I miracoli di san Francesco a ‘Storie vere’

San Francesco
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(UJ.com3.0) ASSISI – La visione di frate Agostino e del vescovo di Assisi – Frate Agostino, “che si trovava…in fin di vita e aveva perso ormai da tempo la parola, improvvisamente fu sentito dagli astanti esclamare: ‘Aspettami, Padre, aspettami. Ecco, sto già venendo con te!’”. Allora “i frati gli chiesero stupiti a chi stesse parlando con tanta vivacità. Egli rispose: ‘Non vedete il nostro padre Francesco, che sta andando in cielo?’” e poi spirò.  Sempre nella notte del suo transito, Francesco apparve anche al vescovo di Assisi, che si trovava al santuario dell’Arcangelo Michele su monte Gargano, e gli disse: “Ecco, io lascio il mondo e vado in cielo”.  L’apparizione a Gregorio IX – Dubitando alquanto il papa Gregorio della piaga del costato, il beato Francesco gli disse in sogno: “Dammi una fiala vuota”, e avendogliela data, fu vista riempirsi del sangue del costato. De miraculis I, 2
I dubbi del papa, legati alla canonizzazione, riguardavano un particolare solo: la ferita nel costato. Ma una notte, mentre Gregorio IX dormiva “gli apparve nel sogno il beato Francesco, che, con volto piuttosto severo, lo rimproverò per quelle esitazioni, e, alzando bene il braccio destro, scoprì la ferita e gli chiese una fiala, per raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato. Il sommo pontefice, in visione, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all’orlo di sangue vivo”.

Guarigione istantanea di un devoto del Santo

Il beato Francesco, sciogliendo con le sue mani le bende e toccando soavemente le ferite, all’istante risanò perfettissimamente Giovanni di Ylerda colpito a morte e spacciato dai medici ma che lo aveva devotamente invocato all’ora del ferimento. De miraculis I, 5
nella Catalogna, vicino a Lerida, dove un uomo di nome Giovanni era stato colpito dalla spada d’un assassino. Bonaventura ne riporta la terrificante cartella clinica: “Non c’era più assolutamente speranza di salvarlo. Difatti il primo colpo gli aveva staccato quasi totalmente una spalla e il braccio, e un secondo gli aveva aperto sotto la mammella un tale squarcio che il fiato che ne fuoriusciva avrebbe potuto spegnere sei candele in una volta. A giudizio dei medici, era impossibile curarlo…”.

La confessione di una donna risuscitata

Il beato Francesco risuscitò questa donna morta, la quale – dopo aver fatto alla presenza dei chierici e di altri la confessione di un peccato che non aveva ancora confessato – di nuovo morta , si addormentò nel Signore e il diavolo fuggì confuso. De miraculis II, 1
“Nel borgo di Monte Marano, presso Benevento, era morta una donna particolarmente devota di san Francesco. La sera vennero i chierici per le esequie e già si apprestavano a celebrare la veglia con la recita dei salmi”. Improvvisamente, però, davanti a tutti i presenti la morta si rizza sul letto e chiama uno dei sacerdoti “che era suo padrino”, dicendogli: ‘Padre, voglio confessarmi: ascolta il mio peccato. Quando sono morta, io dovevo essere gettata in un’orrenda prigione, perché non avevo confessato il peccato che sto per dirti. Ma per me ha pregato san Francesco, che durante la vita ho sempre servito con devozione, e così mi è stato concesso di tornare ora nel corpo, per confessarmi quel peccato e meritarmi la vita eterna. Dopo che l’avrò confessato, ecco mi affretterò alla pace promessa”.

La liberazione dell’eretico pentito

Il beato Francesco liberò questo prigioniero, accusato di eresia, e per mandato del papa affidato al Vescovo di Tivoli; ciò accadde nella festa dello stesso beato Francesco, alla cui vigilia lo stesso prigioniero aveva digiunato, secondo il costume della Chiesa. De miraculis V, 4.
la liberazione di certo Pietro di Alife, accusato di eresia e imprigionato a Roma. S’avvicinava la festa di san Francesco, e l’eretico, che era a lui devoto, lo invocò. Allora, “siccome [Pietro di Alife] era tornato alla fede sincera, rinnegando ogni errore e ogni prava eresia, e si era affidato con tutto il cuore di Francesco, campione della fede di Cristo, meritò di essere esaudito dal Signore per intercessione del santo”. Così, la sera prima della festa di Francesco – la sera del 3 ottobre cioè – “sull’imbrunire il beato Francesco pietosamente scese nel carcere e, chiamando Pietro per nome, gli comandò di alzarsi in fretta”. Questi allora vide i ceppi cadere infranti dai suoi piedi e le porte del carcere aprirsi per miracolo. Spaventato a morte, anziché fuggire si mise a urlare; venne allora il vescovo di Tivoli, a cui il prigioniero era stato affidato, e “riconoscendo ben visibile la potenza di Dio, s’inginocchiò ad adorare il Signore”.

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