Cortigno, da più di un anno si batte per riaprire la chiesa

cortigno2Da più di un anno c’è chi si batte affinché non restino chiuse le chiese dei piccoli paesi della Valnerina. A distanza di mesi la situazione non cambia e ora Triante Angeli si dice disposto, se necessario, a incatenarsi nella piazza di Spoleto. Con l’occasione rende nota la lettera inviata un anno fa al vescovo Boccardo che riceviamo e pubblichiamo:

Eccellenza, vorrei tanto che la Sua sensibilità di uomo e predicatore del Vangelo, prenda in considerazione le mie esternazioni, che sono le stesse di tanti frazionisti di piccoli paesi della Valnerina, e la mia  storia è simile in tante versioni di questa gente. Fino a undici anni ho vissuto a Cortigno con tante sofferenze di povertà, lavoro duro per aiutare i miei genitori, con assoluto bisogno di altre braccia.

Una cosa bella che ho sempre nel cuore, era la chiesa, il vespro serale , le S. Messe.

A undici anni sono andato a lavorare a Roma , lontano dai genitori, lavorando anche 18 ore al giorno.

Quando si riusciva ad avere un giorno disponibile, si ritornava a Cortigno, percorrendo la strada mulattiera di notte con pioggia e neve (anche 6 ore di cammino nella bufera dà, Triponzo o Biselli, ma, ancora la cosa più importante era arrivare in tempo per la S. Messa).

In queste frazioni cosi disagiate, dimenticate da tutti: e adesso anche dalla Chiesa; non si sono insediati nuclei famigliari di altre zone, ma solo nativi o discendenti, lasciando inalterati ricordi, valori e tradizioni, prima dei valori materiali.

Quando si parla del numero di abitanti, (non tre gatti) si parla solo di residenti; un grosso errore: coloro che non risiedono a Cortigno ma lo amano: vanno e vengono continuamente con costi non indifferenti, tasse e varie, per mantenere certi valori affettivi. E’ triste non sentire il suono delle campane e la mancanza delle celebrazioni eucaristiche.

Con riferimento alla sua lettera in oggetto: capisco benissimo, le mancanze di preti e il da fare che hanno!

Io non riesco a capire che una città come Norcia, 5000 abitanti comprese le frazioni, tra la notte e il giorno di Natale, sono state celebrate (compresi i Benedettini) 12 s. messe.

Nel mio quartiere e altri di Roma di 200.000 abitanti sono state celebrate  cinque S. Messe.

Mi chiedo! Essendo il Natale e giusto lasciare le chiese dei piccoli paesi chiuse? La chiesa in questi paesi è devozione, socialità, incontro e altro. Valori molto più sentiti dei centri più grandi.

Non si poteva fare una Messa tra Natale e l’Epifania? Nella sua lettera mi dice; I tempi sono cambiati! Il Vangelo non è cambiato, è sempre lo stesso e pecorelle smarrite sono anche in queste frazioni.  Un parroco anziano mi ha detto: noi siamo stati la concausa per la spopolazione delle frazioni, Lei con la Sua autorità dovrebbe essere la guida per salvare il territorio, e invece  le dà il colpo finale.

Le nostre chiese costruite e mantenute con tanti sacrifici economici dalle popolazioni (vedi utili tartufi privati, aiuti delle comunanze agrarie e altro)  ora vengono chiuse e spogliate  dei loro beni, ricordi, e affetti.

Il nostro crocefisso da due anni è stato portato via con la scusa della riparazione, è stato prelevato dalla donna, collaboratrice dei parroci e portato al compianto don Mario. Perché certe iniziative non sono discusse con la popolazione?  Magari ci sono altre priorità, che i parroci non conoscono e magari poteva essere riparata con la collaborazione della comunanza agraria.

Eccellenza: Ci batteremo anche con manifestazioni in piazza, affinché il Crocefisso ritorni al suo posto e le chiese non rimangano chiuse. Sono consapevole che Voi siete amministratori dei beni della chiesa. Ma se usaste meno arroganza e più umiltà, quella che predicate ogni giorno dal Vangelo, non sarebbe male! Lei mi contraddice se uso parole buone del suo predecessore, ma lui  era uno di noi e un vero “prete,”

Al suo insediamento a Spoleto, come Arcivescovo, anche sua madre le aveva suggerito di rimanere prete, e lei sa cosa voleva dire!!

La sua lettera in oggetto; era di un manager arrogante e non di un “ prete”. Vescovo.

Distinti Saluti, Triante Angeli

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