Giovani dell’Umbria riuniti ad Orvieto

MI FIDO DI TEdi Daniele Rocchi Agenzia Sir (UJ.com3.0) ORVIETO – “Mi fido di te, cosa sei disposto a perdere, mi fido di te, io mi fido di te cosa sei disposto a perdere, rabbia stupore… che sintomi ha la felicità!”. Sono arrivati a frotte, con i loro foulard di diverso colore, verde, rosso, bianco, riempiendo il dedalo di viuzze del centro storico di Orvieto dominato dal duomo gotico di santa Maria Assunta, costruito per volontà di Niccolò IV (1290), per dare degna collocazione al Corporale del miracolo eucaristico di Bolsena. Sono i giovani provenienti dalle otto diocesi dell’Umbria, alcuni fischiettano e cantano un brano di Jovanotti, “Mi fido di te”, che è anche il motivo che li ha richiamati in questa storica cittadina che si erge su un’alta rupe di tufo che domina la vallata sottostante. Due giorni, 6 e 7 aprile, per ritrovarsi, quasi in mille, a dibattere e condividere sulla difficoltà di credere e sulla fede vissuta come impegno e testimonianza.

 

A fare da sfondo a questo evento voluto dal Servizio regionale per la pastorale giovanile della Ceu, un’Umbria che non è più, per questi giovani, l’isola felice di un tempo, segnata com’è “dalla droga che continua a mietere vittime, famiglie traballanti”, e da una grande crisi economica e sociale che “aumenta le nostre incertezze e il senso di precarietà”. Sono i giovani stessi a denunciarlo in una lettera che hanno indirizzato, nei giorni scorsi, a Papa Francesco per invitarlo nella loro terra, quella “di Chiara, di Francesco, di Benedetto, di Rita e di tanti testimoni recenti della nostra fede cristiana”.  “Un’altra corrente”. Entrano cantando e battendo le mani nella chiesa di san Francesco, sui foulard ora si riesce a leggere una frase stampata, “non lasciatevi rubare la speranza”, detta dal “Papa della svolta”, Francesco, come lo chiama Erica, 17 anni di Orvieto, insieme ai suoi amici, Luca, Agostino e Francesca. “Abbiamo tanta fiducia in lui, in questi primi giorni ci ha parlato molte volte e sempre ci ha esortato ad andare avanti, a sperare, a fidarci di Gesù. Papa della svolta perché crediamo che tanti giovani potranno tornare nella Chiesa grazie a lui e al suo modo semplice e profondo di vivere e testimoniare la fede, senza rinunciare alla missione di rendere la Chiesa più credibile”. Sul megaschermo passano le immagini di Giovanni Paolo II, quelle di Benedetto XVI accolte da una grande, per certi versi inaspettata ovazione, di Papa Francesco. Crescono le provocazioni e le domande sollecitate dalle testimonianze di una coppia, Luca e Francesca, 4 figli, dell’associazione Comunità Giovanni XXIII che hanno scelto di “mettersi a fianco di chi ha più bisogno, non per donare qualcosa, ma per condividerne le esigenze. Non volevamo sopravvivere – dicono – ma vivere, e l’unico modo per farlo, ci siamo accorti, è stato quello di fidarsi di Gesù. Anche quando si è trattato di andare in Bosnia per lavorare in un manicomio abbandonato da tutti o di fare entrare le periferie del mondo nella nostra casa. Oggi molti cercano di andare controcorrente ma la vera sfida è cercare ‘un’altra corrente’ che per noi è stato Gesù”. I giovani ascoltano in silenzio. Fra’ Alessandro Brustenghi, voce reclutata da una delle mayor più importanti al mondo, la Sony, per cantare le laudi francescane, racconta la sua conversione, passata attraverso il ‘mi fido di te’ nonostante la sua scarsa fiducia e incredulità in Dio; don Riccardo Ceccobelli, vice direttore della pastorale giovanile dell’Umbria, una vita vissuta tra sregolatezze e divertimenti di ogni genere, ricorda “lo sguardo di un bambino albanese che giocava felice tra i liquami della sua città, Durazzo” dove si era recato, dopo le insistenze di un suo amico, per dargli una mano. “Sorrideva, ed era felice, con quel poco che aveva. E’ in quel momento – dice – che sono passato dal mi fido di me al ‘mi fido di te’. Farmi prete non era in programma, fidarmi di Gesù mi ha portato ad essere felice”.  