LA VIA DI FRANCESCO: INTERVISTA A MONS. PAOLO GIULIETTI

foto_evidenza_7345(UJ.com3.0) PERUGIA – Dopo il lancio nazionale, avvenuto nel contesto del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli (Rimini, 21 agosto 2012), guida La Via di Francesco di mons. Paolo Giulietti e Gianluigi Bettin (Edizioni San Paolo, 2012, pag. 191) è stata presentata anche a Perugia, lo scorso 8 aprile, unitamente al lavoro che negli ultimi mesi è stato messo in atto per la promozione della Via di Francesco e ai progetti che verranno prossimamente realizzati in tale direzione. La Via di Francesco è un itinerario di pellegrinaggio, nel quale l’esperienza del camminare si sposa con la spiritualità, l’arte, la cultura e il patrimonio di un intero popolo. Non è un semplice trekking (ce ne sono certamente di assai più belli!), ma un viaggio che coinvolge tutte le dimensioni della persona: una possibilità per ripercorrere con vivezza l’esperienza del Poverello di Assisi, anche grazie alla presenza di numerose comunità religiose che ne tramandano il messaggio e la proposta di vita.  La Via di Francesco si offre dunque come una possibilità di grande interesse, per il fascino immutato e attuale della persona di san Francesco e per il contatto con un territorio ricco di suggestioni. In questa prospettiva, La Via di Francesco vuol essere una guida nel senso più pregnante del termine; essa offre, infatti, oltre alle indispensabili indicazioni tecniche e alle cartine relative al percorso, degli utili suggerimenti per poter vivere appieno il pellegrinaggio, individuando delle “coordinate” che siano una chiave di lettura di ciò che la Via può dare in ordine alla ricerca spirituale personale e all’approfondimento o alla riscoperta della fede.

 

La Guida contiene anche alcune indicazioni di carattere logistico, che valorizzano l’ospitalità povera e l’«accoglienza specializzata» offerta dalle strutture ricettive appartenenti al Consorzio Umbria & Francesco’s Ways, in quello spirito di vera accoglienza e di umana cordialità che Francesco ha insegnato agli Umbri.

Ne parliamo con Mons. Paolo Giulietti, vicario generale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, coautore della guida con Gianluigi Bettin.

Don Paolo, qual è la novità di questo progetto?

Il primo elemento di novità risiede sen’altro nella ricchezza e varietà di soggetti che contribuiscono a questa iniziativa, tra le quali la Conferenza Episcopale Umbria, le famiglie francescane, la Regione Umbria e le altre istituzioni locali, a cui si aggiungono le Camere di commercio e altri soggetti del mondo commerciale. Quindi è un’iniziativa che nasce già tenendo conto di molte prospettive diverse, che in verità richiamano una ricchezza prospettiva che il pellegrinaggio ha sempre avuto fin dalle origini, nella sua duplice valenza di evento spirituale ma anche sociale. Il secondo elemento risiede nella riscoperta del cammino di Francesco, che si riferisce non tanto alla tradizione storica della via tracciata sul terreno, ma soprattutto alla tradizione legata alla persona di san Francesco, alla sua esperienza spirituale e ai suoi luoghi. Per questo motivo possiamo parlare di un cammino diverso rispetto a quelli che la tradizione ci ha consegnato, che erano legati a una meta e al percorso per arrivarci.

Come si articola la guida La Via di Francesco?

La guida contiene la descrizione delle tappe con le cartine e gli aspetti logistici, cioè quelli che interessano la sistemazione, il cibo, l’acqua, come pure tutte le indicazioni tecniche per chi affronta il percorso in bicicletta. Accanto a questo, c’è una parte di contenuto e di orientamento della guida che riguarda i valori e il senso del cammino e che è appunto legata alla figura di san Francesco, al senso del pellegrinaggio, allo stile con cui fare questa esperienza. In questa parte risiede senz’altro il cuore della guida.

In che modo la riscoperta della Via di Francesco si può inserire in una più ampia opera di recupero dell’identità umbra e in un motore di sviluppo?

Noi diciamo che questo cammino non è morto; è un cammino vivo, perché vive nell’esperienza francescana, che è conservata da oltre cinquecento religiosi francescani in Umbria, e vive anche nell’esperienza di tutti gli umbri che sono portatori dell’esperienza francescana in molti aspetti della vita quotidiana, nel modo di mangiare, nel modo di accogliere le persone. Proprio in questo nostro essere debitori dell’esperienza francescana si incontra il Francesco vivo, non il Francesco morto. Quindi, io credo che anzitutto occorre promuovere il pellegrinaggio autentico sulla via; c’è da creare un flusso di pellegrini tale che questa via diventi famosa, attraente, suggestiva, e poi – come del resto è successo in altre zone del mondo, come la Galizia, o il Cammino di Santiago – verrà anche il flusso economico, che potrebbe essere importante soprattutto per le aree periferiche. Se infatti Assisi gode già di un enorme flusso turistico, di sicuro un maggiore flusso turistico porterebbe vantaggio nelle zone minori come l’eugubino, il tifernate, la Valnerina. Nel tempo, potremmo arrivare a questo risultato, cioè all’incremento sia qualitativo che quantitativo delle presenze di visitatori anche in questi territori un po’ trascurati dal turismo.

Che ruolo ha l’esperienza del pellegrinaggio per i giovani?

Certamente i giovani sono protagonisti della riscoperta del pellegrinaggio in tutta Europa. E’ una forma di pastorale giovanile molto praticata: anche nella nostra diocesi ogni anno si fa un pellegrinaggio di giovani. Credo che il mondo giovanile sarà sempre più coinvolto in questo tipo di esperienza. Certamente occorrerà sviluppare tutta una serie di strutture di accoglienza a basso costo, per permettere ai giovani di trascorre un periodo di dieci giorni di cammino, potendo spendere quel poco che si possono permettere. Da questo punto di vista stiamo lavorando: ad esempio con i Comuni abbiamo ipotizzato l’uso delle palestre come luoghi di accoglienza. Credo che anche in Umbria occorrerà realizzare una rete di ostelli, sul modello di quanto già realizzato per il Cammino di Santiago: per questo sarà fondamentale la collaborazione tra le diverse diocesi, le famiglie francescane e i Comuni delle stazioni interessate dal percorso. Inoltre, è stato presentato il progetto di richiesta di riconoscimento del cammino di Francesco come itinerario culturale europeo, che potrebbe diventare il trentesimo al pari dei 29 già esistenti, avendo tutte le caratteristiche per essere considerato tale. Tra l’altro, si tratta di un cammino che interessa non soltanto l’Umbria e l’Italia, ma si estende, attraverso le ramificazioni del movimento francescano, in tutta Europa e sulle sponde del Mediterraneo. Un grande bacino di interesse legato a Francesco e alla sua terra.

 

Giulio Lizzi

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