per noi non c’è più futuro, non c’è più speranza. E invece la speranza, cari fratelli, non finisce con la morte del nostro corpo, perché questa speranza che ha preso carne nel figlio di Dio non si esaurisce mai: è una lampada che non si spegne, fuoco che non si esaurisce, vita eterna che non finisce. È la vittoria della fede, come ha scritto Papa Francesco, “che può trasformare la morte in dono della vita, l’abisso del dolore in fonte di speranza”.

A voi, carissimi fratelli e sorelle, e in special modo alle famiglie di Daniela e Margherita, vorrei consegnare questo messaggio; vorrei poter infondere nei vostri cuori sentimenti di pietà e di coraggio per superare la tristezza e l’angoscia di questi giorni, con la consapevolezza che ci viene dalla fede, per la quale un giorno riabbracceremo in nostri cari nel Cielo di Dio e “non ci sarà più la morte né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. Con questi sentimenti di speranza, mi permetto di augurare a voi e alle vostre famiglie una vera Pasqua di resurrezione.

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