Un verbo difficile. Fidarsi, è “duro, difficile” aveva detto monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente dei vescovi umbri (Ceu), all’inizio, salutando i giovani, ma è un “verbo che vi rappresenta bene poiché racchiude la speranza che dovete custodire avendo come punto di riferimento il Vangelo. Fidarsi di Dio e del mondo per vedere le proprie aspettative, desideri e attese realizzati: fiducia è relazione da coltivare, è necessità di un’affettività pulita, di un impegno politico disinteressato, di cittadinanza e di amicizie robuste”. Nell’ascoltarlo sorride Andrea Granaroli, giovane di Terni, di professione impiegato, affetto da tetraparesi spastica, sulla sua carrozzina. Una condizione che lo costringe a fidarsi e ad affidarsi: “per me credere, fidarsi di Dio, è una speranza non aleatoria, concreta da tenere in piedi con tanti sacrifici, perché gli inciampi e le cadute non mancano. Mi dicono spesso che sperare nella mia condizione ha un valore maggiore. Non lo so, io dico che è una cosa normale, dipende dal cammino di ciascuno, la fede è un dono di Dio. Fidarsi di Dio è anche fidarsi dell’uomo. Testimoniare la fede? La semplicità, restare se stessi e ricercare il bene degli altri e non il male. La fede si nutre anche di piccoli gesti come – dice – rispondere con un sorriso a chi viene al mattino allo sportello arrabbiato”. Ad Orvieto, Andrea è accompagnato da Marco Portarena. Per lui “mi fido di te, è una provocazione che mi rivolgo ogni giorno, se mancasse la fiducia avremmo perso il senso della nostra vita. La fiducia, la fede ci muovono ogni giorno nella vita. Questa è la scommessa che cerchiamo di vincere quotidianamente”.  Alimentare la fiducia. Fiducia da custodire, da alimentare. Ma come? Nella preghiera, ha ricordato monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, e delegato Ceu per la pastorale giovanile. “Siete venuti qui perché chiamati da Gesù. Ma cosa vuole dirci? Togliamoci le cuffie dalle orecchie e ascoltiamolo. Entriamo in sintonia con Gesù”. Un invito raccolto dai giovani che per quasi tutta la “Notte bianca della fede” si sono divisi tra le tende dell’Ascolto, della Riconciliazione e della Vocazione, un percorso che si è chiuso, quasi all’alba di oggi, con l’adorazione eucaristica, presieduta dal vescovo locale, monsignor Benedetto Tuzia. Non prima di essere passati attraverso la porta Santa del Giubileo eucaristico straordinario (2013-2014) del 750° del miracolo eucaristico di Bolsena e della Bolla “Transiturus” che ha istituito per la Chiesa la festa del Corpus Domini.  “In Rock we trust?”. “Confido nel rock”: l’ultima provocazione per i giovani umbri è arrivata direttamente da monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente nazionale dell’Azione Cattolica. “Sulle magliette non si scrive un messaggio di fede, ma un messaggio di moda, però domandiamoci se siamo capaci di far capire che la nostra fede è qualcosa di grande e non un’abitudine forzata. Ci manca sicuramente la fede di Gesù. Siamo cristiani capaci di visioni di futuro o vendiamo anche noi adattamenti? Abbiamo già sepolto la fede nelle abitudini oggi non più sufficienti?”. Domande che trovano risposta in quel “mi fido di Te che dona un colpo d’ala alla nostra esistenza e che ci offre la possibilità di affidarci ad un Padre e di vivere una fratellanza più forte di ogni legame e che ci permette di resistere allo sconforto e alle delusioni del male”. I giovani escono, è tempo di tornare a casa. Sale un’altra domanda: saranno forse questi i “sintomi della felicità” come recita il brano di Jovanotti?

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*