Concluso l’anno della vita consacrata a Perugia

Celebrato il Giubileo delle diverse Congregazioni religiose presenti nell’Archidiocesi

Concluso l'anno della vita consacrata a Perugia

Concluso l’anno della vita consacrata a Perugia

A Perugia, il 2 febbraio, festa liturgica della Presentazione del Signore al Tempio, si è concluso l’Anno della Vita consacrata, indetto da papa Francesco, dedicato a religiosi, religiose e persone consacrate, coloro che servono la Chiesa con la testimonianza di una vita interamente dedita al Signore e ai fratelli. Diversi rappresentanti delle Congregazioni religiosi presenti nell’Archidiocesi si sono ritrovati, nel pomeriggio, nella chiesa del Gesù per poi raggiungere processionalmente la cattedrale e attraversare la Porta Santa insieme al cardinale Gualtiero Bassetti, al vescovo ausiliare Paolo Giulietti e all’abate benedettino emerito Giustino Farnedi. E’ seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale, che, nell’omelia, ha ricordato: «La festa della presentazione del Bambino Gesù al Tempio è chiamata dalla pietà popolare “candelora” a motivo delle tante candele che si benedicono e si accendono per ricordare a tutti che Gesù è la “luce del mondo”, il consacrato e l’inviato del Padre».

Nel soffermarsi sulla vocazione di ciascun consacrato, il cardinale ha evidenziato che «il Signore non sceglie secondo i canoni umani, non si compiace della forza, della sopraffina sapienza, della grande eloquenza. Egli sceglie l’umiltà, la pochezza, la disponibilità disinteressata. Egli si inserisce nella fragilità umana, per renderla forte con la sua grazia, e così farla capace di cose grandi. In tal senso, anche molti santi religiosi umbri sono l’esempio vivente della compiacenza di Dio verso gli ultimi e i peccatori: “perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio!”. Come sono belle le figure di Simeone ed Anna! Quanti religiose e religiose possono riconoscersi in questi due “consacrati”, dediti alla preghiera nel Tempio. Essi sono l’esempio della fedeltà a Dio e alla sua santa legge. Nella vita e nella vocazione di questi due personaggi dell’Antico Testamento, è racchiusa anche la nostra vocazione e la nostra donazione completa al Signore. Quali sono infatti le caratteristiche che rappresentano la vita del consacrato in ogni tempo se non l’immolazione, l’obbedienza, la perseveranza e la grande fiducia nel giorno del Signore? Il Santo Padre, parlando ieri (1° febbraio, n.d.r.) ai religiosi, ha usato toni familiari ma anche tanto decisi. Egli ha evidenziato i tre pilastri della vita consacrata: profezia, prossimità, speranza».

«Parlando con molto realismo ai religiosi – ha commentato il cardinale Bassetti –, papa Francesco ha detto che talvolta però è difficile avere speranza anche per tante comunità religiose. Le vocazioni sono sempre più scarse, i fratelli e le sorelle sempre più anziani e con problemi di salute. Molti giovani che entrano in convento con le più belle intenzioni, poi magari si stancano e lasciano. Non dobbiamo meravigliarci, anche questa è la realtà della vita consacrata. Anche da noi, negli ultimi anni, abbiamo assistito alla chiusura di diverse case religiose. Allo stesso tempo però abbiamo visto arrivare nuove comunità, con diversi carismi, ma che trovano nei consigli evangelici della castità, della povertà e dell’obbedienza il senso della loro vita».

«Cari Fratelli e Sorelle, come papa Francesco, anch’io vi esorto – ha detto il cardinale avviandosi alla conclusione –, “nel vostro apostolato quotidiano, a non lasciarvi condizionare dall’età o dal numero. Ciò che più conta è la capacità di ripetere il ‘sì’ iniziale alla chiamata di Gesù che continua a farsi sentire, in maniera sempre nuova, in ogni stagione della vita”. Se i tempi e i pensieri di Dio sono imperscrutabili, come dice l’Apostolo, noi sappiamo che il Signore sostiene sempre la sua Chiesa. A noi spetta il compito di pregare, senza stancarci, purificando la nostra vita da quelle incrostazioni che il tempo e le abitudini vi hanno attaccato. Passando sotto la Porta Santa, abbiamo fatto il proposito di rinnovarci interiormente, liberandoci dalla stanchezza delle consuetudini e della mediocrità».

L’abate benedettino Giustino Farnedi: «Siamo una presenza di Chiesa viva che aiuta i più deboli»

A margine della celebrazione del Giubileo diocesano dei consacrati e delle consacrate, l’abate benedettino emerito Giustino Farnedi ha parlato della «grande gioia per aver vissuto l’Anno della Vita consacrata molto intenso a livello sia diocesano che regionale. Quest’ultimo – ha ricordato – si è aperto con una celebrazione straordinaria nella Vigilia di Pentecoste presso il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza assieme al nostro cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e ad altri vescovi dell’Umbria».

«Per la nostra realtà di uomini e donne a vita consacrata – ha proseguito l’abate Farnedi – è un impegno abbastanza notevole, perché in Diocesi sono presenti dodici congregazioni religiose maschili e ventiquattro femminili, oltre ai cinque monasteri femminili di clausura. Nell’insieme siamo ancora una presenza viva, che spesso si rinnovano con altre forme che vengono a sostituire le congregazioni che lasciano la nostra Diocesi. Non mancano neppure i problemi ricordati dal nostro cardinale, quali la carenza di giovani vocazioni e comunità religiose con la gran parte dei loro membri sempre più anziani».

«E’ soprattutto l’elemento femminile della Vita consacrata – ha sottolineato l’abate – ad agire di più nella nostra comunità diocesana nella Misericordia e nella Carità. Al riguardo non dimentichiamo che diversi istituti di religiose “animano” e “bonificano” da tempo, con la preghiera e con le opere, alcune periferie della città diventando per molte persone punti di riferimento non solo spirituale, ma anche sociale. La nostra è una presenza di Chiesa viva che non deve venire meno, soprattutto dove si raccolgono le persone più deboli, bambini abbandonati e anziani soli, che vengono aiutati a vivere bene la loro vita». E questo è anche di esempio e stimolo a tanti cristiani nel vivere evangelicamente la quotidianità della loro vita.

Concluso

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