La Chiesa umbra verso il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015

L’incontro a Collevalenza dei delegati delle otto Diocesi dell’Umbria con il direttore di «Avvenire» Marco Tarquinio

Incontro delegati umbri al convegno di Firenze 2015 a Collevalenza. il vescovo Domenico Cancian e il direttore Marco Tarquinio
Incontro delegati umbri al convegno di Firenze 2015 a Collevalenza. il vescovo Domenico Cancian e il direttore Marco Tarquinio

Il santuario dell’Amore Misericordioso in Collevalenza di Todi ha ospitato l’ultimo incontro preparatorio dei delegati delle otto Diocesi umbre al prossimo Convegno ecclesiale nazionale “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, in programma a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015.

L’incontro ha affrontato gli aspetti legati al trapasso culturale e sociale contemporaneo, che incide sempre più nella mentalità e nel costume delle persone sradicando a volte principi e valori fondamentali per l’esistenza personale, familiare e sociale, calandoli nella realtà dell’Umbria.

A declinare i vari contesti è stato Marco Tarquinio direttore di «Avvenire», il quotidiano cattolico nazionale che è un importante osservatorio per quanto accade non solo nel mondo, ma anche in Italia e nella Chiesa.

Ad aprire l’incontro, presieduto da mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello e delegato della Conferenza episcopale umbra (Ceu) al Convegno di Firenze, è stato padre Giulio Michelini membro del Comitato preparatorio del Convegno stesso, che ha illustrato i vari ambiti di lavoro ai quali saranno chiamati a dare anche il loro contributo i rappresentanti delle Diocesi umbre. Al centro dei lavori l’umanesimo inteso come “lo stare accanto all’uomo per abitarne le varie realtà: cultura, famiglia, lavoro, società, creato”.

Al Convegno hanno partecipato anche i vescovi di Orvieto-Todi, mons. Benedetto Tuzia, e di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli.

Mons. Domenico Cancian ha aggiornato i presenti sulle ultime fasi dei lavori preparatori del Convegno, che vedrà l’intervento di papa Francesco per l’intera giornata del 10 novembre, per poi proseguire, nei giorni successivi, con le relazioni del teologo Giuseppe Lorizio e del sociologo Mauro Magatti e con i gruppi di lavoro. «In Umbria abbiamo avuto l’importante testimonianza di san Francesco e san Benedetto, due grandi umanizzatori dei tempi passati, che ancora oggi segnano profondamente la nostra realtà – ha detto mons. Cancian –. L’umanizzazione significa raccogliere le sfide del mondo di oggi secondo l’esperienza cristiana, tenendo presenti altri due importanti orizzonti che sono il Sinodo della famiglia e il Giubileo della Misericordia. L’Umbria può essere un piccolo laboratorio dell’umano, per superare le tante esclusioni in atto, per abitare la trascendenza e dare concrete proposte pastorali che possano essere condivise da tutte le nostre Diocesi e portare un innovativo cambiamento delle comunità».

Tante sono state le argomentazioni, legate all’attualità e ai segni dei tempi, proposte da Marco Tarquinio nel suo intervento, che è stato un’ interessante ed esaustiva lettura della società contemporanea, in ottica cristiana. Una visione dell’umano che viene dal Vangelo, di una comunità cristiana presente e viva, che sappia dare un contributo di riflessione e di azione alle dinamiche che tendono al spersonalizzare e isolare. «La società attuale vede sempre più prevalere forme di isolamento, autoreferenzialità, incattivimento dei rapporti – ha detto Tarquinio –. Situazioni che richiedono un cambiamento radicale a cominciare dal tipo di testimonianza valoriale che i cristiani riescono a dare».

Immigrazione, accoglienza, guerra, terrorismo sono alcune delle situazioni che creano isolamento, odio, che innalzano muri, mentali e relazionali, tra le persone, che generano separazioni e paura dell’altro. «I cristiani non possono sottostare a queste situazioni – ha sostenuto Tarquinio – proprio perché sono portatori di valori che costituiscono quell’alfabeto dell’uomo che consente di dialogare con tutti. Il cristiano è un uomo politico che può rendere più inclusive le città in cui vive e opera».

Un isolamento che non è solo nei confronti dell’immigrato o del diverso, ma che spesso è nelle famiglie, nelle comunità, nel lavoro e nell’economia, in tutte quelle realtà che non consentono di vivere il tempo e la condivisione: «Togliere il tempo è una delle maggiori povertà che ci circondano – ha aggiunto Tarquinio – che porta ad isolamento, impoverimento e criticità nelle relazioni».

A questo si ricollega la crisi della famiglia, della natalità e del ricorso a pratiche per avere figli da parte di coppie omosessuali o eterosessuali non più giovani, la triste condizione della donna nei Paesi poveri, il cui corpo viene molte volte utilizzato per la riproduzione a pagamento. «Sono situazioni che mostrano l’insterilimento delle nostre capacità di essere innanzitutto uomini solidali e fraterni, capaci di avere uno sguardo compassionevole, che non significa giustificare tutto, ma portare le proprie ragioni e testimonianza – ha evidenziato il direttore di Avvenire –. La famiglia cristiana deve avere il coraggio di mostrarsi tale, vivere la propria essenza nella quotidianità, nella testimonianza di vita, nel rispetto e nella comprensione». E infine un pensiero per l’Umbria, sua terra di origine: «E’ una delle regioni più vecchie demograficamente – ha commentato – per questo deve ricominciare a credere nella vita che è fonte di grande ricchezza». Facendo riferimento quindi ai problemi più strettamente legati a questioni economiche, di denaro e di legalità, Marco Tarquinio ha invitato a dare una testimonianza forte contro la criminalità organizzata che si sta diffondendo anche in Umbria: «la comunità cristiana deve dare testimonianza nel rispetto di tutte le regole che sono la misura della nostra socialità, fare effetto sul territorio, essere modello di esemplarità per cui vita e fede diventano attraenti per tutta la società».

Com. stampa a cura di Elisabetta Lomoro

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