INTERVENTO DEL VESCOVO ERNESTO VECCHI AL CONVEGNO: “LA FATICA DI CRESCERE”

Mons. Vecchi

1041893-vecchi(UJ.com3.0) TERNI – Il vescovo Ernesto Vecchi, amministratore apostolico della diocesi di Terni Narni Amelia, ha partecipato questa mattina al convegno internazionale organizzato dalla cooperativa sociale Actl: “La fatica di crescere”. Nel suo saluto introduttivo ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa di grande valore ed interesse in ambito sociale e formativo.

“Per incrementare una vera capacità educativa è necessario attivare un’autentica pedagogia formativa – ha detto mons. Vecchi -, oggi si tende ad informare molto, ma non a formare veramente. Per questo bisogna impegnarsi su tre fronti: il buon uso dell’intelligenza contro l’irrazionalità dilagante, la conoscenza della verità per l’esercizio maturo della libertà e la gestione della propria capacità di amare, perché l’amore non è quello banalizzato dai mass media”.

“Non bisogna avere paura della verità, la verità è Gesù stesso come è scritto nel Vangelo: “io sono la via, la verità e la vita”. Questo ci porta a guardare alla laicità, che è la cosa più bella che possiamo conservare, se la trasformiamo nella secolarità che è “dare a Dio quel che è di Dio, e a Cesare quel che è di Cesare”.

Di qui un riferimento alla situazione politica attuale: “La democrazia, che è nata 50 anni fa, si comporta come se Dio non esistesse – ha detto mons. Vecchi – e ci ha portato all’incapacità di nominare un Presidente della Repubblica, siamo anchilosati. Abbiamo un bene comune da salvare mentre quest’Italia va a fondo”.

Una riflessione sulla situazione attuale che parte dalla storia: “L’unità d’Italia e l’abolizione dello Stato Pontificio hanno segnato la storia del nostro paese, soprattutto perchè i nostri padri dell’unità di allora, anzichè alimentare l’unico tessuto connettivo degli italiani, da Nord a Sud, rappresentato dalla religione cattolica, l’hanno combattuta – ha concluso mons. Vecchi -. Il risultato è che oggi non siamo in grado di avere uno Stato coeso per servire una Nazione che è nata ben prima dell’unità d’Italia. In questo anche la Chiesa deve intraprendere un cammino di purificazione dagli appesantimenti, perché la Chiesa è segno della trascendenza che deve accompagnare la riscoperta del senso del sacro, non come oppio del popolo, ma come soluzione dei problemi sociali, politici ed economici”.

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